♥ SabinaFragola's profile¸¸,ø¤º°`°º¤ø,¸(¯`·._.•Un...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    December 28

    Aspettando l'anno che verrà...

     
     
    Per quest'anno mi sono detta "Niente propositi!" e così sarà...
    perchè p inutile cercare di interpretare il destino o tentare di governarlo a nostro piacimento...
    è inutile fare progetti troppo accurati o precisi..
    potremmo andarne delusi..
    ma possiamo affidarci alla speranza..la speranza che il nuovo anno
    sia bello come quello passato o migliore...
    la sperazna di poterlo vivere ancora con chi ci sta accanto e ci ama..
    la speranza magari di avere ancora più gente da amare...
    Speranza..è quello di cui abbaimo davvero bisogno..
    in un modo in cui si ha paura a guardare al futuro con un sorriso,
    c'è ancora spazio per la Speranza?
    MI auguro di si..
     
    Quest'anno mi è piaciuto, ho realizzato progetti che attendevo da tempo,
    ho consolidato rapporti sbocciati da poco..
    ho recuperato rapporti che credevo perduti..
    ma ho anche perso...persone e affetti...
    ma è così la vita..
    certo l'ultimo minuto dell'anno sarà rivolto a loro..
    a coloro che ad un certo punto si sono fermati lungo la strada della vita..
    e non potrò non versare una lacrima per loro..
     
    Il nuovo anno mi aspetta..ma non farò propositi..
    mi impegnerò..
    a migliorare e cambiare il mio mondo...
    ad avere nuovi progetti e a realizzarne altri..
    ad amare ed essere amata..
    a non viverlo da sola questo nuovo anno..
    mi impegnerò a godermelo questo 2009..d assaporarlo in ongi suo istante..
    e arrivare al prossimo fine d'anno senza rimorsi o rimpianti..
    o almeno con qualcuno in meno rispetto a quest'anno..
     
    ..Buon anno..
     
     
     
    Sabina
    December 21

    La magia dell'inverno....

     
     
     
    Saluto all'inverno che è arrivato (21/22 dicembre)
    anche se da un pò che fa sentire la sua presenza..
    Non c'è che dire, ormai tutto è pronto per accogliere al meglio
    le festività imminenti..anche il tempo fa in modo
    di adattarsi all'evento...
    Pur essendo l'estate la mia stagione preferita,
    non riesco a non amre l'inverno quando arriva...
    il freddo..non mi fa paura...
    ma è bello vedere le guence rosse quando fuori e freddo
    e l'aria che si condensa mentre parliamo..
    luci accese nel buio che paiono piccoli lumi
    che ti guidano sulla strada..
    serate fatte di pail e cioccolata calda...
    abbracci per scaldarsi insieme..
    mani fredde ma cuore caldo...
    maglioni dal collo alto e morbidi che ti accarezzano la pelle..
    occhi che brillano nel rivebero della sera..
    rumori attutiti e comignoli fumanti..
    e, se si è fortunati, manti di neve a ricoprire tutto quanto...
    L'inverno ha davvero un non so che di magico..
    e non posso fare a meno di amarlo per questo..
     
    Saluto l' Inverno
     
     
    breve descrizione testuale
     
     Ringrazio The Celtic Directory per questo premio
    che ho ricevuto partecipando al suo contest NON sul natale!^^
    L'imamgine con cui ho partecipato è quella che vedete su in questo intervento!
    Grazie ad Anima in volo, sono onorata di tale premio!
     
    Sabina
    December 16

    When I was just a little girl…

     

    Stasera ho fatto una bella doccia calda e profumata, ma non dovendo andare da nessuna parte ed essendo già quasi le undici ho pensato di infilarmi già il mio bel pigiama fresco di bucato e di mettermi nel mio bel lettino al caldo. E lì..bam! Ecco il ricordo… era da un pò che non ci pensavo…Quando io e mia sorella eravamo bambine (la più piccola non era ancora nata) mia madre era solita farci fare un bel bagno caldo il sabato sera. Non che negli altri gionri non ci lavassimo, sia chiaro, solo che durante la settimana si va sempre di corsa e la doccia durava pochi minuti, specie per me che da piccolo andavo in piscina e in quelle docce eravano pigiate in 300..così il sabato era l’unico giorno tranquillo perchè mia madre potesse coccolarci in quel modo. Mia madre non è una donna particolarmente affettuosa (non certo tutta zucchero e miele, anzi) ma ricordo che quei momenti erano di gran dolcezza e affetto. Ci immergevano nella vasca piena di bolle e ci lasciavano strofinare il corpo, lavare i capelli (anche se quel gratticchiare sulla cute delle unghie di mamma mi dava un pò fastidio) e poi, una volta perfettamente lavata, ci avvolgeva in grandi asciugamani per asciugarci velocemente e noi facevano “brrr! che freddo!” perchè era inverno…essendo la più grande, da un pò mia madre mi faceva vestire da sola, quindi al contrario di mia sorella che continuava a farsi trattare da principessa, io correvo di corsa a infilarmi mutandine e canottiera e poi il bel pigiamone caldo caldo. Mia madre aveva infatti l’abitudine di mettere i pifgiami sui termosifnoni per qualche minuto la sera, così era più confortevole indossarli. E infatti provavo un enorme piacere quando il cotone felpato scivola sulla mia pelle riscaldandomi tutta..che magica sensazione….poi, dopo aver asciugato i capelli restavano con lei e papà seduti sul divano a guardare un pò di tv e poi a nanna… Quando mi trovavo tra le coperte c’era quel momento per me da sempre magico in cui, nel dormiveglia, riepilogavo, fin da piccola la mia giornata, e il sabato per me er ail momento più bello…sentivo calore da ogni dove..mi sentivo amata e al sicuro, protetta da ogni cosa…potevo addormentarmi serena, senza alcun pensiero, senza alcuna preoccupazione…il sonno dei bambini è davvero magnifico..solo loro sanno per me cosa vuol dire davvero dormire…noi ce lo siamo già dimenticato…

    Da anni quelle sensazioni siano sparite…non che vada a dormire con mille problemi in testa, fortunamente la mia vita non è stata costellata di particolari dolori, non dolori che io non potessi sopportare per la mia età cmq..ma quel sonno, quel sollievo che sentivo quei sabato sera, quella sensazione che tutto, davvero tutto, andasse bene perchè in fondo è così…una vita senza affanni

    In questo periodo natalizio mi ritrovo spesso a pensare a me da bambina..a quanto fosse bello essere bambina…sono semrpe stata un pò una peter pan..mi spaventa un pò crescere…sopratutto in questo periodo quando mi sveglio e non provo più quel senso di attesa febbrile e felice quando facevo il conto alla rovescia dei giorni che mancavano al Natale; quando penso al Natale solo come a una lista di persone a cui fare regali e mi preoccupa più che il mio portafogli dimagrisca e non se il regalo piacerà; quando penso che appena tornerò a casa tutti mi faranno festa, ma dopo poco saremo già come il gatto e il cane; quando mi accorgo di non avvertire più nell’aria niente di magico e mi accorgo, guardando il calendario, che la parola “Dicembre” non ha più un suono differente da Novembre…e mi sento molto triste di fronte a questi pensieri…perchè io in fondo in fondo ci credo ancora nella magia del Natale e non nel senso di credere ancora a Babbo Natale…Natale è un’occasione che il destrino ti offre…per essere e diventare ciò che non sei..per corregerti e per compiere atti che nont i saresti mai sognato…da quando vivo fuori casa penso sempre che un bel Natale per me ormai sarebbe riuscire a non litigare con mia madre dopo un solo giorno di permanenza, avere più considerazione della più piccola delle mie sorelle che io tratto ancora come una bambina ma che ha ormai 14 anni, trovare l’occaisone per stare di più con i miei nonni, che io adoro letteralmente ma che a volte do per scontati (che errore! e me ne sono resa conto solo da poco!), stare con i miei parenti e dimostrare loro che non ho dimenticato di quando mio zio si travestiva da Babbo Natale per portare doni a me le mie sorelle e i miei cugini..e poi potrei riallacciare i rapporti con chi ho giudicato troppo frettolosamente, perdonare chi mi ha ferito, è vero l’ha fatto, ma ora che non ci sentiamo sto peggio…potrei evitare di litigare con il mio Amore quando lui, che ha un senso della famiglia molto più forte del mio, desidera passare quei giorni di più con la famiglia e con la mamma (è un mammone, lo so, ma non ci posso fare niente! –_-‘) adducendo come giustificazione che loro li vede 3 volte l’anno e invece a me mi vede sempre (ha ragione, mannaggia!)…insomma per me il Natale sarebbe questo…in questi ultimi anni ho fallito, miseramente..arriviamo all’ultimo dell’anno con i nervi a fior di pelle…eppure ogni anno io ci voglio riprovare…prima o poi mi andrà bene..e chissà che non capiti quest’anno…

    …sarebbe bello farsi spazzolare i capelli appena lavati da mamma, ancora una volta….

    ..Buon Natale..

    Sabina

    December 14

    A Xmas full of Love..

