Molte volte sono stata ripresa per la mia fervida immaginazione che a volte mi portava a confondere la realtà con la fantasia. Tuttavia i ricordi di ciò che sto per raccontarvi sono talmente nitidi e chiari nella mia mente, che mi sembra impossibile averli solo immaginati. Ho deciso perciò di narrarli in modo che voi possiate decidere secondo il vostro giudizio.
Quella mattina di marzo del mio decimo anno di vita, Matilde, la nostra bambinaia, si svegliò di buon umore e scostando le tendine dalla finestra potè scorgere in cielo un bel sole che sebbene ancora pallida, allietava il cielo dopo tanti giorni di pioggia. Decise che fosse la giornata giusta per far respirare aria pulita alle nostre personcine dato che io e mia sorella minore Marybeth avevano trascorso l'intera settimana chiuse in casa nel tedio più totale. Fu facile ottenere il permesso dalla mamma, che, cresciuta in campagna, credeva fermamente nella necessità che i bambini avessero delle belle guance rosee frutto di giochi all'aperto e scampagnate. Così io, Marybeth e Matilda ci dirigemmo verso il grande parco che si trovava nel nostro quartiere. Era il nostro uno di qeui quartieri residenziali eleganti e raffinati e il parco che vi si trovava al centro non faceva sfigurare certo l'immagine che davamo al resto della città. era un parco rigoglioso e ricco di ogni tipo di alebero e pianta, con piccoli sentieri che si snodavano lungo l'intero perimetro del parco e che ernao per noi bambini vie d'accesso per luoghi affascinanti e inesplorati. Al centro di esso si trovava un grazioso laghetto con una felice famigliola di anatre e una dolce coppia di cigni.
Io e Marybeth corremmo subito in quella direzione e cominciamo a sbriciolare il panino che Matilda aveva dato a ciascuna di noi per sfamare i piccoli anatroccoli. Ci divertivamo molto ad osservare come raccogliessero il cibo che noi gli lanciavamo e ad ascoltare il loro allegro starnazzare. Quando però il panino di ciascuno era stato completamente sbriciolato l'osservare le anatre ci parve subito noioso e decidemmo di divertirci in altro modo. Fu Marybeth ad avere quell'idea. Propose di raccogliere quanti più fiori potevamo e di preparare due coroncine di fiori da regalare a Matilda e alla mamma. Naturalmente la più bella sarebbe andata alla mamma. io ci tenevo molto a vincere la gara e a preparare una bellissima corona per la mamma, in modo da poter farmi perdonare completamente per lo spiacevole incidente avvenuto due giorni prima, quando avevo mandato in frantumi uno dei suoi bellissimi vasi di porcellana mentre rincorrevo mia sorella lungo i corridoi della nostra casa. Accettai quindi la prorposta di mia sorella e mi misi subito alla ricerca dei fiori più belli.
Ero intenta alla mia raccolta quando scorsi un piccolo sentiero deserto che si dirigeva verso un grande cespuglio e lì si interrompeva. Il cespuglio possedeva degli splendidi fiori che mai avevo visto prima. Erano piccoli e delicati, di un allegro colore violetto macchiati qua e là di piccole macchie scure. Pensai subito che si sarebbe intonati con i fiori da me finora colti e decisi di coglierli. Ero così intenta alla raccolta di quei fiori che non mi accorsi di una enorme radice di un albero che sporgeva dal terreno e nella quale il mio piede si andò ad imbattere. Inciampai e caddi al di là del cespuglio. Mi procurai un gran bernocolo nella caduta, poichè ero caduta sbattendo la testa contro il terreno ed ero lì a rimirarmi il bernocolo e a pensare al dolore che provavo quando sentii dei flebili mormorii. Mi guardai intorno ed ebbi l'impressione di non trovarmi più nel parco. Il paesaggio era cambiato. Ero in una piccola radura totalmente circondata da enormi alberi le cui fronde producevano degli stupendi giochi di luce con il sole. Al centro della radura c'era un piccolo laghetto dalle acque così cristalline che vi si poteva vedere il fondo e una strana foschia avvolgeva il tutto come in un incanto. Eppure non avevo paura, ero solo affascinata da ciò che mi circondava. Mi trovavo in un luogo da fiaba.
