|
|
December 23 Contest!!
Altro contest:
1°Contest:
2°Contest:
3° Contest:
4°Contest:
Afrikaans: Gesëende Kersfees! Africano/ Eritrean/ Tigrinja: Rehus-Beal-Ledeats!
Albanese: Gezur Krishlinjden!
Arabo: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah! Argentino: Feliz Navidad!
Armeno:Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand! Bahasa Malaysia: Selamat Hari Natal! Basco: Zorionak eta Urte Berri On! Bengalese: Shuvo Naba Barsha! Boemo:Vesele Vanocce! Bretone: Nedeleg laouen na bloavezh mat! Bulgaro:Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo! Catalano: Bon Nadal i un Bon Any Nou! Cileno: Feliz Navidad! Cinese: (Mandarino) Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan!
(Cantonese) Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun! Colombiano: Feliz Navidad y Próspero Año Nuevo! Coreano: Sung Tan Chuk Ha! Cornovaglia:Nadelik looan na looan blethen noweth! Croato: Sretan Bozic! Ceco:Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok! Danese: Glædelig Jul! Ebraico: Mo'adim Lesimkha, Chena tova! Eschimese: Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo! Esperanto: Gajan Kristnaskon! Estone: Ruumsaid juulup|hi! Filippino: Maligayan Pasko! Finlandese: Hyvaa joulua! Fiammingo: Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar! Francese: Joyeux Noel! Gaelico: Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr! Gallese: Nadolig Llawen! Giapponese: Shinnen omedeto, Kurisumasu Omedeto! Greco: Kala Christouyenna! Hawaiano: Mele Kalikimaka! Hindi: Shub Naya Baras! Indonesiano: Selamat Hari Natal! Inglese: Merry Christmas! Iracheno: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah! Irlandese: Nollaig Shona Dhuit, or Nodlaig mhaith chugnat! Islandese: Gledileg Jol! Italiano: Buone Feste Natalizie! Latino: Natale hilare et Annum Faustum! Lettone: Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu! Lituano: Linksmu Kaledu! Macedone: Sreken Bozhik! Maltese: Il Milied it Tajjeb Maori: Meri Kirihimete! Micronesia: Neekiriisimas annim oo iyer seefe feyiyeech! Norvegese: God Jul, or Gledelig Jul! Olandese: Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! or Zalig Kerstfeast! Papua Nova Guinea: Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu! Peruviano: Feliz Navidad y un Venturoso Año Nuevo! Polacco: Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie! Portoghese: Feliz Natal! Rapa-Nui (Isola di Pasqua): Mata-Ki-Te-Rangi, Te-Pito-O-Te-Henua! Rumeno: Craciun Fericit Russo: Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom! Samoa: La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou! Serbo-Croato: Sretam Bozic, Vesela Nova Godina! Serbo: Hristos se rodi! Slovacco: Vesele, a stastlivy Novy Rok! Sloveno: Vesele Bozicne, Screcno Novo Leto! Spagnolo: Feliz Navidad! Svedese: God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År! Tailandese: Sawadee Pee Mai! Tedesco: Froehliche Weihnachten! Turco: Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun! Ucraino: Srozhdestvom Kristovym! Ungherese: Kellemes Karacsonyi unnepeket! Vietnamita: Chung Mung Giang Sinh! Jugoslavo: Cestitamo Bozic!
"I hope someday you'll join us
And the world will live as one " December 22
|
|
E così sono tornata a casa per le feste di Natale...devo dire che per me è sempre una grande gioia tornare nella mia casetta con le mie sorelle, i miei genitorie tutti i miei parenti..solo che fatica stargli dietro!!!Mi ci vuole sempre un pò prima di riuscire ad ambientarmi, ad adattarmi di nuovo al loro ritmo, a dir poco frenetico..ma sono così sontenta di essere qui ora che tutto passa in secondo piano!! Eccoci giunti al Natale..eh si, perchè il 25 è ormai alle porte e io non mi sono ancora interrogata su come sarà questio mio natale 2007. Spero tanto sia dolce epieno d'amore per il mio Tesoro, che sia allegro e divertente per le mie sorelle, che sia sereno per i miei genitori..vorrei tanto che quest'anno fossimo tutti più felici..facile desiderare questo e anche piuttosto banale, direte voi, ma secondo me il desiderio di felicità non è mai scontato ma è anzi il motore che ci spinge ad agire e andare avanti..a volere bene e a volerci bene...Spero proprio che queste feste mi risollevino e mi confortino dopo un anno un bel pò duro..e che mi ricaricano tanto da riuscire ad affrontare quello che mi aspetta l'anno nuovo(brrr! mi vengono i brividi al solo pensiero)..ma ora è il momento di essere lieti..Buone feste a tutti voi!!!
P.S.

| | December 16
La Storia di Babbo Natale
La moderna figura di Babbo Natale, che tutti conosciamo, deve le sue origini alla mescolanza di tradizioni folcloristiche europee che nell’arco dei secoli si sono sposate dando vita a questo personaggio, così caro alla tradizione natalizia. Sebbene il risultato odierno della trasposizione culturale dei miti e delle leggende, che ruotano intorno a questa figura misteriosa, sia unanimemente riconosciuto e rappresentato, il cammino che ha portato al prodotto finale presenta suggestioni di grande interesse culturale. Il personaggio di Babbo Natale viene infatti chiamato con nomi diversi a seconda della tradizione folcloristica che lo ha preceduto, vi sono infatti Santa Claus, Joulupukki, Sinterklaas, Kris Kringle, Died Maroz, Djed Božicnjak, etc. anche se la matrice più amata è quella di San Nicola, sebbene poi le figure abbiano origini storiche diverse. Andando ad analizzare il vasto modo delle suggestioni natalizie legate a Babbo Natale troviamo leggende e fonti molto somiglianti nelle intenzioni pedagogiche di questo personaggio. In Russia ad esempio le rappresentazioni di Babbo Natale sono strettamente connesse al personaggio di Nonno Gelo, un vecchietto che porta doni ai bambini, vestito di rosso e con una lunga barba bianca. Le rappresentazioni correnti di Babbo Natale lo raffigurano come un vecchietto gioviale, corpulento, solitamente occhialuto con un costume rosso ad inserti in pelliccia bianca e con una lunga barba bianca. La tradizione vuole che nella sera di Natale egli salga sulla propria slitta trainata dalle otto renne volanti, si infili nei caminetti di ogni famiglia dove ci sia un bambino e porti i doni a tutti coloro che sono stati buoni. Per fare tutto ciò Babbo Natale sfrutta l’aiuto della magia e in una sola notte porta i doni a tutti i bambini del mondo. Nell’arco dell’anno Babbo Natale si gode una vita casalinga con la signora Natale e con i suoi elfi, gli aiutanti, che si occupano della costruzione artigianale dei giocattoli per il Natale a venire. Dove Babbo Natale abiti è una di quelle circostanze che, come il nome, cambiano in base al paese in cui ci si trova, negli Stati Uniti si sostiene abiti al Polo Nord, per i Canadesi è in Canada, in Europa è un Lappone, ma in altre tradizioni questa figura viene collocata in Svezia o in Groenlandia. Se vogliamo andare a fondo nella ricerca delle origini di Babbo Natale troviamo che spesso coincidono con la già citata figura cristiana di San Nicola di Mira (noto anche come San Nicola di Bari, dive sono attualmente esposte le reliquie). San Nicola era un vescovo del IV e Mira era una città della Licia, provincia dell’impero Bizantino. San Nicola era famoso per le generose elargizioni di doni in favore dei poveri e per aver regalato tre doti a tre sorelle che altrimenti si sarebbero dovute prostituire. San Nicola è protettore di molte categorie di persone fra le quali i bambini, e la tradizione lo riconosce come la fonte più autorevole di derivazione per la figura di Babbo Natale. In Italia poi la figura di “San Nicolò” è amata dai piccoli spesso più di quella di Babbo Natale. In altre culture Babbo Natale viene avvicinato ad un’altra figura cristiana, quella di un vescovo San Basilio che era originario di Cesarea. Tuttavia prima della conversione al cristianesimo, le culture pagane vedevano la presenza di personaggi a cui si accosta molto bene la deriva odierna del nonno più famoso al mondo. Il folklore tedesco narrava del dio Odino, il quale ogni anno teneva una battuta di caccia nel periodo del solstizio invernale, accompagnato da altri dei e da guerrieri