     

     

    Kit osservava fisso la strada fuori alla finestra. I suoi occhi scorrevano lungo l’orizzonte, osservavano l’andirivieni della gente che si affrettava a tornare a casa, ma la sua mente era altrove. Come fare? Come risolvere quel gran pasticcio? Eppure la settimana scorsa tutto sembrava andare così bene…

    “Questo Natale lo trascorreremo tutti insieme!” disse Rose con entusiasmo, rivolta alle altre ragazze presenti nella stanza. Erano tutte a casa di Rose per decidere il da farsi sulle feste ormai imminenti. Per loro il Natale era un evento unico all’anno, un evento molto speciale da festeggiare assolutamente. Ne erano state private così per tanti anni che ora sentivano il festeggiare come un esigenza primaria oltre che una sorta di rivincita contro coloro che per tanto tempo le avevano negato il calore e la gioia legati a questa festa. Tutte loro, Rose, Kit, Beth e la “piccola Alice”, in realtà più giovane di loro di due soli anni ma chiamata così per la sua costituzione gracile, avevano trascorso lunghi ed infelici anni nel collegio di Boowood. Il collegio di Boowood era una di quelle fredde e grigie scuole, che ad essere sinceri paiono più carceri che luoghi d’educazione e formazione di giovani menti, in cui si finisce principalmente per due motivi: essere orfani o avere genitori, o anche un solo genitore, talmente poveri da non poter garantire il sostentamento della prole. Di loro si fanno carico dei “generosi” benefattori, nella maggior parte dei casi lontani parenti ricchi che prendono a cuore la drammatica vicenda dei consaguinei per scaricarsi la coscienza, che provvedono all’educazione di questi giovani a loro affidati spedendoli in collegi dove naturalmente i loro figli non metterebbero mai piede. Boowood era tra questi.  E le quattro ragazze di questa storia ne erano state studentesse per molti anni. Rose era la veterana, quella che vi aveva vissuto più anni, lasciata a Bowood quando aveva solo undici anni, quando cioè suo padre morì e un suo vecchio prozio, non potendola tenere con sè la portò lì perchè qualcuno si prendesse cura di lei. Beth e Alice non avevamo mai conosciuto i loro genitori. Avevano trascorso la lora prima infanzia in un orfanotrofio e poi la preside grazie alla beneficenza di una certa signora Pym che aveva preso a cuore la sorte delle due ragazze, aveva deciso di mandarle a Boowood per avere un’istruzione migliore di quella offerta dall’orfnaotrofio e in quesot modo avere due posti letto in più per altri piccoli orfani. Di tutte solo Kit aveva in vita un genitore, sua madre, una povera lavandaia che lei non vedeva da quando aveva quattordici, quando lei decise di spendere i suoi risparmi per darle una buona istruzione e aprirle una strada per il futuro. “Non finirai a lavare i oanni delle ricche signore tu! Sarai la tutrice die loro figli e vivrai rispettata da tutti!” le disse il giorno in cui l’accompagnò a Boowood. Da allora non erano riuscite più a rivedersi. Kit ora viveva nella grande città mentre la madre era lontana chilometri alle dipendenze di una nuova famiglia e a quanto pare era felice. Si era risposata con il maggiordomo di quella villa di campagna e preferiva restare lì. Kit a volte pensava che il vero motivo per cui  non volesse vederla era perchè lei fosse il ricordo di un passato buio e triste e questo la faceva soffrire. Preferiva non pensarci. Anche lei era felice, insieme con le sue amiche. Dopo gli anni a Boowood non si erano separate. Lei, Rose e Beth avevano fatto il viaggio verso la grande città insieme e si erano aiutate nei primi periodi. Per una volta Rose era stata fortunata. Il vecchio prozio era morto lasciandole in eredità un piccolo gruzzolo e la sua casa di Londra e lei senza esitare aveva proposto alle amiche di vivere insieme, proposta accolta calorosamente. Poi era arrivata Alice, giunta in città dopo che Boowood era stato chiuso per le scarse condizioni igieniche e la vita di stenti che si faceva condurre alle ragazze. “Era ora che chiudessero quel carcere travestito da scuola!” sentenziò Rose quando sentì il racconto di Alice. Quando Alice arrivò aveva una bruttissima tosse e pareva molto pallida e denutrita. Per diversi giorni stette a letto e le amiche si presero cura di lei per quello che potevamo e ora era la loro mascotte. Era lei che si prendeva cura della casa quando le altre tre erano fuori per lavoro. Kit e Beth avevano trovato lavoro presso una scuola femminile; per quanto riguarda Rose lei aveva un sogno: diventare una scrittrice. Scriveva davvero bene e le sue storie erano bellissime ma era difficile trovare qualcuno che le pubblicasse dato che era donna. Rose capì presto che la piccola eredità dello zio sarebbe scomparsa ben prima che lei riuscisse a coronare il suo sogno, così si era trovata un piccolo lavoro come maestra di pianoforte, che suonava molto bene, e così facendo passava la giornata scorrazzando di qua e di là, di casa in casa, mentre la notte la dedicava alla sua arte. Per Kit come per le altre, quella casa e quelle ragazze rappresentavano la sua famiglia, la migliore famiglia che si potesse desiderare.

    I problemi cominciarono a presentarsi quando entrarono in scena Bob e i suoi amici, Ted e Lorence. Bob era il fratello di una della bambine a cui Rose faceva lezione di piano, ma a differenza di molti altri giovani rampolli della buona società, che sfruttavano la condizione di Rose a loro vantaggio, facendole battute insolenti e spesso ambigue, che a Rose parevano molto moleste e la facevano sentire come quella che non era. Bob invece era sempre molto genitle ed educato con lei. A volte mentre lei aspettava che la sorellina di lui scendesse nella sala musica, lui si fermava a parlare con lei e avendo intuito quali fossero le passioni della ragazza, spesso i loro discorsi ruotavano attorno alla letteratura e diverse volte lui le aveva prestato qualcuno dei suoi libri che lei, a causa della penuria di libri nella biblioteca di Bowood, non aveva mai letto. Questa piccole gentilezze erano per Rose un vero toccasana poichè nonostante l’affetto delle ragazze, la vita per una ragazza lavoratrice era davvero dura, con dei progetti futuri che tardavano a realizzarsi e la consapevolezza di poter contare al mondo solo di poche persone. A vent’anni a volte ci si sente davvero soli. Con quei piccoli gesti Bob le dava un tale piacere da rallegrarle l’intera giornata ed era innegabile che lei si era davvero infatuata di lui. A casa parlava spesso di lui e le ragazze la prendevano in giro. “Chissà come sarà questo tuo damerino? Sarei curiosa di vederlo…i tuoi gusti sono sempre imprevedibili!” fece Kit una sera che Rose era tornata da casa Sorsby. “Kit, Kit, quando lo conoscerai dovrai ricrederti, non so quando avverrà ma quel giorno ti ricrederai..e poi..oggi ho conosciuto i suoi amici…beh anche loro sono molto carini!” disse Rose e le ragazze risero liete. L’occasione in effetti si presentò.

    La settimana dopo Santa Lucia, Megan quel giorno era più impaziente del solito a lezione. Rose non cpaiva cosa avesse da muoversi e agitarsi tanto. “No Megan! Hai sbagliato di nuovo! Ripeti da questo punto, tesoro!” disse Rose esausta. “Ehm, signorina Rose mi scusi tanto per la mia distrazione…ma..ecco…oggi sono molto agitata perchè volevo…sa questo sabato è il mio compleanno..e vorrei tanto invitarla alla mi festicciola…può venire?” “Ma certo che vengo tesoro!” disse lei sorridendole. L’idea di una festa di bambine a cui lei era stat invitata le sembrava un pò buffa ma anche molto affascinante. Non aveva mai avuto una festa di compleanno e non sapeva come si svolgesse. “Che bello! Grazie signorina! Naturalmente può portare le sue amiche, prenderemo il tè tutte insieme! Bob ne sarà contento!” Rose la guardò un pò stordita. “Scusami, cara, ma cosa c’entra il signor Robert con questa tua festa di compleanno?” le chiese. “Oh beh è lui che avuto l’idea  e convinto i miei ed è stato lui a suggerirmi di invitare lei e le sue amiche…Bob è davvero gentilissimo e carinissimo, non trova?" Oh come sono felice!” disse la bambina prendendo a saltellare nella stanza. “Si lo è davvero..” disse Rose flebilmente e un rossore si profuse sulle sue guancie. Il resto della lezione fu molto veloce e Rose lasciò Megan torturare il piano, troppo presa dai suoi pensieri. Appena la lezione fu finita corse a casa a dare la notizia. “Ma è fantastico!” gridarono in coro e si misero a ballare nel salotto. Non erano mai state invitate a un ricevimento e quello, sebbene fosse una semplice festa di compleanno, er aper loro come un gran ballo. “Dovremo darci da fare a sistemare i nostri abiti migliori…io mi occuperò di lavare i nostri guanti più belli, quelli di capretto…oh che bello! Una festa!” disse Alice che pratica com’era, aveva già preso in mano la situazione e cominciò a correre su nelle loro stanze. I giorni che seguirono furono frenetici. Le ragazze si diedero un gran da fare a rendere i loro abiti più belli possibili, aggiunsero qualche fiocco e merletto là dove si erano staccati, ricucirono strappi e si divertivano ad immaginare come sarebbe stato quel giorno. “Potremmo invitarli alla nostra festa di Natale per ricambiare” disse Rose quella sera mentre stavano terminando i preparativi per il gionro dopo. “Beh sarebbe una cosa carina, dopotutto loro ci hanno invitaot a questa festa…ma forse loro avranno feste molto più belle a cui andare…” fece Beth intenta ad attaccare un bottone al polso del suo vestito. “Oh sicuramente! Le loro feste sono fantastiche e figurati se rinunceranno alla loro per venire alla nostra piccola e povera festicciola dove ci saremo solo noi…lascia perdere Rose!” disse Kit che era ancora molto diffidente verso le intenzioni di questo giovane damerino. Per esperienza sapeva che i giovani dell’alta società consideravano le ragazze della condizione uguali a uno zero e diverse volte si sentivano casi di ragazze innamorate di giovani ricchi che le avevano illuse e poi abbandonate. Sua madre per prima. Chissà dove era suo padre, probabilmente in qualche suo bel palazzo mentra la mamma continuava a fare la cameriera làddove avrebbe potuto essere trattata da signora.Temeva che questo Bob potesse avere le medesime intenzioni con la sua amica e per questo cercava di moderare l’euforia generale. “Domani cerchiamo di comportarci educatamente ma manteniamo un certo contegno..non devono capire che noi non vedevamo l’ora di essere lì alla loro festa, sarebbe un lasciapassare per atteggiamenti poco consoni alla situazione” aggiunse seria. “Oh Kit smettila di essere così negativa! Ti ho detto non so quante volte che Bob e i suoi amici sono davvero dei ragazzi a modo. Fidati! Ne ho visti di ragazzi maleducati in questi mesi e loro non lo sono affatto!”. Kit si arrese e sospirò “Vedremo..” disse solo e dopo aver dato a tutte la buonanotte salì nella sua camera.

