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¸¸,ø¤º°`°º¤ø,¸(¯`·._.•Un ßloG aLLa F®AgOLa•._.·´¯)°º¤ø,¸¸,ø¤º°`°..Benvenuti nel mio Bosco delle Fragole... |
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N.B. non si tratta del film uscito ora o del libro pubblicato da pochi giorni(o non solo),si tratta di ciò che ha colpito lungo un mese il mio cuore e la mia mente...
Se volete prendere qualcosa, PRIMA fatemelo sapere e linkate il mio blog...Grazie!
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July 02 Happy Birthday To Me!![]() E così è giunto un altro compleanno...
e questa volta sono 24...
brrrrr!
Fanno un pò impressione
ma riuscirò a sopportarlo!^^
Cosa è successo in questo anno? Sono cambiata? Sono cresciuta?
Beh sicuramente ho imparato nuove cose..
ho visto, ho sentito, ho provato cose nuove...
Ho trovato il coraggio di compiere azioni
che non riuscivo a compiere..
Ho trovato la forza di riannodare fili disciolti..
Ho compiuti degli errori che forse avrei potuto evitare..
ma è grazie a loro che ho potuto modificare alcuni aspetti del mio carattere...
Forse mi sento un pò diversa...più grande, più matura...kissà...
non ne sono poi così sicura..però cambiare
è nella natura umana e quindi qualcosa è successo...
...anche quest'anno...
me lo sento.
Penso soprattutto al domani in questi giorni.
Penso che sto davvero cominciando a crescere sul "serio"
e riesco anche ad individuare emglio i miei desideri e aspettative.
HO una prospettiva. Ancora vaga ma ce l'ho.
E' una novità....
Insomma questi 24 anni mi inquietano,
un pò mi spaventano,
ma non mi fermano.
Io proseguo per la mia strada.
Sperando in un nuovo anno che mi arricchisca
ancora di più.
Happy Birthday to me,,, June 21 Summer is back!
La mia estate volerà sulle ali di un Gabbiano.. planerò su mari blu e spiagge dorate, mi fermerò su scogliere impervie con l’acqua che schizzando mi bagnerà le piume, volerò dritto verso il sole..
La mia estate volerà sulle ali della Libertà.. spensierate saranno le mie giornate soleggiate, serene saranno le mie notti stellate, sentirò il calore dell’astro lucente sulla mia pelle e il calore dell’Amore profondo nel cuore..
La mia estate volerà sulle ali del Desiderio.. planerò sui giorni lenti e sonnacchiosi mi soffermerò sui momenti magici che la Vita mi regalerà, volerò dritto verso ciò che mi attende alla fine di questo lungo viaggio..
La mia estate volerà…ma intanto…soffermati accanto a me e ammira lo spettacolo…
Buona estate!
Grazie a Brilliant Crystal Directory per questo premio!
ho partecipato con questo intervento: June 13 There’s a girl who doesn’t stop dreaming…
C’è una ragazza che non smette mai di sognare.. Che ama perdersi nei suoi pensieri nella luce chiara del mattino che sorge e in quella calda del giorno che se ne va..
C’è una ragazza che ama staccare la spina e immergersi nel suo mondo osservare la vita staccandosi da essa fermando il flusso del tempo e attuendo tutti i rumori tranne quelli provenienti dal suo cuore..
C’è una ragazza per cui non c’è notte senza stelle anche se queste sono rese invisibili dai fari della città.. per cui ogni notte, da qualche parte lassù, c’è una stella cadente per esaudire i suoi desideri e una luna bianca che la osserva benevola..
C’è una ragazza per cui ogni sorriso nasconde una magia, e ogni sguardo un’anima in cui immergersi delicatamente..
C’è una ragazza che ci crede in questa mondo, in questa vita, perchè se tutto oggi sembra buio è impossibile che domani non torni la luce..
C’è una ragazza che non ha smesso di sognare.. forse sono IO… ma spero tanto che lo sia anche TU..
Per ascoltare la canzone cliccate sul triangolino.
Grazie Top 5 per questo premio...
Grazie anche a The Fable Directory per questo premi!^^
Ho partecipato con questa immagine: June 02 Bollettino N.1 - Maggio 2009Ci pensavo da un pò...
tornare a raccontare un pò di me..
non solo tramite racconti e immagini, ma registrare eventi ed avvenimenti
come in un diario..
Così da oggi nascono i "Bollettini",
resoconti della mia vita aggiornati mensilmente.
Perchè se è vero che non si può vivere senza sogni, è anche vero
che non si può vivere al di fuori della propria realtà...
Bollettino N. 1 - Maggio 2009
![]() E' la notizia più importante di tutto il mese..parto cari amici,
a settembre abbandono i lidi italici per giungere sulle coste iberiche.
In realtà dovrò addentrarmi nella Meseta perchè la mia meta è la capitale, Madrid.
Non ci posso ancora credere! Dopo anni che studio la loro lingua, mi appassiono alla loro cultura,
conosco gente che proviene da lì che mi racconta e affascina, dopo tutto questo
finalmente potrò vederla con i miei occhi e viverci per qualche mese...sarà fantastico!!
Il mio entusiasmo non è ancora stato smorzato da tutto l'iter che dovrò compiere
per poterci andare: decidere gli esami, mandare i miei documenti all'università ospite,
cercare casa (argh!) e trovare possibilmente qualcuno che mi sostituisca qui...
insomma il delirio!!! Spero tanto di riuscire a fare tutto
cercando di incrociarlo anche con i miei esami e sopratutto il part time in biblioteca, che già di per sè
è un bel peso...ho dovuto riorganizzare già la mia vita e gli studi per poter fare questo lavoro,
questo mese sarà ancora più movimentato!
Sabina respira, ce la puoi fare...
Come accennato sopra sono diventata una bibliotecaria part time!!^^
Si tratta di un part time universitario, posso fare solo 150 ore,
naturalmente pagate, dopodichè..stop..bisogna fare di nuovo domanda e sperare
di apparire in una posizione piuttosto alta in graduatoria..