caduti. La tradizione voleva che i bambini lasciassero i proprio stivaletti vicini al caminetto, riempiendoli di carote, paglia o zucchero, questo per sfamare il cavallo del dio, che in segno di riconoscenza sostituiva il cibo con dei dolciumi. La contaminazione culturale nei secoli ha associato questa usanza alla figura cristiana di San Nicola, in Belgio e in Olanda infatti i bambini appendono al caminetto le proprie scarpe piene di paglia perché il santo passi e le riempia di dolci. Le tradizioni sono poi molto simili, si vede infatti come questa cultura germanica arrivò negli Stati Uniti attraverso le colonie olandesi di New Amsterdam e New York prima della conquista britannica, e queste tradizioni stanno alla base dell’abitudine odierna di appendere le calze al caminetto, molto simile per altro a quella italiana del 5 gennaio per l’attesa della befana. È sempre la tradizione germanica poi a fornire lo spunto per un’altra interpretazione della figura di Babbo Natale, molto suggestiva ed intrigante, che narra delle vicende di un sant’uomo, spesso identificato con San Nicola, alle prese con un demone. La leggenda narra di un mostro che terrorizzava il popolo insinuandosi nelle abitazioni attraverso la canna fumaria di notte, aggredendo ed uccidendo i bambini in modo orribile. Il sant’uomo vaga alla ricerca del demone e una volta trovatolo lo cattura imprigionandolo con ferri magici o benedetti (a volte sono gli stessi ferri di Cristo). Una volta catturato il sant’uomo costringe il demone a recarsi di casa in casa portando doni ai bambini per fare risarcimento dei danni arrecati nel passato. Spesso il demone è costretto a compiere questa buona azione ogni anno e disgustato dalla bontà del gesto decide di tornarsene all’inferno, altre volte invece il compito trasforma i demone in una creatura buona, che decide di riunire gli altri demoni o folletti a lui simili portando doni di anno in anno e divenendo quindi Babbo Natale. Una olandese vede il demone nelle vesti di un Uomo Nero (figura ricorrente anche nella nostra tradizione) che picchiava i bambini con un bastone per portarseli poi in Spagna nel suo sacco (c’è da dire che questa versione richiama avvenimenti storici, l’Andalusia un tempo era infatti sotto il dominio dei mori). Oggi giorno, la figura è più comunemente nota con il nome di Santa Claus, ispirazione religiosa di un Babbo Natale preesistente britannico, che riconosciamo come u vecchietto barbuto e corpulento che rappresentava lo spirito della bontà del Natale, e che ritroviamo anche nel famosissimo romanzo di Charles Dickens come lo spirito del Natale presente. Il nome di Santa Claus è derivato sempre da San Nicola, ma con la mediazione di una precedente denominazione olandese: Sinterklaas. Gli abiti con cui viene raffigurato questo santo sono poi riconducibili ad un abbigliamento di richiamo liturgico, ed è evidente quindi l’accostamento al vescovo di Mira. C’è da dire poi che spesso le date in cui i doni vengono consegnati cambiano di paese in paese, se Babbo Natale consegna i doni in coincidenza con la data religiosa della nascita di Cristo, San Nicola invece è il 6 dicembre che compie la sua tournè intorno al mondo. Col passare del tempo Santa Claus ha perso gli attributi vescovili, unificando gli aspetti della tradizione pagana olandese con la versione britannica. È solo poi nel 1823 che Babbo Natale diventa un oggetto di attenzione commerciale, con la pubblicazione di un racconto a lui dedicato in cui per la prima volta compaiono anche le renne con i relativi nomi. Inizialmente Santa Claus aveva vesti di colore diverso, ma il rosso divenne presto il colore dominante, specialmente dopo la pubblicazione delle prime cartoline che lo raffiguravano e al lancio pubblicitario della coca cola, che associava la propria marca ai colori del famoso vecchietto, una trovata commerciale rivoluzionaria di Haddon Sundblom. La versione moderna ritrae poi gli elfi come operai di una fabbrica, una rivisitazione contemporanea della versione tradizionale che li vede artigiani. La tradizione vuole poi che i bambini siano invogliati a scrivere delle lettere a Babbo Natale in cui chiedere i doni spiegando quanto sono stati buoni nell’arco dell’anno, e con l’avvento dell’era moderna sono state poi ideate una serie di iniziative per garantire la persistenza di questo mito: in molti paesi le poste accettano le lettere dei bambini, e i dipendenti postali rispondono alle richieste con cortesia, vi sono poi siti internet in cui è addirittura possibile monitorare gli spostamenti di babbo natale. La versione moderna di Babbo Natale viene poi spesso vista come una semplice trovata commerciale, dato anche l’accostamento di tale figura alla festa cristiana. Il ruolo di questo vecchietto oggi è decisamente inflazionato proprio a causa delle trovate commerciali, ma le radici culturali da cui sorge questa figura si perdono nella notte dei tempi e riguardano la fede, la favola ed hanno un valore pedagogico non indifferente, non è un caso poi che è ai bambini che si rivolge questo personaggio, invitandoli ad essere buoni nell’arco di tutto un anno per ottenere un compenso in una magica notte d’inverno. | December 13
|
"L'Omino di neve"
Natale si avvicinava. La neve quell'anno era caduta in abbondanza, ed il lago che d'estate appariva come un tondo occhio azzurro rivolto verso il cielo, era diventato un tondo tappeto immacolato. I due villaggi sulle sponde opposte erano quasi spariti nella neve perché i tetti, come grandi cappelli bianchi, nascondevano le case. In uno dei due villaggi i bambini avevano fatto un bellissimo Omino di neve. Nell'altro villaggio le bambine avevano fatto una bellissima Donnina di neve. Infatti si narra che a Natale, quando batte l'ultimo rintocco di mezzanotte, l'Omino e la Donnina diventano vivi e giocano insieme andando a curiosare nelle finestre delle case dove dormono i bambini e mangiano i dolci che i bambini hanno preparato per loro sul davanzale. L'Omino era bello grasso e fiero del suo cilindro e della sua scopa brandita come una bandiera. Aveva due occhi di carbone, molto penetranti, un naso rosso carota e denti fitti. La Donnina non era da meno; in testa un gran fazzoletto rosso con toppe a fiorellini e un grembiulone che sottolineava le sue forme opulente. L'Omino e la Donnina aspettavano felici la notte di Natale, ansiosi di incontrarsi. E venne il grande momento. Un campanile suonò il primo rintocco. Ovattato dalla distanza e dalla neve, rispose il primo rintocco dell'altro campanile al di là del lago. L'Omino e la Donnina contarono puntigliosamente fino a dodici, poi cominciarono a sgranchirsi le gambe per andare uno incontro all'altra. Si misero in cammino; il percorso non era lungo perché il lago non era grande, ma la loro mole non permetteva un'andatura scattante. Così, calmi calmi, arrivarono alla parte opposta del lago. L'Omino si guardò intorno e... non vide nessuno ad aspettarlo. La donnina si guardò intorno e... non trovò l'Omino. L'Omino era perplesso. La Donnina era perplessa. L'Omino pensò un poco e decise che la Donnina doveva aver compiuto il percorso lungo l'altra sponda. La donnina fece altrettanto. " L'aspetterò qui senza muovermi" pensò l'Omino. La stessa cosa fece la Donnina. Aspetta, aspetta il tempo passava e non succedeva nulla. Sapevano di avere soltanto quella notte per incontrarsi e stare insieme. Sapevano che l'incantesimo sarebbe cessato alla prima luce dell'alba. Dopo molta attesa, l'Omino decise di tornare sui suoi passi dalla parte opposta di quella per la quale era venuto. E la Donnina fece altrettanto. Arrivarono così al punto di partenza e di nuovo si trovarono soli. A questo punto, se avessero avuto un cuore, avrebbe cominciato a battere in fretta. Invece si rimisero in cammino con il loro passo goffo e ricominciarono a cercarsi. Le ore della notte passavano. Finalmente la fortuna li aiutò e si incontrarono. L'Omino disse: " Come sei bella!". La Donnina disse: " Come sei bello!". Già la notte cominciava ad essere meno scura e nell'aria si indovinavano le prime luci del giorno. | December 12