Stavo ancora guardandomi attorno quando i bisbigli che avevo sentito prima si fecero più chiari e distinti. - E adesso cosa facciamo? -Se lo viene a scoprire..tu sai chi... - Mi voltai per vedere di chi fossero quelle voci ma non scorsi nessuno davanti a me, stavo per rigirarmi quando fui colpita da un paio di ali colorate che volavano in direzione del mio viso. Non ci potevo credere. Quelle ali appartenvano a una creatura che pensavo esistesse solo nel libro delle fiabe che tutte le sere Matilde mi leggeva...era una fata! Mi misi ad urlare spaventata e spaventai a mia volta la piccola creatura che si mise anche lei ad urlare. Ero così sconvolta che senza sapere come ero caduta per terra. - Ahia! - Sentii. Guardai in basso e notai di essermi seduta sopra di un'altra fatina. Erano più di una! All'improvviso uscirono dai loro nascondigli anche altre fatine e mi circondarono. Erano bellissime nei loro colori che richiamvano fiori e piante, con le loro ali che rilasciavano una polverina luminosa che pareva polvere di stelle. Il mio stupore si rifletteva sui loro visi, sconvolte anche loro dalla mia intrusione nel loro mondo. Una di loro, quella che avevo schiacciato nella mia caduta, volò verso di me e disse con fare aggressivo: - Che ci fai qui? Non è permesso a voi umani entrare qui..devi andare via subito! - E' solo una bambina, lasciala stare.- disse la fata più saggia che le era accanto. - Devi scusare Mirty per i suoi modi un pò bruschi, ma non ha mai visto un essere umano e le han insegnato che siete pericolosi. Questo è in parte è vero ma tu sei una bambina e non rappresenti per il momento alcun pericolo. Purtroppo Mirty ha ragione, la tua presenza qui non è ammessa, gli esseri umani non possono entrare nel nostro mondo da molti e molti anni ormai...- mi spiegò con uno sguardo triste e malinconico. Le fate mi guardavano perplesse, non sapevano come risolvere il problema. Leafy, la fata più saggia e che da più tempo viveva nella radura incantata del parco, mi spiegò che una volta entrati nel loro mondo magico era per noi umani molto difficile tornare indietro. - C'è bisogno di tutta la vostra fede in ciò che vedete qui...dovete abbandonare ogni dubbio, ogni perplessità, dovete imparare a credere in Noi non come esseri da fiaba, ma come esseri protettori della natura che vi circonda. Siamo le custodi che Madre Natura ha posto a difesa delle sue creature, in modo che esse non si autodistruggano a vicenda.- Lily, una fata dorata che era accanto a Leafy, aggiunse - Fondamentale è inoltre che coloro che visitino il nostro mondo non ne parlino una volta tornati nel mondo degli umani. Se uscirai di qui, non potrai raccontare a nessuno ciò che hai visto.- Guardai Lily spaventata. - Se?- dissi - è possibile che non torni più dalla mia famiglia? Ma perchè? Prometto che non dirò niente!- Ero allarmata. Per quanto quel luogo fosse meraviglioso e le fate incantevoli, non avrei mai voluto vivere lontano dalla mia mamma, dal babbo e persino da mia sorella Marybeth. - Non dipende da noi...-continuò a spiegarmi Lily - per poter tornare a casa devi ottenere il permesso da Silesia, la regina delle fate.
Le fate mi spiegarono che solo Silesia poteva decidere se credevo davvero in loro e se avrei mantenuto fede al giuramento di non raccontare nulla di loro una volta nel mondo degli umani. Chiesi quindi di incontrarla per poterle garantire che non avrei detto niente, che sapevo mantenere i segreti. Ero così spaventata che mi misi a piangere. Leafy allora mi si avvicinò e mi consolò dicendomi paroline dolci e promettendomi che sarei tornata dalla mia famiglia. Mirty fu mandata a cercare Silesia, che era in viaggio nel suo regno a controllare che tutto andasse bene. Mirty partì rivolgendomi un sorriso incoraggiante. La paura nei miei confronti era svanita e voleva davvero aiutarmi. Leafy e Lily invece mi proposero di visitare il loro mondo. Acconsentii. Era un'occasione che non potevo perdere. Vidi le loro case, costruite negli incavi degli alberi, piccole e graziose, decorate on aghi di pino e ghiande e bacche. Mi fecero vedere il loro anfiteatro, creto in una conca del terreno accanto al laghetto, dove suonavamo i loro strumenti e dove danzavano; suonarono e danzarono per me e io mi divertii molto nel vederle voleteggiare leggiadre nell'aria, lasciandomi cadere addosso la loro polverina magica. Mi spiegarono che quella polvere aveva il potere di far volare qualsiasi essere vivente su cui si posava. Conoscevo già questa storia, l'avevo letta nel mio libro di fiabe, ma non volli provare perchè avevo una gran paura. Il giro proseguì con la conoscenza dei loro amici animali. Scoiattoli, conigli, uccelli di diverse specie cominciarono a farmi le feste. Quel mondo era davvero come me l'ero immaginato. Mi stavo divertendo con tutti i miei nuovi amici quando giunse Mirty con la notizia che la regina Silesia era appena giunta nella radura e che mi avrebbe ricevuta subito.