    Quel giorno le quattro ragazze si ritrovarono nel salotto più lussuoso che avessero mai visto. Nessuno dei salotti da loro frequentati erano così sontuosi, luminosi e riccamente adornati. Le ragazze ammutolirono di fronte a tutto questo fino a che Megan corse incontro a loro e volo tra le braccia di Rose. “Signorina Rose! Che piacere che sia venuta! Ora sono davvero contenta…” disse la bambina poi gurado dietro di Rose e vendedo le altre tre aggiunse “..e queste devono essere le sue amiche! Come sono deliziose!” Sentire quella bambina parlare in quel modo le fece sorridere. Si prensetarono alla bambina che con i suoi modi affettati pareva essere una vera signorina sebbene avesse solo dieci anni. Alice, che aveva un talento naturale con i bambini, cominciò ad elogiare il suo vestito e la bambola di pezza che aveva tra le mani. Megan ne fu subito attratta e la trascinò con sè a prendere il tè con le altre bambine. Alice non potè rifiutare e guradando rassegnata le sue amiche seguì la fanciulla verso un angolo dove, elegantemente sedute a un tavolo pronto per il tè, c’erano altre bambine in attesa dell’inizio della festa. Le tre ragazze stavano per raggiungere un piccolo divano posto lì vicino a loro quando una donna molto elegante ma dall’aria molto dolce si avvicinò a loro. “Signorina Hamilton! La ringrazio inifinitamente per aver accettato l’invito di mia figlia! le è così affezionata e poi lei sta facneod davvero un ottimo lavoro..ormai non si limita più a strimpellare quel povero piano!” “La rigrazio Signora Sorsby!” disse Rose con un sorriso. “Devo dire che la sua venuta è provvidenziale…se non le dispiace, potrà controllare lei il comportamento delle bambine..sa, ho una forte emicrania e vorrei stendermi..tra un pò arriverà anche Bob e così con il suo aiuto io potrò andar via molto più tranquilla…oh, eccolo!” disse la Signora Sorsby guardando in direzione della porta. Anche le tre ragazze guadarono in quella direzione e i loro occhi brillarono, ognuna per un motivo diverso. In quel momento stavano entrando nella grande sala tre giovanotti. Bob era quello avanti agli altri. Era quello che si dice un bel ragazzo. Alto, fisico atletico, una folta capigliatura castana e occhi verdi che parevano parlare da soli. I due ragazzi che lo seguivano erano altrattanto piacenti. Ted, che si trovava a destra di Bob, era poco più basso di lui ma aveva dei bellissimi occhi azzurri che facevano contrasto con la sua capigliatura corvina e un sorriso da favola. Lorence, a sinistra, aveva una bella carnagione dorata e dei profondi occhi nocciola e la chioma di capelli ricciolini gli dava una spetto molto giovanile e spensierato. Tutte e tre le ragazze pensarono di avere avanti a loro i principi delle fiabe. “Davvero molto carino!” bisbigliò Beth a Rose, ma non sapeva se si riferisse a Bob o a Laurence. “Signorina Hamilton! Che piacere vedere che ha accettato l’invito!” disse Bob salutando Rose, poi aggiunse “Noto con piacere che ha portato con sè le sue amiche”. “Si loro sono Elisabeth Mansfield e Kitty Branson” disse Rose mentre le due ragazze sorridevano ai nuovi venuti. “Sono lieto di fare la vostra conoscenza, la vostra amica parla di voi in continuazione e” guardò i suoi amici, “anche i miei amici non vedevano l’ora di conoscervi. Ve li presento. Da questa parte abbiamo Ted Loose e da quest’altra Laurence Sterne, i miei angeli custodi!” I due ragazzi volsero loro un sorriso ammaliante. Subito i giovanotti accompagnarono le ragazze ad un tavolo mentra Bob diede ordini che venisse servito il tè. Subito il gruppetto trovò affiatamento. La conversazione procedeva spedita e allegra e Kit dovette ricredersi: erano davveeo dei bravi ragazzi. Erano all’ultimo anno di college e presto avrebbero preso le redini deglia affari paterni, ma avevano nuove idee e volevano fare grandi cambiamenti. “Il mondo sta cambiando, ci stiamo evolvendo, è tempo che la vecchia generazione si faccia da parte e lasci a noi il compito di migliorare le cose!” stava dicendo con calore Ted, rivolto a tutti ma che aveva occhi solo per Kit. “oh ma non tediamo queste povere ragazze con discorsi noiosi come questi..” disse ad un certo punto Laurence che si era seduto accanto a Beth. La quale prontamente rispose “Oh no! Noi vogliamo parlare di queste cose! Sono discorsi molto interessanti!” I ragazzi la guardarono sorpresi, ma Rose disse: “Ciò che dice Beth è vero! Noi ci teniamo molto aggiornate su ciò che accade nel mondo, quindi non ci annoieremo di certo!” “E’ la prima volta che incontro ragazze come voi” rispose Laurence sorridendo calorosamente a Beth. Ripresero la conversazione che ben presto terminò in scherzi e giochi. Tutti si stavano divertendo tantissimo, ma qualcosa cominciò a stonare in quella serata perfetta. Ben presto Kit si accorse di non avere solo le attenzioni di Ted  su di sè. Bob, dopo essersi seduto accanot a Rose e iniziato amabilmente a conversare con lei, cosa che pareva essere un buon presagio, cominciò a voler includere nei discorsi Kit la quale in un primo momento prese parte volentieri ai supoi discorsi e i suoi giochi, senza avere davvero coscienza di ciò che stava avvenendo. Se ne rese conto quando ormai era troppo tardi. Bob aveva proposto una passeggiata nel giardino della madre affinchè le ragazze potessero godere la vista di quel insieme curato di bellissimi fiori. Non sapeva come, ma Kit ora passeggiava a fianco di Bob mentre Ted e Rose  che parevano comunque divertirsi molto. Kit si girò imbarazzata e lanciò un sorriso all’amica, come di scusa e incoraggimaneto insieme. Rose parve, o forse fece finta, di non vederla e continuò a parlare con Ted il quale aveva perso un pò della sua giovialità che aveva mentre prendevano il tè. “Kit, venga da questa parte, vorrei farle vedere questo roseto.” le disse Bob. Kit lo seguì verso un piccolo spazio solitario del giardino, allontanadosi dalgi altri. Kit sapeva di essere nei pasticci, Rose non gliel’avrebbe mai perdonato, ma non riusciva a trovare una scusa per tornare dal resto del gruppo e poi era curiosa di vedere come andava a finire. “Kit, vorrei esser emolto franco con lei” comiciò Bob “L’ho portata qui per un motivo preciso”. Kit si sedette su una panca di marmo che si trovava lì accanto a lei. Era molto agitata e notò anche lui. “Non so come dirglielo..ecco…Rose…” e si fermò. Kit lo incoraggiò ad andare avanti, il cuore batteva all’impazzata. “Ecco…credo di essermi innamorato di lei!” Kit sospirò. I suoi peggiori timori non si erano verificati. Era innamorato di Rose! Che notizia meravigliosa! Non vedeva l’ora id dirlo all’amica! “Sono innamorato di lei da quando l’ho vista!” conitnuò lui, “Da quel giorno non vedevo l’ora che arrivasse il lunedì e lei tornasse qui per fare lezione alla mia sorellina..sono davvero perso per la sua amica!” disse lui mentre un lieve rossore gli colorava le guance. Gli si rivolse con un sorriso di sollievo sul volto. “Ma perchè lo dice a me e non alla diretta interessata? Credo che non avrebbe brutte sorprese…” “Beh ecco, io volevo prima parlarne con lei..so dai racconti di Rose che lei è la sua più vecchia e cara amica e tiene molto in conto il suo parere…so anche delle sue vicende personali..deve perdonare la sua amica se è stata un pò indiscreta, ma era presa da un tale enutsiasmo nel parlare di lei..ma io le garantisco che non ho che buone intenzioni con la sua amica e non potrei mai farle del male..però prima di dichiararmi vorrei la sua benedizione..” Aveva parlato tutto di un fiato e ora si era ammutolito guardandola speranzoso. “Beh, devo confidarle che avevo molti dubbi su di lei e sui suoi intenti riguardo Rose, sa, prorpio per la mia storia personale..ma oggi mi sono dovuta ricredere…lei e i suoi amici siete davvero dei bravi ragazzi e non potrei essere più d’accordo sulla sua decisione” A queste parole Bob si alzò dalla panca e euforico la ringraziò e prese a gironzolare attorno al roseto. “Ma quando pensava di dirglielo?” chiese lei, altrettanto entusiasta. Bob si arrestò “Devo ancora pensarci…” rispose lui. “Allora le propongo io la situaizone più adatta” e gli parlò della festa di Natale. “Deve assolutamente venire, sarà il momento migliore!” “D’accordo!” disse lui raggiante, “Naturalmente…se non è un problema…può portare con lei i suoi cari amici…” Kit arrossì metre Bob la guardò con fare malandrino. “Saranno sicuramente felici di segurimi..bene, credo sia meglio tornare dagli altri…ah un’ultima cosa” disse lui. “Cosa?” le domandò Kit". “Vorrei creare un pò di effetto sorpresa, perciò la prego di non riferire a Rose la nostra discussione…potrebbe promettermelo?” Kit lo guardò. Odiava avere un segreto con la sua migliore amica, inoltre ora non spaeva come giustificare la loro assenza. Ma, pensando che fosse per il suo bene, gli rispose “D’accordo” e si avviarono verso il gli altri.