|
Non c'è epoca dell'anno più gentile e buona, per il mondo dell'industria e del commercio, che il Natale e le settimane precedenti. Sale dalle vie il tremulo suono delle zampogne; e le società anonime, fino a ieri freddamente intente a calcolare fatturato e dividendi, aprono il cuore agli affetti e al sorriso. L'unico pensiero dei Consigli d'amministrazione adesso è quello di dare gioia al prossimo, mandando doni accompagnati da messaggi d'augurio sia a ditte consorelle che a privati; ogni ditta si sente in dovere di comprare un grande stock di prodotti da una seconda ditta per fare i suoi regali alle altre ditte; le quali ditte a loro volta comprano da una ditta altri stock di regali per le altre; le finestre aziendali restano illuminate fino a tardi, specialmente quelle del magazzino, dove il personale continua le ore straordinarie a imballare pacchi e casse; al di là dei vetri appannati, sui marciapiedi ricoperti da una crosta di gelo s'inoltrano gli zampognari, discesi da buie misteriose montagne, sostano ai crocicchi del centro, un po' abbagliati dalle troppe luci, dalle vetrine troppo adorne, e a capo chino dànno fiato ai loro strumenti; a quel suono tra gli uomini d'affari le grevi contese d'interessi si placano e lasciano il posto ad una nuova gara: a chi presenta nel modo più grazioso il dono più cospicuo e originale. Alla Sbav quell'anno l'Ufficio Relazioni Pubbliche propose che alle persone di maggior riguardo le strenne fossero recapitate a domicilio da un uomo vestito da Babbo Natale. L'idea suscitò l'approvazione unanime dei dirigenti. Fu comprata un'acconciatura da Babbo Natale completa: barba bianca, berretto e pastrano rossi bordati di pelliccia, stivaloni. Si cominciò a provare a quale dei fattorini andava meglio, ma uno era troppo basso di statura e la barba gli toccava per terra, uno era troppo robusto e non gli entrava il cappotto, un altro troppo giovane, un altro invece troppo vecchio e non valeva la pena di truccarlo. Mentre il capo dell'Ufficio Personale faceva chiamare altri possibili Babbi Natali dai vari reparti, i dirigenti radunati cercavano di sviluppare l'idea: l'Ufficio Relazioni Umane voleva che anche il pacco-strenna alle maestranze fosse consegnato da Babbo Natale in una cerimonia collettiva; l'Ufficio Commerciale voleva fargli fare anche un giro dei negozi; l'Ufficio Pubblicità si preoccupava che facesse risaltare il nome della ditta, magari reggendo appesi a un filo quattro palloncini con le lettere S, B, A, V. Tutti erano presi dall'atmosfera alacre e cordiale che si espandeva per la città festosa e produttiva; nulla è più bello che sentire scorrere intorno il flusso dei beni materiali e insieme del bene che ognuno vuole agli altri; e questo, questo soprattutto - come ci ricorda il suono, firulí firulí, delle zampogne -, è ciò che conta. In magazzino, il bene - materiale e spirituale - passava per le mani di Marcovaldo in quanto merce da caricare e scaricare. E non solo caricando e scaricando egli prendeva parte alla festa generale, ma anche pensando che in fondo a quel labirinto di centinaia di migliaia di pacchi lo attendeva un pacco solo suo, preparatogli dall'Ufficio Relazioni Umane; e ancora di più facendo il conto di quanto gli spettava a fine mese tra " tredicesima mensilità " e " ore straordinarie ". Con qui soldi, avrebbe potuto correre anche lui per i negozi, a comprare comprare comprare per regalare regalare regalare, come imponevano i più sinceri sentimenti suoi e gli interessi generali dell'industria e del commercio. Il capo dell’Ufficio Personale entrò in magazzino con una barba finta in mano: - Ehi, tu! - disse a Marcovaldo. - Prova un po' come stai con questa barba. Benissimo! Il Natale sei tu. Vieni di sopra, spicciati. Avrai un premio speciale se farai cinquanta consegne a domicilio al giorno. Marcovaldo camuffato da Babbo Natale percorreva la città, sulla sella del motofurgoncino carico di pacchi involti in carta variopinta, legati con bei nastri e adorni di rametti di vischio e d'agrifoglio. La barba d'ovatta bianca gli faceva un po’ di pizzicorino ma serviva a proteggergli la gola dall'aria. La prima corsa la fece a casa sua, perché non resisteva alla tentazione di fare una sorpresa ai suoi bambini. " Dapprincipio, - pensava, non mi riconosceranno. Chissà come rideranno, dopo! " I bambini stavano giocando per la scala. Si voltarono appena. - Ciao papà. Marcovaldo ci rimase male. -Mah... Non vedete come sono vestito? - E come vuoi essere vestito? - disse Pietruccio. - Da Babbo Natale, no? - E m'avete riconosciuto subito? - Ci vuol tanto! Abbiamo riconosciuto anche il signor Sigismondo che era truccato meglio di te! - E il cognato della portinaia! - E il padre dei gemelli che stanno di fronte! - E lo zio di Ernestina quella con le trecce! - Tutti vestiti da Babbo Natale? - chiese Marcovaldo, e la delusione nella sua voce non era soltanto per la mancata sorpresa familiare, ma perché sentiva in qualche modo colpito il prestigio aziendale. - Certo, tal quale come te, uffa, - risposero i bambini, - da Babbo Natale, al solito, con la barba finta, - e voltandogli le spalle, si rimisero a badare ai loro giochi. Era capitato che agli Uffici Relazioni Pubbliche di molte ditte era venuta contemporaneamente la stessa idea; e avevano reclutato una gran quantità di persone, per lo più disoccupati, pensionati, ambulanti, per vestirli col pastrano rosso e la barba di bambagia. I bambini dopo essersi divertiti le prime volte a riconoscere sotto quella mascheratura conoscenti e persone del quartiere, dopo un po' ci avevano fatto l'abitudine e non ci badavano più. Si sarebbe detto che il gioco cui erano intenti li appassionasse molto. S'erano radunati su un pianerottolo, seduti in cerchio. - Si può sapere cosa state complottando? - chiese Marcovaldo. - Lasciaci in pace, papà, dobbiamo preparare i regali. - Regali per chi? - Per un bambino povero. Dobbiamo cercare un bambino povero e fargli dei regali. - Ma chi ve l'ha detto? - C'è nel libro di lettura. Marcovaldo stava per dire: " Siete voi i bambini poveri! ", ma durante quella settimana s'era talmente persuaso a considerarsi un abitante del Paese della Cuccagna, dove tutti compravano e se la godevano e si facevano regali, che non gli pareva buona educazione parlare di povertà, e preferì dichiarare: - Bambini poveri non ne esistono più! S'alzò Michelino e chiese: - È per questo, papà, che non ci porti regali? Marcovaldo si sentí stringere il cuore. - Ora devo guadagnare degli straordinari, - disse in fretta, - e poi ve li porto. - Li guadagni come? - chiese Filippetto. - Portando dei regali, - fece Marcovaldo. - A noi? - No, ad altri. - Perché non a noi? Faresti prima.. Marcovaldo cercò di spiegare: - Perché io non sono mica il Babbo Natale delle Relazioni Umane: io sono il Babbo Natale delle Relazioni Pubbliche. Avete capito? - No. - Pazienza -. Ma siccome voleva in qualche modo farsi perdonare d'esser venuto a mani vuote, pensò di prendersi Michelino e portarselo dietro nel suo giro di consegne. - Se stai buono puoi venire a vedere tuo padre che porta i regali alla gente, - disse, inforcando la sella del motofurgoncino. - Andiamo, forse troverò un bambino povero, - disse Michelino e saltò su, aggrappandosi alle spalle del padre. Per le vie della città Marcovaldo non faceva che incontrare altri Babbi Natale rossi e bianchi, uguali identici a lui, che pilotavano camioncini o motofurgoncini o che aprivano le portiere dei negozi ai clienti carichi di pacchi o li aiutavano a portare le compere fino all'automobile. E tutti questi Babbi Natale avevano un'aria concentrata e indaffarata, come fossero addetti al servizio di manutenzione dell'enorme macchinario delle Feste. E Marcovaldo, tal quale come loro, correva da un indirizzo all'altro segnato sull'elenco, scendeva di sella, smistava i pacchi del furgoncino, ne prendeva uno, lo presentava a chi apriva la porta scandendo la frase: - La Sbav augura Buon Natale e felice anno nuovo,- e prendeva la mancia. Questa mancia poteva essere anche ragguardevole e