Le fate mi accompagnarono da Silesia facendomi coraggio e dicendomi che tutto sarebbe andato bene, non dovevo fare altro che dire che credevo in loro e che avrei mantenuto il segreto. Erano quelle le mie intenzioni, anche se l'idea di non poter raccontare niente mi pesava un pò; già mi immaginavo le facce dei miei nell'udire un simile racconto e l'invidia di mia sorella che avrebbe rimpianto di non aver visto lei quel cespuglio. Finalmente giunsi al palazzo di Silesia. Era stato costruito nell'incavo di una grande quercia, con foglie e ghiande, ma la magia delle fate lo aveva reso simile a un palazzo di cristallo, per quanto brillava come se avesse una propria luce. Silesia mi accolse con un sorriso sereno e uno sguardo pieno di tenerezza. Mi disse che non vedeva una bambina da tanti anni e la mia vista le riportava alla mente molti ricordi. mi chiese di seguirla per una passeggiata dove avremmo parlato e avremmo trovato una soluzione al problema. La seguii fiduciosa. Qualcosa nel suo sguardo mi diceva che non avevo nulla da temere. Passeggiamo lungo un giardino bellissimo, ricco di ogni tipo di fiori, profumati e dai colori intensi. -Mi hanno detto che il nostro mondo ti è molto piaicuto- cominciò lei - ne sono contenta. Da molti anni un bambino non ci faceva più visita e non sapevo se questo mondo avrebbe avuto ancora del fascino su di voi. So che leggete molti racconti in cui si parla di noi, ma non so quanto la fantasia di un bambino possa rispecchiare la realtà. Perciò mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato il mio regno. Ma devi ricordarti che noi non siamo solo fiaba e magia...- la interruppi - Si, so già tutto. So che siete le custodi della Natura, che la proteggete dai pericoli, Leafy mi ha raccontato tutto. - Bene. Sono lieta di sapere che le mie fate ti hanno indottrinato abbastanza riguardo la nostra esistenza, ma forse leafy non ti ha detto davvero tutto.- disse la regina con fare enigmatico. La guardai con ansia di sapere cosa non mi avessero detto. Silesia cominciò a raccontare - E' vero, Madre Natura ci mise a difesa della natura. A quel tempo noi eravamo delle creature libere che vivevano una vita fatta di giochi, canti e danze. Sai come nascono le fate, vero? Lo avrai letto sicuramente nel tuo libro di fiabe... La prima fata nacque dal riso del primo bambino. Il suo riso si spezzò in mille frammenti e da questo nacque la nostra prima regina. Da quel momento ogni prima risata di un bambino si tramuta in una fata. Ciò crea un legame indissolubili tra noi e voi bambini. Inizialmente il legame era così forte che noi fate decidemmo di diventare vostre silenziose protettrici, di vigilare sui vostri sonni, sui vostri giochi, sulla vostra vita. Ma non sapevano del pericolo che noi correvamo. Con il passare degli anni, notammo che i bambini erano sempre più inclini a prendere la vita sul serio, cominciavano a sognare poco, a progettare futuri molto realistici e a non volare più con la loro fantasia. E sopratutto fin dalla più verde età imparavano a non credere più nella nostra esistenza. Fu una catastrofe. Le fate cominciavano a morire pian piano, una ad una, una morte molto dolorosa poichè il dolore principale era vedere i bambini che avevano protetto non credere più in loro, nel loro mondo in cui li portavano durante il sonno...morire con la consapevolezza che nessuno sa che esisti...un dolore troppo forte per i nostri piccoli corpi..- si interuppe e una lacrima le scese sul viso. - Io credo in voi, ho sempre creduto nella vostra esistenza- le assicurai. Silesia mi sorrise e riprese a parlare. - Siete in pochi ormai, voi piccoli sognatori, e per questo decidemmo di difenderci. Chiudemmo i cancelli del nostro mondo e giurammo di non far entrare più nessun essere umano. Sparimmo dalle vostre case e dai vostri sogni e decidemmo che era tempo di occuparci di noi e del mondo che ci circondava. Madre natura ci propose di diventare custodi della natura, la nostra casa, e di difenderla dai pericoli e dalle insidie che provengono...sai da dove?