    Quando arrivarono lì trovarono una strana situazione. Beth, di solito così schiva, cercava in tutti i modi di mantenere in piedi una conversazione finita ormai da un pezzo. Laurence cercava di aiutarla, ma si vedeva che l’atmosfera si era raffredata e di molto anche. Ted rispondeva a monosillabi, poco interessato a ciò che accadeva attorno a lui e buio in volto, mentre Rose era seduta e fissava con lo sguardo una rosa, come se volesse vedere atraverso i suoi petali. Quando si accorsero che Kit e Bob erano tornati lei gettò all’amica uno sguardo di ghiaccio. “Eccoci qui! Scusate l’attesa ma la signorina Kit era desiderosa di osservare le piante nella serra e io le ho fatto da guida..ma ora che siamo tornati possiamo continuare dove avevamointerrotto” disse Bob. Kit fece un sorriso imbarazzato in direzione delgi altri e si andò a sedere accanto a Rose la quale però scattò in piedi e disse: “Credo che oramai sia tardi. Sta facendo buio e dovremmo tornare a casa! Vado a prendere Alice e andiamo via..” disse e stava per allontanarsi quando Bob, preoccupato dal tono usato dalla ragazza, la fermò e le disse “Ma perchè vuole andare via? Restate ancora un pò e poi vi accompagneremo a casa.” Ma lei la guardò gelida e disse: “MI spiace, ma bisogna proprio tornare e non c’è neanche bisogno di accompagnarci. Prenderemo un carrozzino a nolo.” “Ah no questo non lo permetto! Ted vai a prepare la vettura, accompagneremo le signorine…e lei si calmi..manderò a chiamare la sua amica e andremo via insieme” e così dicendo la riaccompagnò dove era ancora seduta Kit, lo sguardo basso per l’imbarazzo. Bob lasciò lì le tre ragazze con Laurence e rientrò in casa. Beth continuava a parlare con il giovane per evitare che un silenzio glaciale li sommergesse ma guardava con grande apprensione le amiche. Rose intanto evitava in qualsiasi modo lo sguardo implorante di Kit. Riuscì solo a dirle malignamente “”Spero che le rose di questo giardino ti siano piaciute!” ma Kit non ebbe modo di risponderle perchè Bob etornò con un Alice molto arrabbiata. Mentre i due ragazzi facevano loro strada procedendo avanti, Alice sbottò: “Gran belle amiche! Voi qui a divertirvi e io lì a fare la baby sitter! Non ci posso credere..pensate solo a voi!” e cominciò a camminare sola davanti a loro. Rose la raggiunse cercando di calmarla e Beth si avvicinò a Kit. “Non mi sarei mai aspettata un comportamento del genre da te” le disse con un tono misto di rimprovero e dispiacere, “sapevi cosa lei provava per lui! Perchè l’hai fatto!?” “Non è come pensi” rispose Kit continuando a guardare avanti. Proseguì “E’ solo un terribile equivoco..ma ora non posso parlare qui, vieni in camera mia stasera e ti spiegherò tutto.” ma Beth la guardava come si guarda quanlcuno che nega l’evidenza. Intanto erano giunte alla vettura di Bob che stava aiutando a salire Rose. Lei cercò in tutti i modi di evitare ogni contatto con lui e Bob rivolse uno sguardo preoccupato a Kit. "Lei cercò di tranquillizzarlo. “Va tutto bene. Sistemrò tutto..” gli disse. “D’accordo ma si ricordi la promessa” disse lui e salirono in vettura. Il viaggio fu molto silenzioso. Ted evitava in ogni modo di guardare Kit che invece avvertiva su di se gli occhi di tutti gli altri e si sentiva come una criminale accusata delle peggiori cose. "Giunti alla porta di casa si accomiatarono. Bob disse che si sarebbero rivisti alla festa di Natale cercanod ancora una volta lo sgurado di Rose, ma lei si voltò e comiciò a salire i gradini della casa e le riuscì di dire solo “ Se le può far piacere..sicuramente ci sarà qualcuno che l’aspetterà..per me la cosa è assolutamente indifferente” ed entrò in casa. Kit lanciò unaìo sguardo rassicurante a Bob e sorrise a Ted che le rispose con un piccolo cenno del capo e si voltò a guardare altrove. Mesta seguì in casa l’amica. Laurence salutò Beth e le disse sorridendo: “Di sicurò non mancherò alla vostra festa!” Alice lo sentì e scoppiò in lacrime scappando dentro casa. Beth non riuscì a salutare adeguatamente Laurence perchè si lanciò all’inseguimento dell’amica. I tre ragazzi partirono con il cuore carico di tristezza.

    Ciò che si verificò quella sera nella casa del vecchio prozio fu terribile.  Alice era corsa in camera sua e aveva chiuso la porta a chiave e Beth, che l’aveva rincorsa, cominciò a bussare alla sua porta e a pregarle di aprire e di parlare e dirle cosa aveva. In salotto si stava svolgendo un vero e proprio scontro. La voce di Rose era quella che si sentiva maggiormente. “Credevo fossimo amiche! Credevo di potermi fidare di te! Invece alla prima occasione mi ha pugnalato alle spalle!" E pensare che non ti piaceva neppure” La voce di Kit era incrinata dal panto “Ma ti giuro che non è come pensi! Siamo andati a vedere quelle rose, sai quanto i piacciono i fiori! E poi ci siamo soffermati a parlare…” “E di cosa? Sentiamo!” gridò Rose. Kit ormai era in singhiozzi “Di un sacco di cose…anche di te..” riuscì a dire. “Ma certo parlavate di come burlarvi di me! E hai avuto anche il coraggio di invitarlo alla festa! Non avrei mai immaignato tu fossi così perfida!” Rose era ormai fuori di sè. Aveva gli occhi rossi per le lacrime trattenute e il respiro affannoso. Si diresse verso la porta e cal'ì le scala. Dopo poco si sentì la porta della sua camera sbattere. Kit rimase in salotto, inginocchiata per terra a piangere. Beth decise di scendere a confortarla e sopratutto a capire il perchè di quel comportamento. Kit la sentì quando ormai le era vicina. “Che cosa hai fatto, Kit!” le disse Beth, anche lei con le lacrime agli occhi. “Kit si alzò e l’abbracciò. “Oh Beth, ti giuro che non è come voi pensate! Te lo giuro e se terra bocca chiusa ti svelerò cos’è successo” E così le raccontò di quanto era avvenuto tra lei e Bob. “Ma è meraviglioso"!” disse Beth, “Se Rose sapesse tutto lei ti perdonerebbe all’istante..sarebbe al settimo cielo!” “Non posso dirglielo!” proseguì Kit. Le spiegò della promessa fatta. “E comunque ora non vorrà più parlarmi” aggiunse alla fine. Beth non spaeva che dire, neanche lei aveva soluzione. Le due ragazze rimasero abbracciate per un pò poi Kit, ripresasi un poco, chiese di Alice. “E’ in camera sua, sta piangendo ma davvero non perchè!” Decisero di salire insieme a vedere come stesse. Alice intanto si era un pò calmata e le fece entrare in camera. “Tesoro! Ma cosa c’è?” Disse Beth prendedola tra le braccia. “Sono davvero arrabbiata con voi..mi trattate come una bambina e non mi rendete partecipe delle vostre cose…non mi sembra giusto! Oggi vededomi lì con quei giovanotti mi sono sentita un’esclusa…perchè avete così poca considerazione di me?” E si rimise a piangere. Kit si avvicinò e cominciò ad accarrezzarle i bei riccioli biondi. “Hai ragione cara, ti abbiamo un pò trascurato oggi, ma non ne avevamo intenzione! Gli eventi si sono susseguiti uno dietro l’altro senza accorgercene..” ma Alice la interruppe: “nessuno dei ragazzi mi ha preos in considerazione! Voi lì a fare le dame e io a prender eil tè con le bambine…nesusno si è accorto di me!” Le due giovani capirono il vero motivo di quella piccola crisi e sorrisero. Beth cominciò a parlarle piano e dolcemente: “Tesoro mio, non credo dovresti preoccuparti delle attenzioni che crei negli altri, sei una bella ragzza e diverrai una donna affascinante..e poi non c’è motivo di piangere così..” e le sorrise maliziosa. “Cosa vuoi dire?” le chiese la ragazza alzando al testa dal cuscino. Beth e Kit si guardarono e cominciarono a ridere. “ Ma perchè ridete? Dutemelo subito!” strillò Alice. “Beh non dirmi che non ti sei accorta come ti guarda Jim, il figlio del dottor Porter!” le rispose Kit. Alice arrossì un pò e nascose la faccia sul cuscino. Poi, continuando a nascondere il suo viso ormai paonazzo, disse: “Dite davvero? Beh allora lo si potrebbe invitare alla festa di Natale, che dite?” “Oh cielo, la festa!” Kit si diede una mano sulla fronte. “Bisogna iniziare i preparativi!” “Ma come faremo con Rose?” chese Beth. “Le vado a parlare io..dovrà ascoltarmi” rispose Kit, “Domani le parlerò. Ora andiamo a letto.”.