Al di là dei soldi questa esperienza mi sta aprendo le porte ad un nuovo mondo:
quello delle biblioteche e dei bibliotecari che non conoscevo affatto,
essendo io finora una semplice studente che utilizzava le biblioteche per studiare e prendere in prestito libri..
Beh...è una vitaccia..
Il lavoro in sè non è per niente difficile nè oneroso, anzi direi quasi che non ci stanca per niente..
perlomeno a livello fisico.
A livello psichico è tutta un'altra cosa: è sfiancante!
Ora spero che nessuno leggendo questa pagina si offenderà, ma i bibliotecari sono un gruppo sociale
molto particolare connotato da alcune peculiarità:
- lunaticità
- assoluta pigrizia, anzi direi accidia
- nervosismo a livelli astronomici
- acidità pari a quella di uno yogurt scaduto
Non che non me ne fossi accorta prima quando, da povera utente, chiedevo delucidazioni per il prestito e venivo guardata in cagnesco,
ma ora vivendoci a stretto contatto ho realizzato che è del tutto vero.
Ai bibliotecari manca un venerdì.
E il povero tirocinante non può fare altro che pagarne le spese.
Come quando ti chiedono di fare una cosa e 5 minuti dopo ti chiedono l'esatto contrario.
Oppure quando cerchi di fare le cose come le fanno loro ma poi vieni ripresa perchè in quel modo è sbagliato
(e allora perchè tu lo fai?)
O ancora quando ti dicono che puoi andarti a prendere un caffè e si occuperanno loro di tutto per 5 minuti
e poi torni e trovi una fila chilometrica al banco prestiti
e loro al telefono o a lamentarsi per il caldo.
Per non parlare del buongiorno. E' lì che capirai se la giornata scorrerà tranquilla o se è il caso di chiedere
di fare il tuo turno per intero in deposito, al riparo da sguardi taglienti e bocche affillate.
E poi naturalmente c'è il rapporto con gli utenti. Che ti guardano e pensano che sei una di LORO
e per questo ti odiano a priori.
Gli utenti hanno ragione, quelli non fanno mai niente e si lamentano pure con loro, sono lenti e nervosi.
Ma io cosa c'entro??
Hai voglia a fare grandi sorrisi e rivolgerti a loro con parole gentili.
In quel momento tu sei una bibliotecaria.
E ogni tuo minimo sbaglio sarà per questo accompagnato da uno sbuffo, uno sguardo maligno,
dal continuo movimento degli arti a metterti fretta che loro sono già in ritardo.
E allora poi ti parte anche a te il nervoso. E avviene la trasformazione.
E allora diventi La Bibliotecaria.
Giuro che il prossimo part time lo faccio negli uffici tra le scartoffie..
Giugno è cominciato...buon mese a tutti!!
Ringrazio la Directory Panna Fragola e Cioccolato
per questo premio stupendo!!^^
Grazie anche ad Arwen per questo premio! Ho partecipato con questo intervento: La mia cara elfetta Arwen mi ha premiato ancora!!
Grazie alla sua Frantasy Universe Directory
per questo graditissimo premio!!
Ho partecipato con questa immagine: Ringrazio Kicca con questo premio vinto al Contest "Smallville".. grazie cara!
Sabina
May 17 Il cielo d'Irlanda...![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Ricordo perfettamente il giorno in cui la conobbi. Ero triste e nervosa e non avevo nessuna voglia di cominciare l’anno nuovo. Marta, la mia incredibile compagna di banco per ben tre anni di Liceo, si era trasferita in una nuova città e ora mi toccava affrontare la scuola, le interrogazioni, i compiti e soprattutto i prof completamente sola. Con la sua partenza eravamo dispari in classe e cert non potevo chiedere a nessuno dei miei compagni, men che meno alle ragazze, di abbandonare i loro inseparabili compagni per mettersi in banco con me. Ma non era solo questo. Con Marta avevo diviso tutto, ci eravamo intese fin da subito cosa che per me non è assolutamente scontato quando si tratta di amicizie tra donne. Non ho mai avuto delle vere amiche e mi sono sempre trovata molto meglio con i ragazzi. Lei era la prima con cui avevo un ottimo rapporto sebbene non fossimo mai riuscite ad approfondirlo quanto avrei voluto. Indivisibili a scuola ma frequentavamo compagnie diverse e durante le vacanze ci vedevamo poco. Inoltre lei era molto restia ad aprirsi. Ciononostante potevo considerarla mia amica e piansi quando andai a salutarla il giorno della sua “Grande Fuga” come l’avevamo chiamata. Ormai ci sentivamo solo per messenger e sms. E sentivo davvero forte la mancanza di un appoggio e di calore umano, di quello autentico e spassionato. Potete capire quindi in che stato mi trovassi, ma non sapevo cosa avrei trovato varcando la soglia della classe. La notai immediatamente. Nessuna delle mie compagne portava i capelli in quel modo. Erano sempre tutte super acconciate come se il parrucchiere passasse da casa loro ogni mattina. Con questo non voglio dire che non ami l’ordine e la cura di sè, anzi ho sempre cercato di tenere a bada in maniera graziosa i miei ricci ribelli, ma penso che alcune ragazze esagerino soprattutto se la prospettiva è passare l’intera giornata con professori dai pantaloni di flanella consunta e acide professoresse che credono di vivere ancora negli anni ‘70. La ragazza in questione portava i capelli in maniera semplice: sciolti lunghi, lunghissimi, non piastrati, tenuti fermi da un semplice cerchietto rosso, con qualche boccolo qua e là e di un nero corvino che pareva artificiale per quanto splendesse. In quel momento si girò e mi ritrovai di fronte a Biancaneve. Aveva occhi da cerbiatto, la pelle bianca come porcellana e le guance color porpora. “Hi! I’m Lisbeth!” Era inglese! Ero tra i più bravi nella mia classe in quella materia, ma in quel momento mi colse il panico e non riuscì a dire nulla se non “Ehm…hello…my name’s Cristina…”. Dovevo essere sembrata una vera idiota perchè