Marcovaldo avrebbe potuto dirsi soddisfatto, ma qualcosa gli mancava. Ogni volta, prima di suonare a una porta, seguito da Michelino, pregustava la meraviglia di chi aprendo si sarebbe visto davanti Babbo Natale in persona; si aspettava feste, curiosità, gratitudine. E ogni volta era accolto come il postino che porta il giornale tutti i giorni. Suonò alla porta di una casa lussuosa. Aperse una governante. - Uh, ancora un altro pacco, da chi viene? - La Sbav augura... - Be', portate qua, - e precedette il Babbo Natale per un corridoio tutto arazzi, tappeti e vasi di maiolica. Michelino, con tanto d'occhi, andava dietro al padre. La governante aperse una porta a vetri. Entrarono in una sala dal soffitto alto alto, tanto che ci stava dentro un grande abete. Era un albero di Natale illuminato da bolle di vetro di tutti i colori, e ai suoi rami erano appesi regali e dolci di tutte le fogge. Al soffitto erano pesanti lampadari di cristallo, e i rami più alti dell'abete s'impigliavano nei pendagli scintillanti. Sopra un gran tavolo erano disposte cristallerie, argenterie, scatole di canditi e cassette di bottiglie. I giocattoli, sparsi su di un grande tappeto, erano tanti come in un negozio di giocattoli, soprattutto complicati congegni elettronici e modelli di astronavi. Su quel tappeto, in un angolo sgombro, c'era un bambino, sdraiato bocconi, di circa nove anni, con un'aria imbronciata e annoiata. Sfogliava un libro illustrato, come se tutto quel che era li intorno non lo riguardasse. - Gianfranco, su, Gianfranco, - disse la governante, - hai visto che è tornato Babbo Natale con un altro regalo? - Trecentododici, - sospirò il bambino - senz'alzare gli occhi dal libro. - Metta lí. - È il trecentododicesimo regalo che arriva, - disse la governante. - Gianfranco è cosí bravo, tiene il conto, non ne perde uno, la sua gran passione è contare. In punta di piedi Marcovaldo e Michelino lasciarono la casa. - Papà, quel bambino è un bambino povero? - chiese Michelino. Marcovaldo era intento a riordinare il carico del furgoncino e non rispose subito. Ma dopo un momento, s'affrettò a protestare: - Povero? Che dici? Sai chi è suo padre? È il presidente dell'Unione Incremento Vendite Natalizie! Il commendator... S'interruppe, perché non vedeva Michelino. Michelino, Michelino! Dove sei? Era sparito. " Sta’ a vedere che ha visto passare un altro Babbo Natale, l'ha scambiato per me e gli è andato dietro... " Marcovaldo continuò il suo giro, ma era un po' in pensiero e non vedeva l'ora di tornare a casa. A casa, ritrovò Michelino insieme ai suoi fratelli, buono buono. - Di' un po', tu: dove t'eri cacciato? - A casa, a prendere i regali... Si, i regali per quel bambino povero... - Eh! Chi? - Quello che se ne stava cosi triste.. - quello della villa con l'albero di Natale... - A lui? Ma che regali potevi fargli, tu a lui? - Oh, li avevamo preparati bene... tre regali, involti in carta argentata. Intervennero i fratellini. Siamo andati tutti insieme a portarglieli! Avessi visto come era contento! - Figuriamoci! - disse Marcovaldo. - Aveva proprio bisogno dei vostri regali, per essere contento! - Sí, sí dei nostri... È corso subito a strappare la carta per vedere cos'erano... - E cos'erano? - Il primo era un martello: quel martello grosso, tondo, di legno... - E lui? - Saltava dalla gioia! L'ha afferrato e ha cominciato a usarlo! - Come? - Ha spaccato tutti i giocattoli! E tutta la cristalleria! Poi ha preso il secondo regalo... - Cos'era? - Un tirasassi. Dovevi vederlo, che contentezza... Ha fracassato tutte le bolle di vetro dell'albero di Natale. Poi è passato ai lampadari... - Basta, basta, non voglio più sentire! E... il terzo regalo? - Non avevamo più niente da regalare, cosi abbiamo involto nella carta argentata un pacchetto di fiammiferi da cucina. È stato il regalo che l'ha fatto più felice. Diceva: " I fiammiferi non me li lasciano mai toccare! " Ha cominciato ad accenderli, e... -E...? - …ha dato fuoco a tutto! Marcovaldo aveva le mani nei capelli. - Sono rovinato! L'indomani, presentandosi in ditta, sentiva addensarsi la tempesta. Si rivesti da Babbo Natale, in fretta in fretta, caricò sul furgoncino i pacchi da consegnare, già meravigliato che nessuno gli avesse ancora detto niente, quando vide venire verso di lui tre capiufficio, quello delle Relazioni Pubbliche, quello della Pubblicità e quello dell'Ufficio Commerciale. - Alt! - gli dissero, - scaricare tutto; subito! " Ci siamo! " si disse Marcovaldo e già si vedeva licenziato. - Presto! Bisogna sostituire i pacchi! - dissero i Capiufficio. - L'Unione Incremento Vendite Natalizie ha aperto una campagna per il lancio del Regalo Distruttivo! - Cosi tutt'a un tratto... - commentò uno di loro. Avrebbero potuto pensarci prima... - È stata una scoperta improvvisa del presidente, - spiegò un altro. - Pare che il suo bambino abbia ricevuto degli articoli-regalo modernissimi, credo giapponesi, e per la prima volta lo si è visto divertirsi... - Quel che più conta, - aggiunse il terzo, - è che il Regalo Distruttivo serve a distruggere articoli d'ogni genere: quel che ci vuole per accelerare il ritmo dei consumi e ridare vivacità al mercato... Tutto in un tempo brevissimo e alla portata d'un bambino... Il presidente dell'Unione ha visto aprirsi un nuovo orizzonte, è ai sette cieli dell'entusiasmo... - Ma questo bambino, - chiese Marcovaldo con un filo di voce, - ha distrutto veramente molta roba? - Fare un calcolo, sia pur approssimativo, è difficile, dato che la casa è incendiata... Marcovaldo tornò nella via illuminata come fosse notte, affollata di mamme e bambini e zii e nonni e pacchi e palloni e cavalli a dondolo e alberi di Natale e Babbi Natale e polli e tacchini e panettoni e bottiglie e zampognari e spazzacamini e venditrici di caldarroste che facevano saltare padellate di castagne sul tondo fornello nero ardente. E la città sembrava più piccola, raccolta in un'ampolla luminosa, sepolta nel cuore buio d'un bosco, tra i tronchi centenari dei castagni e un infinito manto di neve. Da qualche parte del buio s'udiva l'ululo del lupo; i leprotti avevano una tana sepolta nella neve, nella calda terra rossa sotto uno strato di ricci di castagna. Usci un leprotto, bianco, sulla neve, mosse le orecchie, corse sotto la luna, ma era bianco e non lo si vedeva, come se non ci fosse. Solo le zampette lasciavano un'impronta leggera sulla neve, come foglioline di trifoglio. Neanche il lupo si vedeva, perché era nero e stava nel buio nero del bosco. Solo se apriva la bocca, si vedevano i denti bianchi e aguzzi. C'era una linea in cui finiva il bosco tutto nero e cominciava la neve tutta bianca. Il leprotto correva di qua ed il lupo di là. Il lupo vedeva sulla neve le impronte del leprotto e le inseguiva, ma tenendosi sempre sul nero, per non essere visto. Nel punto in cui le impronte si fermavano doveva esserci il leprotto, e il lupo usci dal nero, spalancò la gola rossa e i denti aguzzi, e morse il vento. Il leprotto era poco più in là, invisibile; si strofinò un orecchio con una zampa, e scappò saltando. È qua? È là? no, è un po' più in là? Si vedeva solo la distesa di neve bianca come questa pagina.
"Racconto di Natale" di Italo Calvino | December 09
|
So this is Christmas
and what have you done
another year over
a new one just begun
and so this Xmas
I hope you have fun
the near and the dear one
the old and the young.
A merry merry Christmas
and happy New Year
let's hope it's a good one
without any fear.
And, so this is Christmas (war is over)
for weak and for strong (if you want it)
for rich and the poor ones(War is over now)
the road is so long
and so happy Christmas
for black and for white
for the yellow and red ones
let's stop all the fight.
A merry merry Christmas
and happy New Year
let's hope it's a good one
without any fear.
And, so this is Christmas
and what have we done
another year over
a new one just begun
and, so happy Christmas
we hope we have fun
the near and the dear one
the old and the young.
A merry merry Christmas
and happy New Year
let's hope it's a good one
without any fear.