    Ma il giorno dopo Rose non uscì dalla sua stanza neppure per un minuto e inutilmente Kit andò a bussarle alla porta sperando che le rispondesse. I giorni passarono senza una parola. “Come fare?” Si chiese guardando fuori alla finestra. Decise che una passeggiata le avrebbe rischiarato la mente e forse avrebbe trovato la soluzione al problema. Mentre passeggiava nel parco sola sentiva una tristezza infinita su di sè. Quello doveva essere il periodo  più felice per tutte e quattro e invece ora erano  in una situazione che mai si sarebbe immaginata: lei che non si parlava con Rose, Alice con la luna storta e Beth in apprensione per tutte proprio quando, a quanto pareva, aveva trovato qualcosa di bello da coltivare, un sentimento unico quanto raro. Lei e Laurence infatti erano gli unici passati indenni da quel tornado che li aveva travolti e in questi giorni si erano scambaiti dei brevi messaggi in attesa di rivedersi alla festa. La festa…come riuscire a prepararla senza l’aituo di Rose? Come ci poteva essere una festa quando loro non sentivano neanche un pò di quella magia che l’atmosfera natalizia emanava? Mentre era assorta nei suoi pensieri si imabttè in colui che aveva dominato i suoi pensieri quando voleva volare lontano dalle preoccupazioni. Ted era apparso davanti a lei. Ma sebbene sul suo viso fosse apparaso un timido sorriso di cortesia, i suoi occhi erano freddi e trasmettevano una profonda tristezza. Non era felice di averla incontrata e Kit si sentì stringere il cuore a quel pensiero. Era pieno di pacchetti e per poco non le era caduto addosso. “Le chiedo scusa signorina Branson se l’ho urtata, ma la mia vista è molto limitata dalla marea di regali che sto trasportando..” In quel mentre gli cadde un pacchetot molto piccolo che si trovava in cima. Kit lo raccolse e glielo restituì. Velocemente Ted lo prese e lo nascose in tasca imbarazzato, poi freddamente le disse: “Arrivederci signorina Branson, le auguro buona giornata!” e riprese il cammino. Kit rimase lì nella neve immobile e con le lacrime agli occhi, ma poi lo sentì dire: “Ci vediamo alla festa di natale!” e la guardò un pò in colpa per quel saluto brucoe e frettoloso. Lei un pò si rincuorò, ma man mano che tornava a casale tornarono i brutti pensieri. Lui era arrabbaito con lei e questo la faceva soffrire profondamente. Se non fosse stato per la promessa fatta a Bob…provò iun forte risentimento nei confronti di quel ragazzo, am quell’attimo passò perchè sapeva che anche lui era in apprensione. Ritornò a cas aancora più triste di qunado ne era uscita. Ma una sorpresa l’attendeva. Beth le corse incontro e le disse che Rose voleva vederla.Kit salì di corsa le scale e andò in camera dell’amica. Lo sguardo di Rose era ancora glaciale ma la sua voce cercava di essere calma e cordiale. “Kit vorrei pararle riguardo la festa di Natale. Non ti nascondo che per me non ha più alcuna importanza, ma so che ad Alice e a Beth farebbe molto piacere e per questo si farà..” “Ma è meraviglioso!” disse Kit e stava avvicinandosi all’amica per abbracciarla ma qualcosa nel suo comportamento la fermò. “Dato che bisogna partecipare tutti ai preparativi, faremo un piccola tregua e ci comporteremo in maniera cordiale ed educata, ma niente di più. Questo è tutto. Ci vediamo dopo.” detto questo Rose tornò ala sua scrivania e riprese a scrivere. Kit uscì dalla stanza e corse nella sua dove grosse lacrime calde bagnarono il suo cuscino.

    Rose mantenne i suoi propositi durante tutta la durata dei preparativi. Cercò di mostrarsi allegra con tutti e fu anche molto dolce con Alice per la quale era davvero dispiaciuta per ocme erano andate le cose quel famoso giorno, ma con Kit non andò mai oltre la più cortese convivenza. Kit ne soffriva terribilmente ma si consolava pensando che era meglio questo che non il non parlarsi affatto. Tuttavia quel giorno mentre stvano lavorando insieme agli ultimi preparativi per la festa di quella sera, sfornando e infornando dolci e ciambelle, Rose le sorrise dolcemente e le disse: “Credo che stasera sarà una bella festa..” Kit che noner apiù abituata a quel tono nei suoi confronti la guardò sorpresa e sorridendo a sua volta le rispose: “Si, lo credo anche io. Abbiamo fatto davvero un ottimo lavoro..sono felice che alla fine la festa non sia stata annullata…” “Lo saranno anche i nostri invitati!” si lasciò sfuggira Rose e l’imbarazzo cadde tra di loro. Rose però si fece coraggio e si avvicinò alla amica poggiandogli una mano sulla spalla. “Sai Kit, ci ho pensato..” cominciò, “questa storia di Bob è così..assurda! Ci ho sofferto tanto e in questi giorni stavo malissimo al pensiero di aver litigato con te..una storia del genere non dovrebbe dividerci..non per un uomo..ma davvero non sapevo come reagire…non credevo che lui mi interessasse tanto..” e per la vergogna si coprì il volto con le mani. Kit allora le prese tra le sue e abbracciò l’amica. “Oh amica mia! Ti capisco perfettamente e so come ti sei sentita ma mi devi credere quando ti dico che non è successo niente! Come potrei mai far eun simile torto all’amica più cara che ho!” “D’accordo ti credo, Kit, e ti chiedo scusa per il mio comportamento..potrai perdonarmi?” disse Rose con gli occhi pieni di lacrime. “Ma certo amica mia!” e cominciarono a piangere entrambe una abbracciata all’altra. IN quel momento entrarono Beth e Alice che vedendo le due amiche abbracciate cpairono che la guerra era finita. Con un unico grande abbraccio sancirono tutte e quattro la pace fatta. Dopo un pò Rose si staccò e con energia disse a tutte: “Forza diamoci da fare! Manca poco e c’è ancora tanto da fare! La nostra dovrà essere la più bella festa mai fatta!” e tutte con grande entusiasmo tornarono a lavoro.

    Bob si trovava nella sua biblioteca la sera della festa. Stava attendendo che i suoi amici arrivassero per poter raggiungere insieme la casa delle ragazze. Era davvero in pensiero per quello che era successo la settimana prima. Come poteva essersi creata una così spiacevole situazione? Aveva saputo dell’atmosfera che si respirava in quella casa da ciò che Beth raccontava a Laurence – beati loro che ancora si parlavano! – e poi dai brevi messaggi che Kit le aveva inviato di nascosto per evitare che si alimentassero la tensione e l’irritazione generale. Quella sera sperava davvero di poter mettere fine a tutta la questione e risolvere il problema parlando con Rose. Kit gli aveva riferito che Rose probabilmente aveva intenzione di non partecipare, ma lui si augurò che nel frattempo avesse cambiato idea...le avrebbe parlato ad ogni costo. In quel mentre bussarono alla porta ed entrò il maggiordomo annunciando l’arrivo di Ted. Bob diede ordine di farlo salire in camera. Era contento che Ted fosse arrivaot per primo. Aveva notato il suo strano comportamento degli ultimi giorno e ne aveva intuito le cause. Voleva subito parlargli e chiarire la situazione, almeno con lui. Ted entrò con un aria accigliata. “Non è ancora arrivato Laurence?” chiese deluso di non vedere l’altro amico a fargli da scudo. Non gli andava di stare da solo con Bob. “Non non è ancora arrivato..ma tu accomodati pure…gradisci qualcosa da bere?”  disse il giovane indicando le bottiglie di alcolici sul tavolino accanto alla poltrona dov’era seduto. “No grazie” rispose Ted brusco, andando a sedersi sulla poltrona accanto al camino. Cadde un silenzio imbarazzante. I due si conoscevano da quando erano ragazzini ed erano stati sempre ottimi amici. Quello stato di cose era per loro che nona vevano mai litigato, qualcosa di assolutamente nuovo e terribile. Bob decise di rompere il silenzio. “Ted, ho notato un cambiamento nel tuo carattere in questi giorni, soprattutto in questi giorni…forse credo di sapere il perchè…” “No, non credo prorpo tu sappia niente” disse gelido Ted guardandolo con degli occhi che tradivano la sua rabbia nei confronti dell’altro. Bob insistette “Andiamo Ted, ti conosco benissimo, so come sei fatto, siamo amici da così tanto tempo..” ma Ted lo interruppe con una risata sprezzante “Eh si siamo davvero amici da tanto…ma forse per te non abbastanza da essere rispettoso nei miei confronti…” Bob si irrigidì. Non era colpevole di niente e sentirsi accusato così lo innervosiva alquanto. Avrebbe voluto rispondergli in malo modo, ma si ricordò che il suo obiettivo era mettere fine agli equivoci e cercò di apparire calmo quando parlò. “Ted credo che questa acredine nei miei confronti sia frutto di un terribile equivoco…ed è vero che è stata colpa mia ma non era mia intenzione ferire nessuno..quello che tutti pensate è assolutamente sbagliato!” Ted scattò in piedi. Era furioso. “Credi forse che sia uno stupido? Un equivoco…quindi tutti abbaimo pensato alla stessa cosa e tu lo chiami equivoco?!?” disse Ted alzando la voce.Anche Bob si alzò spazientito “Si è proprio così..un grosso equivoco di cui io sono la causa..non sono stato bravo a scegliere il momento e così si è creata questa assurda situazione che non alcun fondamento! Ora se ti calmi ti spiegherò come sono andati i fatti.” Ted fissò per un pò Bob e poi di controvoglia si sedette di nuovo. Bob attese che si calmasse e che si calmasse anche lui. Poi, sedutosi di nuovo anche lui, gli spiegò come erano andate davvero le cose. Alla fine del racconto i due rimasero per un pò in silenzio poi Ted disse “E’ davvero andata così? NOn mi stai imbrogliando, vero?” Bob si sentì un pò piccato, ma rispose con un sorriso “Certo che è tutto vero e non damri più del bugiardo!” Ted si accasciò sullo schienale della polrtona con un sospiro di sollievo. Poi sorridendo all’amico, “MI era sempre parso così strano! Avevi sempre parlato di Rose che quando ho visto quella scena…mi era sembrato un così tale colpo basso…scusa per aver dubitato di te” Bob gli tese la mano e Ted gliela strinse. I due avevanbo fatto la pace e ora, svanita la tensione, cominciarono a scherzare e ridere. Ted si offrì di aiutare Bob a risolvere la crisi in casa delle ragazze e anche con l’aiuto di Kit era sicuro che sarebbero riusciti a sbrogliare la matassa. Quando Laurence arrivò fu felice di vedere i due amici di nuovo insieme. I tre giovani si avviarono allegramente verso la festa.