lei si mise a ridere e io pure dato che la situaizone era buffissima. “Don’t worry,” mi disse sorridendo, “ parlo italiano perciò possiamo proseguire la nostra conversazione tranquillamente…” Tirai un sospiro di sollievo. “Meno male..scusami ma non ricordavo neanche come si chiedesse l’ora…panico…insomma, che fai qui? Sei un nuovo acquisto della nostra classe?” “Esattamente, mi sono traferita nel vostro Liceo e nella vostra città..spero di riuscire ad ambientarmi qui…a proposito…tu hai già un posto dove sederti? Perchè in caso contrario puoi sederti qui accanto a me…” Stavo per dirle che solitamente non sedevo in prima fila e che mi sarei confinata in un banchetto singolo in fondo vicino alla finestra ma qualcosa nel suo sorriso e nel suo sguardo mi fece cambiare idea “Certo! Mi fa piacere dividere il banco con te!” e felice di aver trovato una nuova compagna sedetti e cominciammo a parlare di tutto. Fu l’inizio di una splendida amicizia. Elisabeth O’ Donnel, Lisbeth per gli amici, era irlandese di nascita ed aveva vissuto in quella terra i suoi primi anni di vita. Poi il lavoro dei suoi genitori l’aveva portata qui da noi in Italia. Erano riusciti però a mantenere forte il legame della figlia con la loro cara Irlanda. Lisbeth passava tutte le sue estati dalla nonna, aveva molti amici e conosceva la storia e la tradizione del suo paese. “MI sento italiana, ho passato qui più della metà della mia vita, ma sono e sempre resterò irlandese” mi diceva sempre in quelle sere passate ad ammirare le stelle e ad ascoltare storie su fate, elfi, canti e danze intorno al fuoco, melodie fatate, di intrepidi guerrieri, re e regine incantanti, animali magici. Altre volte mi raccontava la storia dell’Irlanda, quella vera e meno incantata, mi raccontava di un popolo schiavo per tanto tempo, mi raccontava della realtà del paese e di come, nonostante tutto, fosse rimasto in piedi e mantenesse con orgoglio le proprie tradizioni e cultura, la loro identità. Un giorno vide che dentro lo zaino avevo il mio violino. Sgranò gli occhi e raggiante mi disse “Tu suoni il violino? Perchè non me l’hai detto prima? Il violino è uno degli strumenti tipici della nostra musica!” “Ma dai, non lo sapevo!” e guardai il mio strumento con occhi nuovi. Avevo cominciato a studiare musica su grande insistenza di mia madre e fu lei a scegliere per me lo strumento. Inizialmente avrei voluto imparare a suonare il piano, così elgante, distino, ma mia madre aveva sempre avuto una certa passione per il violino, per il suo suono. Dovetti cedere per farla contenta. I primi tempi furono traumatici, riuscivo a riprodurre solo sgraziate stridii e lo odiavo. Poi il mio insegnate mi fece capire che dovevo entrare incontatto con il mio strumento, conscerlo itimamente, farlo diventare parte di me. Pian piano mi abituai alla sua presenza, mi ci affezionai e riuscii a diventare una discreta violinista. Ma mai come quel giorno l’avevo guardato con tanto affetto. Ecco un altro elemento che mi legava a Lisbeth. “Questo pomeriggio vieni a casa a studiare. Ho una grande sorpresa per te…” mi disse. Quel pomeriggio andai a casa sua. La madre, gentile come sempre e con quel suo adorabile accento che non era riuscita ad attenuare dopo tanti anni in Italia, mi invitò ad entrare e con uno sguardo furbetto mi disse che Lisbeth mi attendeva in camera sua. Quando giunsi alla sua porta sentii della musica che non conscevo, di cornamuse e violini. Aprii e trovai la mia amica intenta in uno dei suoi strani balletti. “Ciao Cri!! Forza unisciti a me!” e zompettando epr la stanza mi raggiunse mi prese per mano e mi trascinò nel suo vortice di allegria. “Ma che musica è? Non l’avevo mai sentita in vita mia…è fantastica!” “Sono tipiche ballate irlandesi..senti il violino?” Annuii. “E’ mio zio a suonare, bravo vero?” “Bravissimo! Non mi avevi detto che avessi uno zio musicista….” A quel punto si rabbuiò in volto e mi disse “Non te l’ho mai detto perchè..mio zio è morto…un brutto male, di quelli ereditari, lo portò via poco prima che noi ce ne andassimo dall’Irlanda. Era il fratello di mio padre e io lo adoravo. Mi aveva anche scritto una ninna nanna…” Tacque per un pò, il volto basso a ricordare quel suo zio dolce e premuroso nei suoi confronti. Poco dopo però alzò lo sguardo e sorridendomi mi disse “Ma io ti ho fatto venire non per tristi storie ma perchè ho una sorpresa in serbo per te…chudi gli occhi.” Lo feci e la sentii allontanarsi di corsa e poi tornare accanto a me e mettermi in mano qualcosa che sembrava avere la forma di un quaderno. “Ora puoi aprire gli occhi” Lo feci e mi ritrovai davanti a The music of Ireland , una raccolta di spartiti tutti per violino. “Era di mio zio, ma ora puoi tenrlo tu…mi raccomando però, trattalo con cura..” Aveva le lacrime agli occhi e anche io. Riuscii a stento a ringraziarla poi corsi ad abbracciarla. Restammo per un pò così, poi inziammo a ridere e lei gioviale come sempre mi disse “Forza prendi questo violino e fammi vedere di cosa sei capace”. Passammo il resto della serata a suonare e ballare, unite e felici più che mai. Io ero sempre più affascinata da quel popolo e quella terra, ma soprattutto ero sempre più affascinata da Lisbeth. Ormai mi ci ero davvero affezionata. Era una persona speciale in tutti i sensi. Era una persona libera, davvero. Faceva, pensava e diceva ciò che sentiva, senza curarsi di cosa potessero pensare gli altri, se il resto del mondo l’avrebbe approvata o meno. E il bello è che non lo faceva per essere “anticonformista”, per entrare in un clichè. Lei era così. Basta. Con lei mi sono sentita per la prima volta me stessa. Mi sono