(War is over if you Want it war is over now)
| December 08
|
Da sempre e in tutte le culture l'albero è stato considerato il simbolo della vita. L’abete ha un particolare significato simbolico perché esso è verde e rigoglioso quando le altre piante sono spoglie e sembrano morte. Quest’albero rappresenta la vita eterna e la speranza del ritorno alla vita.Molte leggende narrano che l'abete è uno degli alberi del giardino dell'Eden. Una narra che l'abete è l'albero della Vita le cui foglie avvizzirono ad aghi quando Eva colse il frutto proibito e non fiorì più fino alla notte in cui nacque Gesù. Un'altra leggenda narra che Adamo portò un ramoscello dell'albero del bene e del male con lui dall'Eden. Questo ramoscello più tardi divenne l'abete che fu usato per l'albero di Natale e per la Santa Croce. L'albero di Natale è una tradizione antica che viene fatta risalire agli antichi popoli germanici, in particolare i Teutoni, che a partire dal solstizio invernale, i giorni più corti dell'anno, nei loro riti pagani festeggiavano il passaggio dall'autunno all'inverno piantando davanti alle case un abete ornato di ghirlande e bruciando un enorme ceppo nei camini. Questo ceppo veniva scelto tra i migliori della catasta ed era bruciato nelle case davanti alla famiglia al completo per 12 giorni consecutivi. Dal modo di ardere del legno venivano tratti presagi su come sarebbe stato l'anno successivo. Simbolicamente si bruciava il passato, e si coglievano i segni del prossimo futuro: le scintille che salivano nella cappa simboleggiavano il ritorno dei giorni lunghi, la cenere veniva raccolta e sparsa nei campi per renderli fertili e pronti ad abbondanti raccolti. I Romani decoravano le loro case con rami di abete durante i Saturnalia e si scambiavano rami di questa pianta come segno di buona fortuna. I Druidi consideravano gli abeti sacri e il simbolo della vita stessa. Con l’avvento del cristianesimo molte di queste tradizioni pagane furono incorporate in esso. Esistono numerose storie sull’origine dell’albero di Natale.Una storia ucraina racconta di una donna molto povera che non aveva nulla da mettere sull’albero del suo bambino. Quando la donna si svegliò la mattina di Natale trovò i rami dell’albero ricoperti da ragnatele che con la luce del sole sembravano d’argento. Un’altra storia che giunge dalla Germania parla di ragni e degli alberi di Natale. Tanto tempo fa le famiglie permettevano ai loro animali di entrare in casa per ammirare l’albero di Natale durante la vigilia di Natale. Poiché Gesù era nato in una stalla essi ritenevano che gli animali potevano prender parte alle celebrazioni natalizie. Gli unici animali a cui ciò non era permesso erano i ragni, poiché le donne non volevano che le loro case fossero riempite di ragnatele. I ragni erano molto tristi per questo così un Natale si lamentarono con Gesù Bambino, che si dispiacque molto per loro e decise che quella notte, quando tutti erano a dormire, li avrebbe fatti entrare in casa per ammirare l’albero. I ragni rimasero incantati dall’albero e da quella notte entrarono di nascosto tutte le notti seguenti in casa e intrufolandosi tra i rami li ricoprirono con le loro ragnatele. La mattina di Natale quando le donne della casa si svegliarono videro quello che avevano fatto i ragni, ma invece di essere arrabbiate, rimasero deliziate. A ricordo di ciò, la notte in cui nasce Gesù Banbino, ancora oggi gli alberi di Natale vengono decorati con scintillanti fili di lamè. Una leggenda sulle origini dell’albero di Natale ci riporta a San Bonifacio. Era questi un monaco inglese che organizzò le chiese cristiane in Francia e Germania. Un giorno durante un viaggio San Bonifacio incontrò un gruppo di pagani riuniti intorno ad una grande quercia per sacrificare un bambino al dio Thor. Per fermare il rito sacrificale e salvare la vita del bambino Bonifacio sferrando un fortissimo pugno fece cadere la quercia e al suo posto apparve un piccolo abete. Il santo disse ai pagani che quel piccolo abete era l’Albero della Vita e simboleggiava la vita eterna di Cristo. Un’altra leggenda racconta che Martin Luther, il fondatore del protestantesimo, mentre camminava in un bosco la vigilia di Natale fu attratto dallo scintillio proveniente dagli alberi ghiacciati che, illuminati dai bagliori della luna, sembravano fossero ricoperti da migliaia di stelle. Così affascinato da quello spettacolo Martin Luther tagliò un piccolo albero per portarlo a casa alla sua famiglia. Per ricreare lo stesso luccichio che aveva visto nel bosco, egli pose su tutti i rami delle candele. C’è poi una storia che racconta di un povero taglialegna che la Vigilia di Natale incontrò un bambino solo e affamato. Benché l’uomo fosse molto povero diede al bambino da mangiare e un riparo per la notte. L’indomani, quando il taglialegna si svegliò, trovò un bellissimo e scintillante albero fuori la porta di casa. Il bambino solo e affamato era in realtà Gesù Bambino che per ringraziare il povero uomo della sua bontà gli dono quell’albero. Si ritiene che l’usanza dell’albero di Natale sia iniziata in Germania nel sedicesimo secolo quando i devoti cristiani iniziarono a decorare gli alberi nelle loro case durante il periodo natalizio. Alcuni costruivano delle piramidi di legno e le decoravano con rami di abete e con candele. L’usanza dell’albero di Natale divenne popolare in altre parti d’Europa. In Inghilterra il Principe Alberto, marito della regina Vittoria, rese gli alberi di Natale alla moda, decorando il primo albero di Natale inglese con le candele, una varietà di dolci, frutta e di pan di zenzero in 1841 nel castello di Windsor. Ben presto, i nobili inglesi copiarono questa moda, usando come decorazioni tutti i generi di articoli più esagerati. Charles Dickens ci racconta come a metà dell’Ottocento l’albero iniziò ad essere addobbato con bambole, mobili in miniatura, minuscoli strumenti musicali, pistole e spade giocattolo, frutta e caramelle. Durante la maggior parte del diciannovesimo secolo gli Americani trovarono l’usanza dell’albero di Natale una cosa odiosa. Il primo ricordo dell’esposizione di un albero di Natale in America risale al 1830 in una comunità tedesca della Pennsylvania, quando fu addobbato un albero per raccogliere denaro per la chiesa locale. Gli abitanti del villaggio videro la cosa come un oltraggio e un ritorno al paganesimo ed chiesero al parroco di togliere al più presto quell’albero. Durante la fine dell’Ottocento pian piano l’albero di Natale divenne popolare in tutti gli Stati Uniti. Mentre le persone di origine europea usavano piccoli alberi decorati con mele, noci e biscotti di marzapane, gli americani preferivano alberi molto alti, che arrivassero a toccare il soffitto, e li decoravano con oggetti fatti in casa. L’arrivo dell’elettricità rese gli alberi di Natale colorati di luci scintillanti. Così gli alberi di Natale iniziarono a fare la loro comparsa nelle piazze di tutto il mondo, e tutti gli edifici, pubblici e privati, segnano l’inizio del periodo natalizio con la cerimonia dell’albero di Natale. In Italia l’uso dell’albero di Natale si è diffuso solo dopo la seconda Guerra Mondiale, ma anche da noi oggi l’albero è diventato uno dei principali simboli del Natale. | December 06
|
Brano di natale
… Corse alla finestra, l'aprì e sporse fuori la testa; niente nebbia, niente bruma; una giornata chiara, luminosa, gioviale, stimolante, fredda; un freddo che frustava il sangue e metteva voglia di ballare; un sole d'oro, un cielo incantevole; aria fresca e dolce; campane gioiose. Oh, splendido, splendido! "Che giorno è oggi?", gridò Scrooge, verso la strada, a un ragazzo vestito a festa, che forse si era fermato proprio per guardare lui. "Eh...?", rispose il ragazzo, con tutto lo stupore di cui era capace. "Che giorno è oggi, mio bel figliolo?", chiese Scrooge. "oggi...", replicò il ragazzo, "ma come? È Natale!" "È Natale", disse Scrooge a se stesso. "Non l'ho lasciato passare. Gli spiriti hanno fatto tutto in una notte sola. Possono fare qualunque cosa vogliono, naturalmente; naturalmente, possono fare qualunque cosa vogliono!" "Senti, ragazzino." "Sì", rispose il ragazzo. "Sei un ragazzino intelligente", disse Scrooge, "un ragazzino straordinario. Sai se hanno venduto quel tacchino che c'era appeso in mostra alla bottega?Non il tacchino piccolo, ma quello grosso." "Quale, quello grosso come me?", rispose il ragazzino. " - Che ragazzino delizioso! E un piacere parlare con lui. - Sì, figliolo mio." "C'è ancora appeso adesso", replicò il ragazzo. "C'è", disse Scrooge. "Va' a comperarlo." "È matto!", rispose il ragazzo. "No, no", disse Scrooge. "Va' a comperarlo, e di che lo portino qui, perché possa dare l'indirizzo dove deve essere mandato. Ritorna col commesso e ti darò uno scellino; ritorna con lui in meno di cinque minuti e ti darò mezza corona." Il ragazzo partì come una palla di fucile; e chi avesse potuto far partire una palla con una velocità pari a metà della sua avrebbe dovuto avere la mano ben ferma sul grilletto. "Lo voglio mandare a Bob Cratchit", mormorò Scrooge, fregandosi le mani e scoppiando in una risata. "Non saprà chi è che glielo ha mandato. E grande il doppio di Tiny Tim. Nessuno ha mai fatto uno scherzo così ben riuscito come quello di mandare quel tacchino a Bob." La calligrafia con la quale scrisse l'indirizzo non era molto ferma; tuttavia, in un modo o nell'altro, lo scrisse, poi scese giù ad aprire la porta di strada per trovarsi pronto all'arrivo del commesso del pollaiolo. Mentre stava sulla porta, aspettandolo, gli cadde sott'occhio il batacchio. "A questo vorrò bene finché vivo", gridò Scrooge, accarezzandolo con le mani. "E dire che prima lo avevo appena guardato! Che espressione onesta c'è in quella faccia! E un batacchio magnifico. Ma ecco il tacchino. Hello, come state? Buon Natale!" Quello era un tacchino! E impossibile che quell'uccello fosse mai stato in piedi. Le zampe gli si sarebbero piegate sotto in un minuto, come bastoncini di ceralacca. "Ma è impossibile portarlo fino a Camden Town. Bisogna che prendiate una carrozza." Il risolino col quale pronunciò queste parole, e quello col quale pagò il tacchino, e quello col quale pagò la carrozza, e quello col quale ricompensò il ragazzo, furono superati soltanto da quello col quale tornò a sedersi senza fiato sulla sua sedia, continuando a ridere finché non gli venne da piangere.