    Ormai tutto era pronto. Le ragazze si erano preparate ed erano in attesa dei loro invitati. Suonò il campanello e tutte saltarono su per andare ad aprire e accogliere gli invitati la più veloce fu Alice che dopo poco tornò con Jim Porter, il figlio del dottore. Alice gli era già affianco e in fondo al suo cuore stava facendo i salti di giia per la sua venuta. Le altre lo accolasero con un caloroso sorriso che tradiva però la loro delusione. Quando arriveranno?si chiedevnao tutte silenziosamente. Poi mentre la conversazione con il giovane Jim stava ormai languendo ecco un seocndo scmapanellio. Rose avanzò diretta alla porta. Quando lo aprì si ritrovò il trio sorridente con in mano un cestino pieno di lecornie. “Buonasera signorina Rose. Ci scusi per il ritardo ma la strada è ghiacciata e abbiamo dovuto prestar attenzione per arrivare incolumi alla vostra festa. Per farci perdonare abbiam portato un cesto con dolci di ogni genere.” le disse Bob con un sorriso mentre indagava se ci fosse traccia di risentimento sul viso della giovane. Ma Rose ricambiò il sorriso calorosamente e con un tono di finto rimprovero rispose: “Beh meglio tardi che mai. Non c’era bisogno di portare altri dolci con tutto quello che bbaimo preparato! I forse non fidate delle nostre doti culinarie? Beh non restate lì al freddo! Entrate e andate a riscaldarvi davanti al camino.” e così facendo li introdusse in casa facendogli strada verso il salotto. Lì i giovani trovarono le altre ragazze ad accoglierli con tanot calore e allegria che i loro cuori si scaldarono a tal punto che parevano sciogliersi. Sbrigati i convennevoli dei saluti i giovani in quella stanza diedero inizio a una serata davvero piacevole. Trascorsero le ore scherzando  e organizzando giochi di gruppo uno più divertente dell’altro. Poi stanchi si sedettero tutti accanto al camino e cominciarono a raccontarsi storie. Ben presto le coppie si formarono e ogni giovane provvide a sedersi accanto alla propria dama. Kit benchè si stesse divertendo viveva dentro di sè un grande stato di ansia. Non sapeva ancora che Ted sapesse la verità sull’intera vicenda e nonostante le pareva molto più rilassato dell’ultima volta che l’aveva visto, temeva che lui la considerasse ancora in maniera del tutto errata. Doveva trovare un modo pe parlargli a quattr’occhi. Il caso volle accontentarla. Ben presto si accorsero che nell’euforia delgi ultimi giorni, le ragazze avevano dimenticato lo sciroppo d’acero per guarnire le frittelle. Non ce n’era neanche una goccia in tutta casa e le ragazze erano imbarazzate per quella dimenticanza. Jim allora si propose di tornare a casa sua a procurarsi lo sciroppo e poi tornare indietro appena compiuta la missione. Alice si propose immediatamente per accompagnarlo e Beth e Laurence decisero di andare con loro. La piccola spedizione partì per la loro missione lasciando così soli gli altri quattro. Rose decise di approfittarne di quella pausa per mettere un pò in ordine e si ritirò in cucina. Bob chiese di aiutarla e ottenuto il consenso sparì con lei lasciando davanti al camino Ted e Kit. I due tacquero per alcuni miuti, imbarazzati da quell’improvvisa solitudine poi Ted decise di rompere il silenzio. “Davvero una bella festa, voi ragazze siete state bravissime ad organizzare tutto..” disse pentendosi subito di aver parlato. Con grande sforzo per vincere la vergogna Kit si griò verso di lui e lo ringraziò. Subito dopo aggiunse: “Signor Ted io vorrei parlarle…” “A che proposito?” chiese il giovane pur sapendo di cosa si trattava. Kit si fece coraggio e cominciò: “Vorrei parlarle riguardo a ciò che è successo quel giorno nel giardino a casa Sorsby…o meglio di cosa non è successo” alzò lo sguardo verso di lui e continuando a fissarlo riprese “Perchè non è successo niente, assolutamente niente! E’ stato solo un terribile equivoco ma può chiedere conferma anche al signor Robert, niente di tutto ciò che voi credete di aver visto è avvenuto!” Ted la traquillizò “Si calmi signorina Kit, so tutto. Bob me ne ha parlato proprio questa sera prima di venire qui.” Kit lo guardò sollevata “Davvero? Oh meno male! Ne sono così felice! Finalmente questo brutto equivoco è stato chiarito! Sono davvero felice che lei ora sappia tutto e non abbia più quella brutta espressione negli occhi..”  e, rendendosi conto di aver parlato troppo, distolse lo sguardo imbarazzata dal volto di lui e cominciò a fissare il fuoco. “Quale espressione?” chiese curioso il giovane avvicinandosi un pò di più a lei deciso ad abbattere la barriera che li separava. “Beh” cominciò Kit evitando di guardarlo “quel giorno al parco..lei aveva un espressione e i suoi..parevano guardare qualcosa che volevano vedere..era come se lei non volesse incontrarmi..e questo mi ha fatto stare davvero male..non voglio che lei abbia una cattiva considerazione di me…” Ted sorrise e disse “Beh, quel giorno in effetti ero un pò offeso con lei, sa non sapevo ancora bene come erano andate le cose e lei mi non mi era semrata una cattiva ragazza..insomma ci capivo davvero poco su tutta la faccenda e poi mi era dispiaciuto non aver potuto passare più tempo con lei quel giorno a casa Sorsby, così mi comportai in quel modo poco educato di cui però mi pentii immediatamente perchè…la mia considerazione di lei non è affatto negativa…ma ci tiene davvero tanto al mio parere e alla mia considerazione?” “Oh si tantissimo!” rispose lei alzando prontamente lo sgurado su di lui. Per alcuni eterni secondi restarono a guardarsi poi lei, ormai completamente rossa in viso girò ancora lo sguardo verso il fuoco. Lui si avvicinò ancora un pò a lei e le disse sussurando: “Kit, credo di essermi innamorato di lei…” Kit ai girò ancora a guardarlo e poi gli sorrise e disse: “Sa, credo anche io la stessa cosa..” Allora lui si chinò su di lei e la baciò. Quando si separarono i loro occhi brillavano di felicità. Ted mise la mano in tasca e ne trasse fuori un pacchetto. Era quello che gli era caduto nel parco e ora glielo porgeva. Kit lo prese e cominciò a scartarlo. Era una scatolina e dentro Kit vi trovò un bellissimo braccialetto con perle rosa e piccoli ciondoli d’oro a froma di rosa. “So che i tuoi fiori preferiti sono le rose e quel giorno, anche se ero arrabbaito con te, appena l’ho visto ti ho pensato enon ho potuto fare a meno di comprarlo…sono contento di avertelo potuto donare..” Kit disse un “Grazie” sussurato, gli gettò le braccia al collo e lo baciò ancora una volta. Poi poggiò la testa sulla sua spalla e restarono così a guardare il fuoco, felici come non lo erano mai stati in vita loro.

    In cucina Rose e Bob erano molto silenziosi. Bob non sapeva come cominciare il suo discorso che aveva preparato più volte a casa da solo, ma che ora gli sembrava molto stupido. Rose aveva invece paura che Bob parlasse e soprattutto cosa avrebbe detto così cercava in tutti modi di fare qualcosa. Poi mentre Bob gli passava un piatto di dolci allo zenzero lei evitando di incontrare il suo sguardo non si accorse di non aver afferrato bene il piatto che cadde a terra. “Oh che pasticcio!” fece lei inginocchiandosi a raccogliere i cocci. “Lasci fare a me!” disse Bob chianandosi e cominciando a raccogliere anche lui. “Ahia"!” gridò ad un serto punto Rose. Si era tagliata con una scheggia il dito e ora ne usciva del sangue rosso. Istintivamente lei si portò il dito alla bocca ma lui gli prese la mano e gli disse” Dobbiamo medicarlo subito!” Lei gli indicò dove avrebbe trovato cotone e disinfettante e Bob una volta trovaot l’occorrente sin inginocchio cul pavimento dove lei era seduta e cominciò a disinfettare il dito tagliato e a bendarlo. “Lei è davvero bravo a medicare le ferite!” disse Rose vedendo la velocità con cui lui le medicava il dito. “Oh” disse lui sorridendole “sono abituato a medicar ele ginocchia sbucciate di Megan quando gioca in giardino per cui ormai sono un esperto..ecco fatto! Il suo dito è come nuovo!” “La ringrazio” disse lei alzando lo sgurado veros i suoi occhi blu. I due rimasero femri per un pò a guardarsi l’uno nelle iridi dell’altro e poi lui la baciò. FDu un bacio magico, che attendevano da tempo e che finalmente si era realizzato. Quando si separarono lui le disse “Ti amo” e le rispose “Anche io” e ripresero a baciarsi. Quando si staccarono per la seocnda vole Bob la autò a sollevarsi da terra e lei, ripresasi da quel momento, gli chiese tornando alla realtà: “Perchè quel giorno ti sei comportato in quel modo? Kit non mi h mai voluto dire cosa avvenne…sono davvero stata male per il tuo comportamente…sei stato crudele e ora vorrei sapere il perchè..” Lu la guardò serio e le dicce “So di averti fatta soffrire e questa cosa mi ha fatto quasi impazzire dal dolore, ma quel giorno dovetti comportarmi così perchè dovevo parlare con Kit..avevo bisogno del suo consenso…” “Consenso per cosa?” chiese lei ora in attesa di qualcosa che però non riusciva ad afferrare. Bob si fece coraggio, “Il suo consenso per sposarti…” disse e poi attese una reazione. Rose lo fissò incredula. Non pensava che potesse succedere una cosa del genere a lei, prorpio a lei, che nesusno mai aveva voluto, abbandonata fin dalla nascita. “Vorresti sposarmi? Dici sul serio?” Bob la guardò e rise “Certo, sempre che tu lo voglia…” “ Ma certo che lo voglio” disse lei con gioia ma poi si arrestò e il suo sguardo ritornò serio. “Cosa c’è ora?” chiese Bob preoccupato “Devo svelarti un segreto…” cominciò lei “Vedi, anto tempo fa ho fatto una promessa a me stessa e..ecco..non posso sposarti..almeno fino a quando non avrò pubblicato uno dei miei racconti!” Bob la guardò e lasciò andare un sospiro di sollievo. “Mi avevi fatto temere chissà cosa..ma non devi preoccuparti, non voglio rinunciare a te e se devo attendere che il mondo riconosca il tuo talento, lo farò! D’altronde siamoo ancora giovani e io devo finire il college..ci sposeremo non appena avrai coronato il tuo sogno..” Rose al settimo cielo per la felicità volò tra le sue braccia e lo baciò ancora una volta. Poi Bob le prese la mano e le disse “Forze andiamo dagli altri a dare la notizia!” e mano nella mano corsero dagl altri.