sentita leggera, non più limitata, non più preoccupata del giudizio altrui. Da ragazza introversa e sprezzante del mondo e i suoi abitanti mi ero trasformata in un’amante della Vita, in una persona solare, gioiosa, diversa. Ero diventata quella vera me che avevo tenuta nascosta per tutto quel tempo. E tutto questo avvenne grazie a Lisbeth, una di quelle persona che entrano nella tua vita in punta di piedi e lentamente, dolcemente ci fanno il nido. E non vanno via mai più. Quell’inverno facevamo grandi progetti. Stavano organizzando un viaggio insieme nella sua Irlanda, dove lei mi avrebbe mostrato le incantevoli lande verdi e i picchi scoscesi sul mare dove mi sarei sentita padrona del mondo, mi avrebbe fatto consocere i suoi amici la sua famiglia. “Alla fine del viaggio sarai una di noi! Non vorrai andare più via..” mi ripeteva sempre. Io non vedevo l’ora che arrivasse l’estate…. Finite le vacanze di Natale, era di tempo di tornare a scuola. Ma a differenza degli anni passati, non ero affatto triste e arrabbiata. Non stavo più nella pelle, invece, perchè avrei potuto rivedere Lisbeth. Non la vedevo da prima che partisse per l’Irlanda ed ero curiosissima di sapere come aveva trascorso il natale e le vacanze. Ma ebbi una brutta sorpresa. Arrivata in classe notai che il suo banco era vuoto. In un primo momento ci rimasi male, poi pensai che lei e la sua famiglia avessero prolungato il soggiorno nella loro terra. MI dissi di portare pazienza, presto sarebbe tornata. Ma non fu così. Il mese di gennaio trascorse lento e triste e lei non si fece vedere. Telefonai diverse volte a casa sua per sapere dov’era, ma non mi rispose mai nessuno. Ora ero davvero preoccupata. Cos’era successo? Un imprevisto? Forse erano partiti per l’Irlanda per rimanere? Perchè non me l’aveva detto allora? Milioni di domande turbinavano nella mia mente ma non riuscivo a damri una risposta. E intanto il tempo passava… Quella domenica pomeriggio ero sola a casa. I miei erano usciti e io cercavo di studiare con scarsi risultati. I miei pensieri andavano di continuo all’idea che Lisbeth fosse andata via e mi avesse abbandonato. Così, senza salutarmi neppure. Un’ondata di rabbia e delusione mi sommerse. Perchè non mi aveva detto niente? Era partita mentendomi, dicendo che ci saremmo viste dopo le vacanze e invece…non mi aveva detto nulla…gran bella amica che mi ero trovata!!! E ora ero di nuovo sola. Lacrime amare e silenziose scesero lungo il mio viso. Fu in quel momento che il campanello suonò. In fretta cercai di asciugare le lacrime e ricompormi e andai ad aprire. Mi ritrovai davanti alla mamma di Lisbeth. Ma non era più quella donna allegra e sorridente che mi ricordavo. Il suo viso era stravolto, incavato, con delle occhiaie profonde, come se avesse pianto per giorni e giorni. Tutta la sua persona mi diceva che era accaduto qualcosa di grave, molto grave, alla mia amica. “Ciao Cristina, posso entrare? I tuoi non ci sono? Devo parlarti…” mi disse. Le risposi che ero sola in casa ma che poteva accomodarsi e la feci entrare. Volevo assolutamente sapere cosa stava accadendo. La signora O’ Donnel si sedette dove le avevo indicato e cominciò a fissarmi incerta su come inziare per dirmi ciò per cui era venuta. Io ero ormai esasperata. La vedevo attorcigliare tra le mani un fazzoletto e continuare a piangere senza sosta. Non ce la feci più e sbottai “Signora cosa succede? Perchè p venuta a cercarmi? E’ successo qualcosa a Lisbeth, vero? Mi dica, è così? La prego…” Non riuscì ad emettere alcun suono ma con la testa annuii. Io ero ormai sul punto di scoppiare a piangere. “La prego mi dica cos’ha…cos’è successo…per favore..” . Le lacrime cominciarono a scendere copiose. Sapevo che era una cosa molto grave, ma il non sapere cosa mi straziava. La signora Oì’ Donnel mi prese tra le sue braccia e rimanemmo così per qualche minuto, poi parve trovare il coraggio di parlare perchè, con voce rota dal pianto cominciò a dirmi cosa stava accadendo. “Mia cara Cristina, Lisbeth non sta affatto bene. Lei è…è..molto malata…i medici stanno facendo il possibile, ma…” e scoppiò on singhiozzi. Io ero incredula. “Ma come è possibile? Quando si è ammalata? E’ successo in Irlanda?” chiesi spaventata. Ci doveva pur essere qualcosa che si poteva fare…ma la signora prese a parlare senza curarmi delle mie domande. “Sapevamo che sarebbe potuto capitare..suo zio è morto per lo stesso male , sai? Ma mai ci aspettavamo capitasse ora..Lisbeth è sempre stata di salute cagionevole, così delicata, povera figlia mia, ma…ci speravo, cristina, speravo che potesse salvarsi…e invece..non sono pronta, non ora, non la mia bambina!” e ancora lacrime. La presi tra le braccia cercando di consolarla, ma anche io ero a pezzi. Sua madre aveva detto che Lisbeth era stata sempre cagionevole di salute, ma perchè non me ne ero mai accorta? Perchè ero stata egoista ecco perchè, mi risposi. Tutti questi mesi passati insieme e io mi ero occupata solo di me stessa, di come stessi cambiando, di come le cose andassero bene ora, di come fossi felice. E di lei non mi ero mai preoccupata. Persino quando mi raccontò dello zio non fui capace di dire niente di carino. E lei continuava ad essere così gentile con me. Ora mi tornavano alla memoria tutte le sue assenze, i suoi continui raffreddori, quella volta che la madre non le permise di venire con noi in gita sui colli perchè faceva troppo freddo..non avevo pensato mai che fosse per la sua salute, che le non fosse sana e forte come invece dava a vedere. “Lei è sempre stata una ragazza forte, - proseguì la signora O’ Donnel - non voleva dare dispiacere a nessuno e