Farsi la barba non fu cosa facile perché la mano continuava a tremargli molto; e farsi la barba è una cosa che richiede attenzione anche quando uno, facendosela, non si mette a ballare; pure, se si fosse tagliato la punta del naso, ci avrebbe messo sopra un pezzetto di cerotto e sarebbe stato perfettamente soddisfatto lo stesso. Si vestì dei suoi abiti migliori, e finalmente uscì in strada. In questo momento la gente stava uscendo dalle case, così come egli l'aveva vista in compagnia dello Spettro del Natale Presente. E Scrooge, camminando con le mani dietro la schiena, guardava tutti quanti con un sorriso compiaciuto. Per dirla in breve, aveva l’aria così irresistibilmente piacevole che tre o quattro tipi di buon umore dissero "buon giorno, signore, buon Natale", e Scrooge disse spesso, più tardi, che di tutti i suoni gioiosi che egli aveva mai udito, quelli al suo orecchio erano stati i più gioiosi. Non aveva fatto molta strada, quando vide venirgli incontro quel signore imponente che il giorno prima era entrato nel suo ufficio dicendo: "La ditta Scrooge e Marley, credo". Sentì un colpo al cuore nel pensare all'occhiata che gli avrebbe dato il vecchio signore nel momento in cui si fossero incontrati; ma conosceva ormai quale strada gli si apriva diritta dinanzi e la prese. "Caro signore", disse Scrooge, affrettando il passo, e prendendo il vecchio per ambe le mani, "come state? Spero che abbiate avuto successo ieri. E stato molto gentile da parte vostra. Buon Natale, signore!" "Il signor Scrooge?" "Sì", disse Scrooge: "questo è il mio nome, e ho paura che non vi riesca molto gradito. Permettetemi di chiedervi scusa, e vogliate avere la bontà... " e qui Scrooge gli sussurrò qualcosa all'orecchio. "Signore Iddio!", gridò il signore, come se gli fosse stato mozzato il fiato. "Mio caro signor Scrooge, parlate sul serio?" "Per favore", disse Scrooge, "neanche un soldo di meno. In questa somma, vi assicuro, sono compresi molti arretrati. Volete farmi questo favore?" "Ma, caro signore", disse l'altro, stringendogli la mano, "non so che cosa dire di fronte a una simile munifi..." "Non dite niente, vi prego", replicò Scrooge. "Venite a trovarmi. Verrete a trovarmi?" "Ma certo", esclamò il vecchio signore, ed era chiaro che diceva sul serio. "Grazie", disse Scrooge, "vi sono molto obbligato. Vi ringrazio mille volte.
Dio vi benedica."
Si recò in chiesa, passeggiò per le strade, guardò la gente che si affrettava in tutte le direzioni, accarezzò bambini sulla testa, rivolse la parola ai mendicanti, guardò dentro le cucine delle case e dentro le finestre, e trovò che tutto quanto gli procurava piacere. Non aveva mai sognato che una passeggiata, che una cosa qualunque potesse dargli tanta felicità. Nel pomeriggio si diresse verso la casa di suo nipote. Passò e ripassò davanti alla porta una dozzina di volte, prima di avere il coraggio di andar su e bussare. Finalmente si decise e lo fece. "E in casa il vostro padrone, mia cara?", disse Scrooge alla domestica. Ragazza graziosa, davvero! "Sì, signore." "Dov'è, amor mio?", disse Scrooge. "E in sala da pranzo, insieme con la signora. Vi accompagno di sopra, col vostro permesso." "Grazie, lui mi conosce", disse Scrooge, che aveva già la mano sulla maniglia della sala da pranzo. "Entrerò qui, mia cara." Fece girare la maniglia pian piano, e si affacciò alla porta semiaperta. Stavano guardando la tavola apparecchiata con un gran lusso, perché i padroni di casa, quando sono giovani, sono sempre nervosi su questo punto e vogliono esser sicuri che tutto sia in perfetto ordine. "Fred!", disse Scrooge. Signore! come trasalì la sua nipote acquisita! Per un attimo Scrooge si era scordato che c'era anche lei, seduta in un angolo, col panchettino sotto i piedi; altrimenti non lo avrebbe fatto di certo. "Ma come, benedetto Iddio", gridò Fred, "chi è mai?" "Sono io, tuo zio Scrooge. Son venuto a pranzo. Vuoi lasciarmi entrare, Fred?" Lasciarlo entrare! E un miracolo che, stringendogli la mano, non gli staccasse addirittura il braccio. Si sentì a casa propria in cinque minuti. Non c'era nulla che potesse essere più cordiale. Sua nipote aveva esattamente lo stesso aspetto, e così Topper quando arrivò, e così la sorellina paffutella quando arrivò e così tutti quanti quando arrivarono. Festa meravigliosa, giochi meravigliosi, armonia meravigliosa, felicità meravigliosa.
Però la mattina seguente arrivò presto in ufficio. Oh, se ci arrivò presto! Solo poter arrivare per primo e sorprendere Bob Cratchit che arrivava in ritardo: era questa la cosa che più gli stava a cuore. E vi riuscì; sì, vi riuscì. L'orologio batté le nove - niente Bob; le nove e un quarto - niente Bob. Era ben diciotto minuti e mezzo in ritardo. Scrooge stava seduto con la porta spalancata, in modo da poterlo veder entrare nella cisterna. Si era levato il cappello e la sciarpa prima di aprire la porta, e si arrampicò in un baleno sul suo panchetto, correndo via con la penna come se tentasse di riacchiappare le nove. "Ehi là!", grugnì Scrooge, con la sua voce consueta, imitandola il più fedelmente possibile. "Che cosa significa arrivare a quest'ora?" "Vi chiedo mille scuse, signor Scrooge", disse Bob, "sono in ritardo." "Davvero?", ripeté Scrooge. "Sì, credo che siate in ritardo. Venite un momento qua, per favore!" "Una volta sola all'anno, signor Scrooge", supplicò Bob, venendo fuori dalla cisterna. "Non succederà più. Ieri siamo stati un po' allegri." "Ora vi dirò una cosa, amico mio", disse Scrooge. "Non intendo tollerare più a lungo questa razza di cose, e perciò", proseguì, balzando su dalla sedia e dando a Bob una tale spinta nel panciotto da farlo andare all'indietro barcollando dentro la cisterna, "e perciò mi propongo di aumentarvi lo stipendio." Bob tremò e si avvicinò un po' più al righello. Ebbe per un momento l'idea dì servirsene per stordire Scrooge, e poi tenerlo fermo e chiedere alla gente della corte aiuto e una camicia di forza. "Buon Natale, Bob!", disse Scrooge, con una serietà che non poteva essere fraintesa, battendogli sulle spalle. "Un Natale più buono, Bob, mio bravo figliolo, di quelli che vi ho dato per molti anni. Vi aumenterò lo stipendio e tenterò di assistere la vostra famiglia nelle sue difficoltà; e questo stesso pomeriggio discuteremo i vostri affari, seduti davanti a un bel punch natalizio fumante. Ravvivate il fuoco, Bob Cratchit, e comperatevi un'altra paletta per il carbone, prima di mettere il punto su un'altra i."