    Quando tornarono nel salotto videro una scenetta felice. Kit e Ted erano ancora abbracciati accanto al fuoco, ma quando si accorsero della loro presenza si allontanarono imbarazzati. Poi guardadosi tutti e quattro scoppiarono in una fragorosoa risata. In quel momento tornarono dalla loro spedizione l’allegero gruppetto che intuì subito che qualcosa era successo. Bob e Rose diederono subito la buona notizia e immediatamente ci fu un’ondata di strilli e urla di gioia e le quattro amiche si abbracciarono felici. Kit si soffermò un pò più delle altre ad abbracciare Rose “Sono felice per te tesoro!” “Anch’io per te cara!” disse maliziosa Rose. Le due risero felici.“Questo è davvero il Natale che abbiamo sempre sognato!” disse Kit. “E la cosa più bella è che noi siamo qui insieme a festeggiarlo…non ci separeremo mai” fece Rose abbracciandola ancora. “Mai!” rispose Kit. Poi si riunirono al gruppetto e tutti insieme fecero un brindisi di auguri per il Natale e per il futuro felice che tutti li attendeva.

    “Auguri per un Natale che sia pieno di amore e di affetto, che sia un momento da vivere con chi si vuole bene, che sia un momento per capire quanto la vita sia bella se non si alzano barriere contro gli altri e si impara a viverla uno con l’altro, mano nella mano..auguri per un Natale che regali gioia a tutti inidistintamente ma che sopratutto ci insegni ad essere portatori di gioia per gli altri ma anche ad essere un supporto su cui l’altro possa poggiarsi nei momenti difficili e una spalla su cui piangere per quelli trisi..auguri per un Natale ricco non di regali ma di calore umano e cuori che palpitano…auguri per un Natale che ogni anno ci ricordi quanto è bello essere dotati di un cuore di carne e non di pietra..auguri a tutti voi..Buon Natale…”

    E vissero tutti felici e contenti…

     

    Ringrazio la carissima elfetta Arwen per questo premio!!

    Grazie tesorooo! Ne sono onorata!

    Il premio mi è stato conferito per aver partecipato con questo intervento:

    Mirror mirror on the wall...

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    Ringrazio inoltre La Directory della vita per questo premio vinto al

    contest letterario con tema: Horror Story

    con questo intervento:

    Life&Death

    Grazieee!

     

    Sabina

    December 05

    Homage to Shakespeare...

     
     
    "Se mai un essere umano giunse ad esprimere completamente la sua opera fu Shakespeare.
    Se mai una mente fu incandescente, senza ostacoli, fu la mente di Shakesperare."
     
    Viriginia Woolf  "Una stanza tutta per sè"
     

    Sabina

    December 02

    Let it snow...

     

    La prima volta che Molly vide la neve era il giorno del suo compleanno. Compiva 15 anni. Attendeva da tempo quel compleanno che per lei significava essere cresciuta, essere grande ormai. Ora andava al Liceo e studiava latino, storia, filosofia, scienze. Il libro di storia dell'arte era il più grande di tutti. Ed era quello che più affascinava Molly. Ben prima dell'inizio dell'anno scolastico lo aveva letto per due volte e sapeva ormai tutto delle tecniche pittoriche di Raffaello, Botticelli, Michelangelo ben prima che la professoressa le spiegasse. Insomma studiava roba da grandi. Ma di fronte alla finestra, quella mattina, si sentì come una bimbetta di 5 anni. La neve! Incredibile! Non aveva mai nevicato dove viveva Molly, o comunque mai da quando lei esisteva. La sua era una città vicina al mare, dal clima mite e non si erano mai create le condizioni atmosferiche per una nevicata. Ma quell'inverno si preannunciava gelido, già da novembre. E quel paesaggio innevato era quindi una regalo che il cielo aveva voluto farle. Eccitata all'idea di poter fare per una prima volta in vita sua un angelo di neve, si vestì più velocemente possibile, cercando di coprirsi meglio che poteva e si buttò a precipizio sulle scale che davano in cucina e alla porta sul retro. Giunta in cucina si arrestò. Sul tavolo erano disposti in maniera incantevole la brocca del latte, il bicchiere di succo d'arancia, il barattolo della marmellata e un piatto di focaccine calde. Il tutto accompagnato da un biglietto che le augurava buona giornata e le mandava un grosso bacio. La mamma, pensò sedendosi a fare colazione e addentando una focaccina. Aveva dimenticato di essere l'unica ancora in vacanza. Tutta colpa di quella stupida influenza. Ormai era guarita ma la mamma aveva premuto perchè lei rimanesse ancora un giorno a casa. Era strano che una ragazza di 15 anni avesse così tanta voglia di andare a scuola, i suoi compagni l'avrebbero presa per pazza, ma a lei piaceva stare in classe, essere in loro compagnia e sentire le spiegazioni dei professori. Quel giorno però fu ben contenta di quel giorno in più di festa. Poteva uscire fuori e giocare un pò con la neve senza che nessuno glielo vietasse, ma si preoccupò di no lasciare scoperto neanche un centimetro di pelle per evitare una ricaduta. Finì la colazione in un baleno e corse fuori in giardino. Lo spettacolo che l'accolse la lasciò estasiata. Se guardandolo dalla finestra aveva provato stupore e meraviglia, ora che vi era dentro, ne era incantata. Tutto sembrava diverso, la neve attutiva i rumori e dava al mondo un tocco di magia. Era nel mondo delle fiabe che tanto aveva sognato da bambina. Si buttò nella soffice neve e cominciò a muovere braccia e gambe in sincrono per creare il suo angelo di neve. Quando si alzò e vide il risultato, non ne fu soddisfatta. Tutto qui? Cadeva la neve per la prima e, forse unica, volta della sua vita e lei faceva un piccolo angelo senza perlatro riuscirci granchè bene? Bisognava fare qualcos'altro, godersi il più possibile la neve prima che si sciogliesse. Un cumulo di neve dalla sforma sferica le fece venire un'idea. Avrebbe costruito un pupazzo di neve!  Non sapeva esattamente come si costruisse ma poteva provarci e così cominciò a raccogliere la neve intorno al cumulo iniziale e comprimerla per renderla una sfera molto grande. Continuò con altre due sfere, la più piccola divenen la testa. Il pupazzo cominciava a prendere forma. Ormai mancava solo qualche tocco. Molly concluse che mancavano un cappello, una sciarpa e una carota per fare il naso. Decise di tornare dentro casa sperando di trovare entrambe le cose, Era così presa dal pupazzo che non si accorse della piccola pozza d'acqua ghiacciata che c'era sul vialetto. Molly scivolò e cadde sbattendo al testa. Nonostante la neve avesse attutito la caduta, la botta era stata davvero forte. Molly, sola nella neve, svenne.