- mi chiese. Osservai il suo sguardo e scossi la testa temendo per ciò che avrebbe detto. Silesia riprese grave il suo discorso: - In principio i pericoli provenivano da tutte le specie, che per sopravvivere spesso alteravano l'equilibrio naturale delle cose. Ma ora il vero pericolo viene proprio dalla tua specie, cara bambina, da voi esseri umani che con le vostre tecnologie, la vostra scienza, avete dimenticato il rispetto per la natura e per gli esseri viventi che la popolano. abbattete alberi, costruite grandi comignoli da dove viene fuori del fumo nero che avvelena le acque e la terra e che porta alla morte di tanti animali. Il vero pericolo per questo mondo siete voi e noi ormai abbiamo ben poche risorse per resistere. La soluzione la potete trovare solo voi, prendendo consapevolezza che questo è il vostro monod, il vostro unico pianeta e che fate parte di un equilibrio che se spezzato determinerebbe la morte di tutti e di tutto. Nessuno escluso. La tua venuta nel mio regno non è un caso, perciò questa volta non ti chiederò, come è previsto nelle nostre regole, di mantenere il segreto: quando potrai, vorrei che tu raccontassi della tua visita, di questo tuo viaggio, di questa nostra conversazione. Non ti preoccupare, non avere paura di rivelare dove si trova il passaggio..in realtà qui non si può accedere se non si ha un cuore puro, come il tuo. Diffondi il messaggio, mia cara bambina, perchè tutti noi possiamo fare qualcosa per questo nostro mondo, per evitare che si compia una tragedia...Ecco siamo arrivate.-
Senza accorgermene eravamo giunte davanti al cespuglio da cui tutto era cominciato. Lì ritrovai Lily, Mirty e Leafy che erano venute a salutarmi. Due grosse lacrime solcarono le mie guance e promisi di non dimenticarmi di loro e di ciò che Silesia mi aveva detto. Avrei raccontato a tutti il mio viaggio nel regno delle fate. Dopo un ultimo saluto, mi infilari tra i rami del cespuglio per uscire dall'altra parte. E fu buio.
Chi mi ritrovò in quel parco disse di avermi trovata dormiente vicino al cespuglio, con in mano una coroncina di fiori di color violetto. Venni condotta a casa, ma la mia permanenza nel parco a quelle temperatura non ancora calde mi aveva procurato una polmonite. Stetti a letto per una settimana, quasi sempre priva di sensi a causa della febbre alta e solo il settimo giorno riuscii a parlare. Raccontai alla mia famiglia dove ero stata e cosa avevo visto, ma nessuno mi credette e tutti pensarono che fosse una fantazia frutto della mia malattia. Cercai di ripetere la storia a chiunque venne a trovarmi durante la mia convalescenza, ma non otteni il risultato sperato. Dopo poco anche io accantonai la vicenda. La malattia mi aveva molto debilitato e quando fui guarita io stessa non ero più sicura di cosa avevo visto e sentito. Non raccontai più la storia del mio viaggio nel regno delle fate e nessuno ne fece più cenno.
Qualche giorno fa ero nella mia vecchia casa ad aiutare mia madre a sistemare la soffitta dove conserviamo grandi bauli pieni di ricordi. Sopra uno di essi vi era scritto il mio nome e decisi di aprirlo. Lì vi erano conservati tutti i miei ricordi di infanzia. Comincia a rovistare e la mia attenzione venne attratta da una corona di fiori secchi che una volta dovevano essere stati viola. Chiesi a mia madre da dove provenisse e lei mi guardò sorpresa: _ Come? Non ricordi? E' la corona con cui il custode del parco ti ritrovò quel giorno che ti sei persa e ti sei presa quella brutta polmonite...fu una brutta faccenda, sei stata convalescente per giorni e continuavi a raccontare quella storia di fate...- All'improvviso tutto mi tornò alla memoria. Mi ricordai delle fatine, di Silesia e di ciò che mi aveva detto...il messaggio...ero stata incapace di trasmetterlo e solo ora me ne ricordavo. Dovevo rimediare.
E così eccomi qui, caro lettore, questa è la mia storia. Qualcuno di voi potrà non crederci, qualcuno potrà criticarmi dicendo che, pur ammettendo che questa storia sia vera, è ormai troppo tardi: l'uomo ha già compiuti danni irreversibili al nostro pianeta. Ma io sono un'ottimista e credo che mai come ora il messaggio di Silesia vada diffuso. Credo con questo racconto di aver mantenuto la mia promessa a Silesia e spero tanto che tu lettore possa accettare questa storia come vera e soprattutto che tu possa accogliere il messaggio inviato dalle fate. C'è ancora tanto che possiamo e dobbiamo fare per il nostro pianeta. Non lasciamo le fate sole in questa battaglia.