fingeva di stare bene…cerca di affrontare tutto con il sorriso…anche ora in ospedale..ma questo lo sai vero, cristina? Lo sai quanto mia figlia è forte?” Si ora lo sapevo. MI vergognai delle parole dette e pensate poco prima che sua madre venisse a cercarmi…Lisbeth era davvero una persona meravigliosa e glielo dissi a sua madre mentre era lì a piangere tra le mie braccia. “Voglio vederla, signora. Per favore, voglio venire in ospedale a trovarla..” Lei mi guardò con un sorriso triste e mi disse “Certo che te la faccio vedere, sono venuta qui per questo. Anche Lisbeth vuole vederti, mi ha mandato a cercarti e a dirti che le manchi tanto.” Io non potevo frenare le lacrime. “Anche lei mi manca tanto” dissi. Corsi a prendere la giacca e uscimmo dirette all’ospedale. Per un attimo esitai davanti alla porta. Temevo ciò che avrei trovato oltre, una volta varcata la soglia. “Coraggio cara..” mi fece forza la signora O’ Donnel. Aprii la porta e mi ritrovai di fronte al sole. Lisbeth era a letto, collegata a mille tubicini, pallida e con delle grandi occhiaie ma dal suo enorme sorriso pareva che non fosse mai stata meglio. “Cristina!” gridò felice, gli occhi sgranati dalla sorpresa. Io corsi accanot a lei e l’abbracciai. Fu un momento molto commovente. Piangevamo entrambe cercando nello stesso tempo di parlare e spiegarci. “Mi spiace non essermi fatta più sentire, chissà cosa avrai pensato di me…che pessima amica ti sei trovata!” “Smettila di dire assurdità, io devo chiederti scusa! Ho pensato malissimo di te, pensavo te ne fossi andata senza avvisarmi..ero delusa…che scema, ho dubitato di te..scusami…” “Non ti preoccupare, capisco benissimo, anch’io avrei pensato lo stesso..l’importante è che ora tu sia qui…e se proprio vuoi farti perdonare, domani porterai con te il violino, intesi?” Scoppiammo a ridere, reazione del tutto normale per poter sciogliere la tensione che finora ci aveva attanagliato. Il giorno dopo tornai con il mio violino e passammo il tempo a suonare e cantare. Di nuovo insieme. Tornai ogni giorno in quella stanzetta d’ospedale. Lei mi accoglieva sempre con un grande sorriso e si sforzava di apparire quella di sempre. Ma sapevo bene che ogni giorno era sempre più debole. I dottori si erano arresi, non c’era più niente da fare. I genitori di Lisbeth mi misero al corrente, forse anche loro pronti al peggio. Io non potevo accettarlo. Speravo ancora, quando la lasciavo per tornare a casa, che il giorno dopo l’avrei trovata migliorata, in piedi, pronta a ballare e a correre per i suoi amati prati. Ma non fu così. I signori O’ Donnel mi avevano fatto promettere di non dire niente a Lisbeth riguardo a ciò che avevano detto i dottori, ma pareva che lei già sapesse…e avesse accettato la cosa. Era sempre tranquilla e serena e mai colsi un attimo di tristezza o turbamento sul suo volto. Io al contrario ero terrorrizata e provavo una grande angoscia per ciò che le stava accadendo. Non volevo perderla, non volevo lasciarla andare. Lisbeth aveva compreso in che stato d’animo mi trovassi e un giorno mentre eravamo distratte da uno splendido sole alla finestra, lei mi parlò: “So che mi consideri una pazza perchè non mi preoccupo di quello che mi sta succedendo, ma la realtà è che io so perfettamente cosa sta per avvenire e non riesco ad esserne spaventata. Certo pensare che non potrò più godere di tante cose, del sole, della musica, dell’amore dei miei gneitori, della tua amicizia mi fa stare male, come anche provo dolore per le cose che non ho vissuto e mai vivrò: innamorarmi, diplomarmi con te, andare all’università, girare il mondo e naturalmente fare il nostro grande viaggio in Irlanda…” le lacrime lentamente cominciarono a scorrere. A quel punto cercai di tranquillizzarla ma stavo solo tranquillizzando me stessa. “Non dire sciocchezze Lisbeth, quest’estate andremo in Irlanda, è sicuro! Presto starai meglio e potrmeo organizzare la nostra partenza…sarà bellissimo…” Lei mi guardò con tenerezza: “Sono sicura che L’irlanda ti piacerà…davvero…e spero che quando ci andrai mi penserai. Ma voglio che tu capisca che io non sono triste perchè non voglio esserlo. Se mi rimane davvero poco da vivere voglio godermela al massimo, in ogni singolo momento e non farmi abbattere da brutti pensieri…e vorrei che anche tu facessi lo stesso. Non voglio gente triste attorno…me lo prometti?” Glielo promisi e da quel giorno cercai di essere più allegra e spensierata possibile, riservandomi le lacrime e la tristezza per quando lei non c’era. Lisbeth morì in un luminoso giorno del mese di Marzo. Da pochi giorni eravamo entrati nella primavera, la stagione più amata dalla mia amica. La sera prima quando l’avevo salutata sembrava stesse bene dopo tanti giorni di sofferenza a causa della chemio e dei trattamenti che i medici non smettevano di provare su di lei. Aveva voluto che prima di andarmene le aprissi un pò la finestra per far entrare la brezza leggera che tirava quel giorno. “Ho voglia di sentire il profumo dei fiori…” mi disse a mo’ di spiegazione. Quando tornai a casa ero serena come non lo ero da molto tempo e mi addormentai per la prima volta dopo un mese, senza alcuna difficoltà. Quando mi svegliai e scesi giù in cucina c’era mia madre ad attendermi. Dal suo viso compresi che era successo qualcosa di molto grave. “Ha chiamato la mamma di Lisbeth…ha avuto un attacco molto forte, questa notte…i dottori dicono che…non riuscirà a resistere a lungo, tesoro…sta per andare via…” I suoi occhi si riempirono di lacrime. Anche io piangevo senza accorgermene. La mamma mi abbracciò e restammo così per un pò, poi dolcemente mi disse di andare su