Scrooge fece più che mantenere la parola. Fece tutto quanto, e infinitamente di più: e per Tiny Tim, il quale non morì, fu un secondo padre. Divenne un amico, un padrone, un uomo così buono, come poteva mai averne conosciuto quella buona vecchia città, o qualunque altra buona vecchia città, borgata o villaggio di questo buon mondo. Alcuni ridevano, vedendo il suo cambiamento; ma egli era abbastanza saggio da sapere che su questo globo niente di buono è mai accaduto, di cui qualcuno non abbia riso al primo momento. E sapendo che in ogni modo la gente siffatta è cieca, pensò che non aveva nessuna importanza se strizzavano gli occhi in un sogghigno, come fanno gli ammalati di certe forme poco attraenti di malattie. Il suo cuore rideva e questo per lui era perfettamente sufficiente. Non ebbe più rapporti con gli spiriti; ma visse sempre, d'allora in poi, sulla base di una totale astinenza; e di lui si disse sempre che se c'era un uomo che sapeva osservare bene il Natale, quell'uomo era lui. Possa questo esser detto veramente di noi, di noi tutti! E cosi, come osservò Tiny Tim, che Dio ci benedica, tutti!
da "Canto di Natale"
di Charles Dickens | December 04
|
Un lieto Natale
"Nella grigia luce del mattino di Natale, la prima a svegliarsi fu Jo; rimase delusa nel vedere che non vi erano calze appese al camino ma, ricordandosi della promessa della mamma, cercò sotto il cuscino e ne trasse un libretto rilegato in rosso. Era la bellissima storia della vita del miglior Uomo che fosse vissuto; Jo la conosceva bene e sapeva che non poteva esistere un miglior libro-guida per un pellegrino in cammino. Con un allegro "Buon Natale" destò Meg e le ricordò di cercare sotto il cuscino. Anch'essa trovò un libro con la copertina verde e con alcune parole di dedica scritte dalla mamma. Questo, rendeva il dono ancor più prezioso. Poco dopo Beth ed Amy si svegliarono e, frugando sotto i guanciali, trovarono la prima un libro color cenere, la seconda uno color turchino. Le ragazze cominciarono a sfogliare i libri commentandoli, mentre il cielo si tingeva di rosa per il sorgere del sole. Margherita, malgrado le sue piccole vanità, era molto buona e saggia ed aveva una certa influenza sulle sorelline, specialmente su Jo che le voleva molto bene. - Ragazze - disse Meg, abbracciando con un solo sguardo le quattro testine arruffate - la mamma desidera che noi leggiamo ed amiamo i libri: dobbiamo ubbidire fin da ora. Così detto cominciò a leggere. Io le passò un braccio attorno alle spalle e iniziò la lettura con la guancia appoggiata a quella della sorella. - Meg è proprio buona - esclamò Beth commossa. - Vieni, Amy, seguiamo il loro esempio; ti spiegherò le parole che non conosci ed io, se non capirò qualcosa, mi rivolgerò a loro. - Ho piacere che la copertina del mio libro sia turchina! - disse Amy. Tutta la casa piombò nel silenzio, interrotto soltanto dal frusciare delle pagine. Intanto il sole inondava la camera, augurando il "Buon Natale" alle quattro testine bionde. - Dov'è la mamma, Anna? - domandò Meg, dopo una mezz'ora, mentre scendeva le scale insieme a Jo. - Dio solo lo sa! È venuto un povero a chiedere l'elemosina e dopo essersi informata su ciò che gli abbisognava, è uscita con lui. Non conosco nessuna donna più generosa nel donare cibi ed abiti ai poveri. - Immagino che tornerà presto: prepara intanto le torte: poi prepariamo il resto, - disse Meg, guardando i regali dentro al paniere. - Ma dov'è l'acqua di Colonia di Amy? - L'ha presa lei pochi momenti fa per metterci un nastro o non so quale altra cosa - rispose Jo, saltellando per la casa. - Sono belli i miei fazzoletti? Anna me li ha lavati e stirati ed io li ho cifrati, - disse Beth guardando le cifre piuttosto irregolari. - Ma guarda, invece di ricamare "M.M." ha fatto "Mamma"! - esclamò Jo, guardandone uno. - Ho forse fatto male? Anche Meg ha come cifra una doppia "M" ed io voglio che questi fazzoletti li adoperi soltanto la mamma! - rispose Beth turbata. - Hai fatto benissimo, tesoro! La mamma sarà molto contenta, - disse Meg lanciando una severa occhiata a Jo e sorridendo a Beth. - Ho sentito dei passi, presto, nascondiarno i regali! - esclamò Jo concitatamente, ma non era la mamma: era Amy che entrava in gran fretta, tutta confusa nel vedere che le sorelle l'aspettavano già. - Dove sei stata e cosa nascondi, lì dietro? - chiese Meg molto meravigliata nel constatare che la pigra sorellina era uscita così di buon'ora. - Non ridere, Jo. Non volevo dirlo a nessuno, ma mi avete scoperto. Sono andata a cambiare la boccetta di profumo con una più grande: ho speso tutti i miei risparmi. Voglio diventare veramente buona. Amy mostrò la bella bottiglia che avrebbe sostituito quella più piccola ed era così bello ed umile il suo gesto che Meg non potè fare a meno di abbracciarla. - Stamattina dopo aver letto il libro - mi sono vergognata del mio egoismo. Appena alzata sono uscita per cambiare la boccetta, ma adesso sono contenta perchè il mio regalo è il più bello di tutti - soggiunse Amy. La porta di casa si chiuse di nuovo e le ragazze fecero sparire rapidamente il paniere sotto il divano. - Buon Natale, mamma! Buon Natale! Grazie dei libri: abbiamo già cominciato a leggerli e saranno la nostra lettura di ogni mattina - gridarono allegramente le quattro ragazze. "Buon Natale a voi, figlie mie! Sono contenta che abbiate già iniziato e spero che continuerete. Ma prima di sederci, devo dirvi una cosa. Poco lontano da qui, una donna ha appena avuto un bimbo. Ne ha già altri sei, che stanno rannicchiati in un unico letto per non gelare. Infatti, non hanno né legna per il fuoco, né qualcosa da mangiare... Bambine mie, vorreste donare loro la vostra colazione come regalo di Natale?" Per un momento nessuna parlò: avevano un grande appetito poichè attendevano già da un'ora. L'indecisione durò per poco. - Sono contenta che tu sia arrivata prima che cominciassimo. - Vengo io ad aiutarti? - chiese Beth con premura. - Io porto la crema e le focaccine, - soggiunse Amy. - Sapevo che le mie bambine avrebbero fatto questo piccolo sacrificio - disse sorridendo la signora March. - Verrete tutte con me e quando torneremo faremo colazione con latte, pane, burro. In pochi minuti tutte furono pronte per uscire. Per loro fortuna, le strade erano deserte e nessuno si meravigliò di quella processione. La stanza che videro era veramente una stamberga! Il fuoco era spento, le finestre sconquassate; le coperte lacere e in un angolo la madre ammalata col piccolo che strillava. Sotto una vecchia coperta erano sei bambini che, quando videro entrare le fanciulle, sorrisero spalancando gli occhi per la meraviglia. - Mio Dio! Sono gli angeli che vengono ad aiutarci, - esclamò la povera madre commossa. - Strani angeli con cappucci e guanti! - esclamò Jo e tutti risero allegramente. Pochi minuti dopo la stanza aveva mutato aspetto. Anna, che aveva portato la legna da casa, accese il fuoco. Poi, con cappelli vecchi e perfino il suo scialle, chiuse le aperture dei vetri rotti. Intanto la signora March preparava per la madre il tè e una minestra, promettendole nuovi aiuti. Le ragazze preparavano la tavola ed imboccavano i sei bambini, ridendo, chiacchierando e cercando di capire il loro strano modo di parlare. I bambini, tra un boccone e l'altro, le chiamavano "angeli" e questo divertiva molto le ragazze che prima di allora non erano mai state chiamate così, specialmente Jo che, fin dalla nascita, era stata considerata un " sanciopancia ". Terminata la colazione, tutte tornarono a casa e forse in tutta la città non vi erano quattro fanciulle più liete. - Sono contenta di aver fatto un po' di bene ai nostri simpatici vicini! - esclamò Meg mentre disponeva sulla tavola i doni per la mamma che, in quel momento, stava cercando al piano superiore indumenti per i piccoli Hummel. Benchè i regali non fossero gran cosa, la tavola così preparata con le rose, i crisantemi e l'edera, faceva un bell'effetto. Le opere benefiche e la distribuzione dei doni occupò le ragazze per tutta la mattinata; il pomeriggio, invece, trascorse tra i preparativi per la festa di quella sera. Essendo ancora troppo