a vestirmi, mi avrebbe accompagnato lei da Lisbeth. In un primo momento compì gesti e movimenti in maniera meccanica, come un automa. Poi pian piano cominciai a realizzare. Lisbeth stava morendo, oggi, proprio con questo sole splendente e questo cielo azzurro. Non potevo sopportarlo, perchè la natura aveva scelto quel giorno per mostrarsi in tutto il suo splendore? Odiai il sole e mentre slaivo nella macchina di mamma, desiderai ardentemente che si scatenasse un temporale. Ma lui continuò a rimanere alto nel cielo. Giunti in ospedale, mi misi a correre più veloce che potevo. Non poteva andarsene senza che la salutassi. Dovevamo parlarci per l’ultima volta. Non potevo, non poteva lasciarmi così senza un saluto. Arrivai nella sua stanza e il sole aveva inondato tutto. Lisbeth era sdraiata sul letto e pareva dormisse. Ma appena sentì il rumore die miei passi aprì gli occhi e comparve sul suo viso emaciato un flebile sorriso. “Hai visto? Anche il sole è venuto a salutarmi…” mi disse continuando a sorridere. Le avevo preso la mano e ormai non riuscivo più a controllare le mie lacrime. “Lisbeth, non te ne andare…rimani qui con noi…dobbiamo fare il nostro viaggio Lisbeth…vedere la tua Irlanda..” A quelle parole si voltò e mi guardò dritta negli occhi. “Cristina promettimi che andrai in Irlanda…quest’anno o il prossimo non impporta, ma devi andarci…e quando arriverai lì…suona qualcosa per me…” Annuii. “Te lo prometto…” riuscii a dire. “Sono certa che te ne innamorerai…” mi rispose e quelle furono le ultime paroleche mi rivolse. Una mano sbucata dal nulla mi allontanò dal suo capezzale e mi portò con se fuori da quella stanza. Io piangevo senza più riuscire a fermarmi, stringendomi forte a quella persona che capii dopo essere la mia mamma. Mezz’ora dopo vidi uscire dalla sua stanza suo padre che mi abbracciò forte. Lisbeth non c’era più. L’anno dopo ero all’aereporto con i miei genitori. Avevo da poco terminato gli esami di Stato, non senza difficoltà. Era stato un anno lungo e complicato. I primi mesi dopo la morte di Lisbeth furono disastrosi, caddi in una sorta di depressione e solo grazie la comprensione dei miei professori (li avevo giudicati davvero male!) riuscii a passare l’anno. Dop un’estate trescorsa con i miei nonni, nel loro silenzioso paesino di montagna dove la vita scorreva placida e tranquilla, tornai a casa più serena e con le idee più chiare. Il ricordo di Lisbeth era sempre forte ma il tempo stava lenendo pian piano il dolore. Riuscivo a ricordare più volentieri i momenti fleici passati insieme e il suo nome non innescava un attacco di pianto come prima. Ma ero ben decisa a mantenere la promessa che le avevo fatto. E per farlo dovevo superare gli esami. Quell’anno mi misi a studiare duro, recuperai le lacune e scoprii che materie che credevo di odiare in fondo non erano così male. Mi aiutò molto anche il fatto che ebbi ben poche distrazioni. Non avevo molta voglia di incontrare i miei amici di sempre, desideravo restare sola e per questo uscivo di rado. I miei amici compresero e per questo cercavano di lasciarmi in pace e di darmi il tempo che mi serviva. Quando però finirono gli esami non potei nascondere la mia felicità e la mia voglia di far festa. Ritrovai l’antica allegria e spensieratezza e ripresi a frequentare i vecchi amici e a conoscerne di nuovi. Ma naturalmente a chiunque mi chiedesse dove andassi in vacanza o chiunque mi invitasse in vacanza con lui, rispondevo “Quest’estate vado in Irlanda…vado a trovare un’amica….”. A metà luglio i miei mi accompagnarono in aereoporto e salii sull’aereo che mi avrebbe portato nella cara terra di Lisbeth. Avevo organizzato tutto. Con un pò di coraggio qualche mese prima avevo scritto una lettera alla nonna di Lisbeth spiegandole chi fossi e le mie intenzioni di venirla a trovare e di conoscere la famiglia della mia amica. Mi rispose con una lettera molto calorosa che mi invitava a raggiungerli il più presot possibile. In fondo vi era un’indirizzo mail che potevo usare per tenermi in contatto con loro. Fu così che conobbi Dylan. Era il cugino di Lisbeth. Era molto contento di conoscere la migliore amica della sua cara Lisbeth. All’inizio fu difficile comunicare ma ben presto riuscimmo a capirci e conoscerci meglio. Al momento della mia partenza potevamo definirci assolutamente amici. Avrei trovato lui ad attendermi all’aereoporto di Dublino. Quello che non avevo previsto è che Dylan fosse così bello. Quando mi venne incontro quel giovanotto alto e dai bellissimi occhi azzurri pensai si fosse confuso con qualcun’altro e se lo riconobbi fu per il sorriso. Lo stesso di Lisbeth. “Ciao..io..sono..Dylan” disse in italiano. “Hi Dylan, I’m Cristina.” ci stringemmo la mano e ci sorridemmo. basto questo a procurami una scarica elettrica lungo la spina dorsale. Imbarazzata distolsi lo sguardo dai suoi occhi ma mi accorsi che anche lui non era a suo agio. Era arrossito e balbettando, mi invitò a seguirlo. In macchina scese un silenzio carico di imbarazzo e rimanemmo senza dire niente per molto tempo. Poi lentamente, merito anche del paesaggio straordinario mentre ci allontanavamo dalla città che mi spinse a emettere gridolini di gioia e stupore, cominciammo a scambiarci quelche parola. Scoprii che aveva studiato un pò di italiano e la cosa mi fece molto piacere e mi lusingò. La conversazione trascorse tranquilla e quando arrivammo al villaggio della nonna ormai il ghiaccio era stato definitivamente rotto. Quando scesi dalla macchina ci venne incontro una donna anziana avvolta in un cardigan color panna. Ebbi un tuffo al cuore. Sotto le rughe e i segni dell’età c’era Lisbeth, i suoi occhi, il suo sorriso, l’espressione sempre serena del suo viso. La nonna mi raggiunse e mi abbracciò a lungo. Quel gesto mi commosse e scoppiai in lacrime. La nonna non si scompose ma mi tenne tra le sue braccia lasciandomi libera di sfogare tutte le mie lacrime. Quando mi calmai prese il mio volto tra le mani e guardadomi dritta neglio occhi con il suo dolce sguardo mi disse: “Welcome to Ireland”. Trascorremmo la serata parlando di molte cose. Mi parlarono della loro famiglia, di Lisbeth da piccola mentre io gli raccontai di come ci eravamo conosciute e di tutto ciò che avevamo condiviso insieme. Vollero sapere cosa mi aveva spinta a venire in Irlanda e così raccontai loro tutto, dal progetto del viaggio insieme mai realizzato alla promessa che le avevo fatto prima che morisse. “Mi ha chiesto di fare questo viaggio, di conoscervi e di conoscere il suo Paese. Era una cosa che avrei voluto fare con lei ma purtroppo non è andata così…tuttavia dovevo mantenere la promessa.” “Siamo molto contenti che tu sia qui. Conoscere una perosna importante nella vita della nostra Lisbeth è un pò come riaverla per un attimo con noi.” Restammo per qualche attimo in silenzio, ognuno rcordando a suo modo l’amica, nipote, cugina che non c’era più. Fu Dylan a interrompere i nostri ricordi chiedendomi se quello che vedeva spuntare dal mio borsone non fosse un violino. Glielo confermai e i loro occhi si illuminarono. Vollero che suonassi qualcosa e io li accontentai suonando un brano a me molto caro tratto dla musichiere che Lisbeth mi aveva regalto. Quando riconobbeor la musica spiegai loro del dono che mi aveva fatto. “Mi ha fatto anche promettere che, una volta giunta qui in irlanda, suonassi qualcosa per lei..” “E lo farai! Conosoc anche il posto dove puoi farlo!” mi disse Dylan scmabiandosi un’occhiata complice con la nonna. L’anziana signora mi guardò sorridente e mi spiegò “C’è un posto che Lisbeth amava più di ogni altro ed è a pochi passi da qui. Se vuoi, domani Dylan può accompagnarti e potrai suonare lì in onore di Elisabeth.” “Sarebbe fantastico!” esclamai felice. Avrei mantenuto la promessa. Rivolsi a Dyaln uno sguardo riconoscente e di rimando lui mi fece un’occhiolino. Sentii ancora quella scossa elettrica pervadermi lungo il corpo. La mattina dopo io e Dylan ci avviammo lungo un sentiero impervio ma ricco di fascino e di natura. Per quanto lunga fu la strada non provai nessun affano tanto ero ammaliata da tutta quella natura, quel verde incontaminato, quel cielo che pareva immenso. Era apparso anche un tiepido sole a rendere ancor apiù bella la giornata. Verso la fine del percorso cominciai a sentire il profumo dle mare e il rumore delle onde che si infrangevano sugli scogli. “E’ vicino al mare dunque!” dissi a Dylan il quale si voltò e con un sorriso furbetto mi rispose “più di quanto tu possa immaginare!”. Alla fine arrivammo e di fronte a ciò che vidi rimasi a bocca aperta. Era magnifico. Ci trovavamo sul picco più alto di una scogliera a precipizio sul mare che si stendeva tutto intorno a noi. l’acqua ci raggiungeva a spruzzi sul volto e se alzavi un dito pareva di toccare il cielo. “Lisbeth amava molto questo posto. Ogni volta che aveva voglia di restare sola a riflettere o a sognare ad occhi aperti veniva qui….ora che lei non c’è vengo spesso a ricordarla qui com’era, seduta proprio dove sei tu adesso, immersa con lo sguardo verso il mare…era come una sorella per me, le volevo davvero molto bene…” mi disse con una profonda nota di tristezza il mio accompagnatore. Mi guardai attorno e chiusi gli occhi. Era come sentirla vicino a me. Era davveor il posto adatto per suonare in suo onore. Mi tolsi dalle spalle lo zaino e aprii la custodia del violino. Dylan si sedette accanto a me in attesa. Sistemai bene il violino nell’incavo tra collo e spalla, posizionai l’archetto e iniziai a suonare. Fu come un magia. Le note prodotte dal mio violino si mescolvano ai suoi della natura che ci circondava e all’improvviso, eccola. La vidi attorno a me, sorridente, allegra come non l’avevo mai vista, che ballava e girava in tondo e sentivo la sua risata, vedevo i suoi occhi pieni di gioia. Cominciai a piangere silenziosamente ma non smisi di suonare. Arrivai fino alla fine, volevo godermela quella visione, poterla vedere fino all’ultima nota per ricordarmela così, nel suo mondo, nella sua terra. Quando terminai mi sentii svuotata. Guardai Dylan. Anche lui aveva il volto rigato dalle lacrime. Si alzò mi venne incontro e mi abbracciò. Restammo lì, stringendoci l’unmo all’altro per farci forza e dare sfogo a tutta la nostra tristezza e solitudine. Infine le lacrime smisero di scendere e tenendoci mano nella mano demmo un ultimo sguardo a quel posto incantato e andammo via . Qualche giorno dopo ero di nuovo in aereoporto. Dopo quel giorno non tornai più sulla scogliera e Dylan cercò di distrarmi portandomi ovunque, facendomi conoscere persone e luoghi meravigliosi. Si era creato un rapporto speciale tra noi ed eravamo diventati inseparabili. Ci sentivamo uniti e c’era qualcosa di non ben definito che aleggiava nell’aria tra noi. Sapevo che avrei sentito la mancanza di Dylan una volta in Italia. Ma non sapevo se sarebbe stato anche per lui così. La sera prima della mia partenza fu molto triste e silenzioso. La nonna cercò di indagare su cosa gli passasse per la testa ma come risultato ebbe solo che lui si alzò e andò a dormire molto presto. non prima però di slautarmi e dirmi sorridendo che mi avrebbe accompagnaot lui in aereporto il mattino successivo. Quando si fu allotanato la nonna rise dell’atteggiamento del nipote e