giovani per andare a teatro e non avendo la possibilità di comperare tutto il necessario per le loro rappresentazioni, le ragazze dovevano aguzzare il loro ingegno. Alcune delle loro trovate erano veramente ingegnose: chitarre di cartone colorato, lumi antichi ricavati dalle scatole di burro, abiti di cotonina ornati con diamanti di stagnola, armature di lamina di zinco. Il mobilio della stanza era abituato ad essere messo sossopra per quelle ingenue baldorie. Alle recite erano ammesse solo le bambine, così Jo poteva divertirsi ad impersonare tutte le parti maschili. Essa andava molto orgogliosa di un paio di stivaloni di cuoio che le erano stati regalati da un'amica e di un vecchio fioretto che compariva in tutte le rappresentazioni. L'esiguo numero di attori richiedeva che i principali recitassero varie parti, mutando in tutta fretta gli abiti. La sera di Natale, su una brandina che fungeva da platea, erano sedute una dozzina di spettatrici: grande era l'attesa davanti al sipario di tela azzurra. Dietro al sipario si udivano fruscii, rumori di passi, un parlare sommesso e le risatine soffocate di Amy, che era in preda ad una grande agitazione. Finalmente il sipario si alzò e cominciò la " Tragedia musicale ". La scena rappresentava una foresta oscura: qua e là vi erano vasi di piante, un vecchio tappeto verde simulava il prato. Nel fondo vi era una grotta le cui pareti erano fatte con diverse scrivanie; la scena era resa tenebrosa da un fuoco acceso nella caverna su cui bolliva una pentola, sorvegliata da una vecchia strega. L'effetto era grande specialmente quando la strega alzava il coperchio della pentola, lasciando sfuggire sbuffi di denso fumo nero. Dopo un attimo di pausa, Ugo, il personaggio malvagio della tragedia, entra sbatacchiando la porta, col cappello calato sugli occhi e gli immancabili stivali. Dopo aver camminato un po' per il palcoscenico, comincia a cantare il suo odio per Roderigo, il suo amore per Zara e il proposito di uccidere il primo e di farsi amare dalla seconda. Il sipario si chiuse tra gli applausi degli spettatori che commentarono l'opera masticando frutta candita. Colpi di martelli risuonarono per tutto l'intervallo, ma quando il sipario si alzò, nessuno ebbe il coraggio di lamentarsi per il ritardo. Una torre si ergeva fino al soffitto, nel centro vi era una finestrella illuminata, attraverso la quale appariva Zara in un elegante vestito azzurro. Zara doveva uscire dalla finestra, e stava per metter piede a terra, quando lo strascico della sua veste, impigliandosi nelle finestrelle, fa crollare la torre e seppellisce gli infelici amanti. Dalla platea sorse un urlo generale che presto si tramutò in una risata clamorosa mentre, dalle macerie, uscivano agitandosi due stivaloni gialli e una testolina tutta riccioli che gridava: - L'avevo detto io! l'avevo detto! Fortunatamente l'incidente si risolse assai felicemente. Il terzo atto si svolge nel salone del castello dove è nascosta Agar, pronta ad uccidere Ugo e a liberare i due prigionieri. Sentendolo giungere, essa si nasconde e lo vede preparare le bevande, poi volgersi a un servo e dire: - Porta queste bevande ai due prigionieri e di che verrò tra poco. Ma Agar, approfittando di un momento di distrazione del malvagio, sostituisce due coppe innocue a quelle avvelenate. Il servo esce e Ugo, dopo un lungo canto, preso dalla sete beve la coppa contenente il veleno destinato a Roderigo. Dopo vari gesti e contorsioni egli cade morto per terra mentre Agar compie interamente la sua vendetta informandolo di tutto il suo operato con una bellissima romanza. Il quarto atto rivela come Roderigo, che si credeva abbandonato da Zara, voglia uccidersi. Ma un dolce canto lo informa della fedeltà della sua amata e una chiave lanciata dentro la sua prigione gli permette di liberarla. Il pubblico applaudì freneticamente e l'applauso sarebbe durato a lungo se non fosse accaduto uno strano incidente. La branda su cui erano seduti gli spettatori si chiuse improvvisamente, soffocando il generale entusiasmo. Ridevano ancor tutti quando Anna entrò portando gli auguri di Buon Natale da parte della signora March ed invitando tutti ad un piccolo trattenimento. Fu una sorpresa anche per le ragazze; sapevano che la mamma avrebbe offerto qualcosa, ma una cena così bella non l'avevano più veduta dal tempo della lontana ricchezza. C'erano due gelati; uno bianco ed uno rosso; torta, frutta, un vassoio di fondante e, nel centro della tavola, quattro bellissimi mazzi di fiori. Le bambine guardarono meravigliate, poi assalirono la madre di domande: - Sono le fate? - domandò Amy. - È il Babbo Natale! - disse Beth. - È stata la mamma! - esclamò Meg, sorridendo felice. - Per una volta tanto la zia March ha avuta una buona idea! - esclamò Jo improvvisamente. - Avete sbagliato! - rispose la signora March. - Ha mandato tutto il Sig. Laurence! - Il Sig. Laurence? Ma se non ci conosce neppure! - esclamò Meg, stupita. - Anna ha raccontato ad una delle sue domestiche la nostra spedizione di questa mattina in casa Hummel. La storia lo ha commosso, molti anni fa egli era amico del mio babbo, ed oggi mi ha scritto un bigliettino chiedendomi il permesso di mandarvi qualche ghiottoneria, in onore del giorno di Natale. Non potevo rifiutare ed ecco qui un banchetto che certamente vi ricompenserà del pane e latte di questa mattina. - È certamente opera del suo nipotino: è un ragazzo molto simpatico e mi piacerebbe di conoscerlo. Credo che anche a lui piacerebbe di fare la nostra conoscenza ma è piuttosto timido, e Meg non mi permette di salutarlo quando lo incontriamo, - disse Jo mentre i piatti dei dolci circolavano e l'allegria aumentava sempre. - È un ragazzo molto educato e non ho alcuna difficoltà che facciate amicizia con lui; i fiori li ha portati lui, lo avrei invitato volentieri se avessi saputo che cosa stavate combinando lassù. Credo che avrebbe accettato molto volentieri, ma... - Per fortuna non l'ha fatto! la recita è stato un vero fiasco, ma ne faremo delle altre e avremo occasione di invitarlo: forse potrà anche aiutarci. Non sarebbe bello? - disse Jo con entusiasmo. - Com'è grazioso il mio mazzo di fiori! - esclamò Meg. - È il primo che ricevo! - Sì, davvero grazioso, ma io preferisco le rose di Beth. - Così dicendo, la signora March aspirò il profumo delle rose ormai appassite che teneva alla cintura. Beth l'abbracciò e sussurrò: - Vorrei mandare qualche rosa anche al babbo, non credo che abbia trascorso un Natale così felice come il nostro!"
da "Piccole Donne" Capitolo II
di Louise Mary Alcott | December 01
Siamo al primo di Dicembre..così ho pensato fosse arrivato il momento di mettere il mio blog in festa!!
Nella finestra n alto ho inserito alcune immagini fatte da me..è stata dura ma ce l'ho fatta!!Spero vi piacciano!!
Io adoro il Natale soprattutto il periodo che lo precede..per me è come e nell'aria cambiasse qualcosa..o perlomeno così è stato fino a qualche tempo fa..perchè sono ormai 3 anni che non riesco più a vivermi il Natale come un tempo.
Qualcuno di voi mi risponderà che è normale, perchè si cresce e cambia il modo di vedere le cose e cambia anche il mondo intorno a noi..purtroppo..pechè si è giusto crescere, è giusto cambiare, ma non si dovrebbe cambiare in peggio e soprattutto non si dovrebbero perdere quelle cose che ci hanno reso felici nel passato, quei lati del nostro carattere che qualcuno ci ha detto di essere troppo grandi per continuare ad adottarli, ma che secondo me, non vanno persi, ma custoditi nel nostro cuore e rispolverati in determnati momenti..e questo periodo per me lo è sicuramente..
E' bello tornare bimbi ogni tanto, prendere la vita ne modo più spensierato, ma visto che non sempre si può, cerchiamo di farlo almeno in questo periodo..penso che se ci comportassimo così, faremmo felici noi stessi ma anche gli altri ke sono intorno a noi e ci amano..
W la spensieratezza! W il Natale!

Due nuovi contest
a cui non ho saputo dir di no!
1° Contest:
2° Contest:
di Cate
(http://cateinapini3.space.live.com/)
con questa immagine:
Inoltre partecipo ancora
a questo contest
(sono impaziente dei risultati):

|