rivolgendosi a me mi disse “Secondo me ha preso una bella cotta per te!” Arrossii all’istante. La nonna se ne accorse ma per evitarmi una situazione imbarazzante cambiò argomento. “Ho un regalo per te.” disse e si allontanò veros la sua stanza. Quando tornò aveva in mano una spilla. Era bellissima. Era in argento con decorazioni in cristallo color verde. Rappresentava un’arpa celtica. “A Elisabeth piaceva molto. Le avevo promesso che gliel’avrei regalata al compimento dei diciotto anni. Purtroppo non sono riuscita a farle questo dono, ma ora vorrei regalarla a te.” La guardai stupita. “Non posso accettare. Appartiene alla vostra famiglia.” “Lisbeth sarebbe d’accordo con me – rispose la nonna - l’ultima volta che venne qui, durante le vacanze invernali, mi disse che aveva incontrato un’amica speciale, a cui voleva molto bene e che considerava come una sorella. Eri tu. Permettimi di considerarti allora parte della famiglia e di farti questo dono. Servirà sempre a ricordarti lei…e noi.” Ero commossa, non seppi dire altro che un “grazie” ormai in lacrime e corsi ad abbracciarla. Il mattino dopo ripercorsi al contrario la strada che avevo fatto per giungere al paese di nonna O’ Donnell. Sembrava fossero passati mesi anzichè pochi giorni. Accanto a me c’era ancora Dylan e ancora una volta il viaggio fu silenzioso ma i motivi erano ben diversi da quelli della prima volta. Ero troppo triste al pensiero di non rivederlo più, non avevo mai provato quel tipo di dolore, come se qualcosa si strappasse con forza dal tuo corpo. O dal tuo cuore. Anche lui appariva imbronciato. Chissà se per lo stesso motivo. Smisi di pensarci e cercai di distrarmi con il paesaggio. Era una triste giornata di pioggia e questo non aiutò il mio umore. Fu quasi un sollievo quando arivammo all’aereoporto. Dylan mi aiutò con le valigie e attese con me il mio aereo. Ma ancora non riuscivamo a parlare. Dov’era finita la complicità che c’era stata in tutti quei giorni? Alla fine venne annuciato il mio volo. Non volevo però che ci salutassimo con freddezza. Perciò mi feci coraggio e lo abbracciai forte sussuradogli in un orecchio “Grazie di tutto..”, mi staccai infine da lui e gli sorrisi allegra. Lui parve stordito da quel gesto e rimase immobile mentre raccoglievo la mia borsa e mi voltavo per allotnanarmi. Ma appena tentai di fare sentii di essere trattenuta per un braccio. MI girai ed eccolo lì, il suo viso a cinque centimetri dal mio. Mi baciò e fu tenero ed elettrico allo stesso tempo. Non avevo mai provato una sensazione così terribile e meravigliosa nel medesimo istante. Volevo non finisse mai…Quando ci separammo eravamo imbarazzati ma felici. Quel bacio aveva chiarito le cose tra noi. “Ci terremo in contatto tutti i giorni” mi disse, “e verrò presto in Italia a trovarti. Promettimi che non mi dimenticherai appena atterrata a casa.” Ero pazza dalla gioia. Gli saltai al collo e gli dissi “Come potrei dimenticarmi di te…sarò sempre qui con te, con il pensiero e il cuore..” Ci baciammo ancora e ancora e solo l’ultima chiamata del mio volo ci fece separare di controvoglia. Riuscii a non perdere il volo e presi la via del ritorno. E mentre ero in volo mi capitò più volte di pensare a Lisbeth e di sentire la sua risata. Sapevo che c’era il suo zampino in tutto questo e chiusi gli occhi, la ringraziai. Quando li riaprii la vidi danzare sulle nuvole e sorridermi. Aveva sempre voluto vedermi felice. E ora ci era riuscita. A settembre, con la benevolenza dei miei genitori, mi iscrissi al Trinity College e mi traferii a Dublino. Ancora una volta Dylan mi attendeva in aereoporto. “Sei tornata per restare?” mi chiese. Lo guardaii negli occhi e anuii. Allora lui mi abbracciò e mi baciò a lungo. “Welcome back to home!” mi disse e prendendoci per mano ci allontanammo tra la folla. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Ringrazio la Top 5
per questo fantastico premio!
Grazie anche a Goccia di Rugiada per questo bellissimo premio! Immagine con cui ho partecipato: E grazie anche a The Celtic Directory per questo premio vinto nel suo favoloso contest "Luna e Fuoco" Immagine con cui ho partecipato: E Grazie anche a The fable directory per questo premio vinto per il suo contest "The Raibow" I'm so happy! Immagine con cui ho partecipato:
Grazie tanttime a Yoko Kurama per questo Award vinto al contest "Atlantide".. che bello!^^
Immagine con sui ho partecipato:
Grazie infine a Le mecenati dell'Arte per questo premio vinto al contest "The Fire" Grazieeee! L'immagine con cui ho partecipato:
Sabina May 10 Auguri a tutte le mamme...![]() Ringrazio la QUATRO ESTAÇÕES DIRECTORY
per questo premio vinto al Contest
"A SEDUÇÃO DA LUA"
Obrigado!
Immagine con cui ho partecipato: Sabina May 03 Vampire…
May 01 Buon 1 Maggio...![]() Ringrazio Divina Gioia
per questo premio vinto al contest fisso
"Immaginando"
sezione: Cartoon
Grazieeeeee!
Immagine con cui ho partecipato:
Rigrazio inoltre L4 DIR3CT0RY D3LL' 4RT3
e le due mecenati per questo splendido premio
vinto al contest "L'aria"...
Grazie grazie!
Immagine con cui ho partecipato:
Sabina
Questo è il banner del mio secondo blog su Splinder, interamente dedicato alla mia grafica!!! Se avete bisogno di immagini, calendari, tag marquee, ecc... passate a trovarmi! Aperta Sezione Rikieste!!! Volete rendere il vostro space più visibile? Volete partecipare a contest fantastici e divertenti? Allora iscrivetevi alla Vi aspetto numerosi!!! Io e YokoKurama (o Goccia di Rugiada) vi invitiamo nel nostro Regno di Luce ..La Città degli Angeli vi attende..
da Mary....Grazie!!!! Io sono..
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