    Quando Molly rinvenne, si trovava ancora in giardino sdraiata nella neve ma non era sola. Accanto a lei c'era una ragazzo che la guardava sorridendo. Era un ragazzo molto bello. Anche se era seduto era evidente che fosse alto. Aveva capelli color nocciola e occhi di un azzurro molto chiaro, tendente al grigio...un azzurro ghiaccio. Occhi così non possono non ispirarti fiducia. Se si aggiunge anche un sorriso di quelli disarmanti, non si può fare a meno di pensare di essere di fronte ad un angelo venuto in soccorso. A Molly, però, non piacque che lui rimanesse lì a sorriderle senza fare niente per aiutarla. "Potresti anche aiutarmi, invece di restare lì con quel sorrisino" le disse acida. Lui continuò a sorridere sereno e le rispose: "Mi spiace, ti ho visto cadere dalla strada di fronte e sono corso qui proprio per aiutarti, ma quando sono arrivata avevi un visetto così felice che sembrava stessi sognando, così ho deciso di aspettare che ti svegliassi.." "Beh, se mi hai vista cadere vuol dire che non stavo dormendo...comunque ecco..ora mi sono alzata da SOLA quindoi grazie per l'aiuto..ciao" e Molly si girò offesa in direzione della porta. "No dai aspetta" disse lui alzandosi a sua volta, "non andare via, ti chiedo scusa...è che avevo paura di farti male, alzandoti...non so...scusami davvero..puoi perdonarmi?" e fece un altro dei suoi sorrisi. Molly lo guardò. Era davvero alto, ora che lo vedeva in piedi, alto e dal fisico atletico. Doveva aver qualche anno più di lei e sembrava essere uno sportivo. E poi era così bello... "D'accordo, perdonato!" le disse sorridendo a sua volta. Poi, aggrotando la fronte gli chiese chi fosse e e era appena arrivato in città. "Non ti ho mai visto da queste parti e qui ci si conosce tutti..sai la città non è molto grande..." gli spiegò. "In effetti non sono di qui, sono venuto solo per trascorrere le vacanze da mia nonna e resto qui ancora per un pò prima di tornare a casa..." disse lui guardandola con i suoi occhi. Il suo sguardo metteva a disagio Molly, perchè sentiva che ciò che quegli occhi guardavano qualcosa che gli piacesse, e molto anche, e lei non era mai stata ancora oggetto di un certo tipo di attenzioni. Il suo carattere introverso e la sua fama di "secchiona" l'aveva tenuta lontana da quel mondo fatto di biglietti, parole sussurate, infatuazioni passegere, e sguardi carichi di sentimenti ancora indefinibili. Certo, i ragazzi non la prendevano in giro per il suo amore per lo studio, perchè sapeva essere molto simpatica quando entrava in confidenza con qualcuno, ma tutti l'avevano considerata sempre e solo un amica e niente più. Perciò quello sguardo la mise in una gran confusione. Ciononostante si avvicinò e gli tese la mano "Io sono Molly...tu ti chiami....?""Cedric...lo so, i miei genitori hanno molta fantasia!" disse lui guardando Molly fare una faccia stupita. "Su questo non c'è dubbio!" disse lei mettendosi a ridere. Decisero di sedersi sulla panchina che il papà di Molly aveva messo in giardinio, sotto all'arco pieno di edera e altre piante rampicanti che alla mamma piaceva tanto, e cominciarono a raccontarsi. Molly cominciò a raccontargli della sua passione per lo studio, del suo amore per l'arte e del suo desiderio di diventare un giorno un'artista conosciuta nel mondo. Per Molly fu strano parlare così liberamente, non era mai stata tanto loquace per paura che le persone potessero annoiarsi delle sue chicchiere, ma con Cedric era tutto diverso e lei sentiva che poteve parlargli senza nessuna remora. Ma alla sua loquacità non corrispondeva un altrettanto entusiasmo da parte del ragazzo, che si limitava ad ascoltarla e sorridere. Quando lei cominciò a chiederle informazioni sulla sua vita fu molto laconico e sintetico. Le disse di venire dal Nord del paese e che era tornato dopo tanto tempo in quella cittadina per passare le vacanze con la nonna che non vedeva da quando era bambino. Saper di più su di lui fu impossibile. I due tacquero e Molly cominciò ad essere dubbiosa nei suoi confronti ma mentre era immersa nei suoi pensieri qualcosa di freddo la colpì in viso. Era una palla di neve. Cedric si era alzato da dove erano seduti e ora si trovava a pochi metri da lei. Con uno sguardo sbarazzino la invitò a prendere parte ai suoi giochi. Molly non riusciva a capire come quel ragazzo riuscisse con uno sguardo a catalizzare la sua attenzione ea convincerla a seguirlo. Ma non poteva resistere perciò si alzò anche lei e cominciarono a rincorrersi per le strade lanciandosi palle di neve...sembravano due bambini! E lei non era mai stata tanto felice! Una volta stanchi di rincorrersi caddero esausti sulla neve, uno accanto all'altro. Fu lì che Cedric le prese la mano e le propose di seguirlo al parco. Molly decisamente confusa dal quel gesto così inaspettato, arrossì e disse di si senza fare domande. Ma dopo pochi minuti di cammino, la sua curiosità vinse e lei chiese: "Ma perchè stiamo andando al parco? Cosa facciamo lì?" "Pattiniamo" gli rispose lui. Molly non capiva. "E dove vorresti pattinare? NOn abbaimo una pista qui!" "Il laghetto sarà sicuramente ghiacciato e potremo usarlo per pattinare" gli spiegò Cedric mentre continuava imperterrito a camminare" Molly si fermò. "Frena, frena! Io non so pattinare! E non ho neanche i pattini! Cosa pensi di fare!" le chiese un pò preoccupata.."Stai tranquilla, non devi preoccuparti di nulla, penserò io a tutto." disse Cedric sorridendole e stringendole forte la mano come a volerle infondere un pò di coraggio. Ancora una volta Molly decise di seguirlo. Arrivati al parco, Molly notò che era stranamente deserto. Nessuno che vi passeggiasse o fosse seduto a qualche panchina. "Sarà per colpa delle neve e del freddo..." pensò anche se continuava a trovarlo molto strano. Finalmente giunsero alla loro meta: in effetti il laghetto era completamente ghiacciato e pareva essere l'ideale per una bella pattinata! "E ora che si fa?" chiese Molly piuttosto spazientita, non sapeva cosa Cedric volesse e il fatto di non aver visto neanche l'ombra di un pattino cominciava a preoccuparla seriamente. Cedric le prese di nuovo la mano e l'avvicinò ancor adi più al laghetto, fino a riva. "Adesso chiudi gli occhi!" le sussurrò in un orecchio. Ancora una voltà Molly lo seguì. Chiuse gli occhi per un tempo che le parve breve ma estremamente intenso e quando Cedric le disse che poteva riaprirli, rimase stupita e incredula da quello che vedeva. Il paesaggio era cambiato. In realtà era lo stesso di prima ma c'er auqalcosa nell'aria, una nebbiolina apparsa da chissà dove, che rendeva tutto...magico. L'aria pareva essersi paralizzata così come si era fermato il tempo. Lei non indossava più i suoi vestiti ma un abito che pareva essere fatto di fili d'oro e d'argento per quanto brillava. Indossava dei pattini che parevano di cristallo. E Cedric...era bellissimo. Si era trasformato in un principe ma non azzurro poichè indossava un abito color del ghiaccio che rimandava luccichii e bagliori. Molly si trovava in una favola ma non sapeva nè perchè nè come ci fosse finita. Non riuscì a pronunciare una parola mentre Cedric la stringeva a sè e comiciavano a pattinare. Sembrava di volare, si sentiva leggera come una piuma e sembrava non toccare neppure il ghiaccio sotto i suoi piedi. Era tutto meraviglioso. Fu Cedric ad interrompere quel magico silenzio. "Ti ho vista questa mattina e ho provato qualcosa mai vissuto finora. Ti ho osservato lì, davanti alla tua finestra mentre guardavi i fiocchi cadere, ho notato il tuo stupore nei tuoi occhi, la tua meraviglia verso il mondo e qualcosa ha iniziato a bruciare dentro di me. Qualcosa ha cominciato a riscaldarmi il cuore. E quel qualcosa sei tu. I tuoi occhi hanno rivelato una persona entusiasta della vita, dalle mille speranze e dai tanit sogni, una persona che credevo così non esistessero più. E mi sono sentito per la prima volta dopo anni, bene, al caldo, al sicuro, protetto. Non mi sono sentito più solo. Tu non sai quanto la solitudine e la delusione abbiamo prosciugato e reso arido il mio cuore. Un cuore di ghiaccio come di ghiaccio è il mio mondo. Ma ora ci sei tu. E vorrei tanto che non andassi più via." Detto questo la baciò. Fu un bacio strano e bellissimo, il primo che Molly dava in vita sua e l'unico che non avrebbe dimenticato mai. Fu solo con molti sforzi e controvoglia che si sciolse da quel bacio e da quelle braccia. Molly la guardava incredula. Non poteva credere che lui fosse come quei principi delle fiabe, venuta a cercare lei, proprio lei. Non era possibile...eppure in cuore suo gli credeva e avrebbe voluto continuare a danzare con lui per ancora tanto tanto tempo...ma sapeva che non poteva. Cercò di spiegarglielo. "Cedric, no non posso...io...mamma e papa..cosa diranno....e la scuola...e l'accademia d'arte...io....vorrei tanto restare con te...ma non posso...non posso" e cominciò a piangere. Non aveva mai provato tanta tristezza in vita sua. Quanto avrebbe voluto che non fosse andata così...ma non poteva farci nulla. Cedric la prese tra le sue braccia e la strinse con forza, come a volerla legare a sè. Poco dopo Molly si rese conto che anche lui piangeva e le sue calde lacrime le cadevano sul viso. Era come se il ghiaccio del suo cuore si fosse sciolto e cercare di scivolare via, fuori da lui..."Devo andare!" disse Molly continuando a piangere e giunta a riva cominciò a correre senza guardarsi indietro per evitare ripensamenti. "Molly, Molly!" lo sentiva urlare. Ma lei continuò a correre e a piangere, e piageva tanto che le grosse lacrimi le offuscavano la vista e le impedirono di vedere quel masso che sbucava dal terreno. Inciampò e cadde per la seconda volta a terra. Solo che nessuno sarebbe venuto in suo soccorso questa volta. Rimase lì distesa fino a che la stanchezza del pianto la vinse.

    Quando si risvegliò il sole era ormai tramontato. Molly si ritrovò anora nel suo letto. Nel suo caldo letto. Fuori era buio e riusciva appena a scorgere i profili delle case. Non sapeva se la neve fosse ancora lì. Non sapeva se Cedric fosse ancora lì. Si sentiva ancora molto scossa quando sentì la porta d'ingresso aprirsi. "Molly! Dove sei?" La mamma era tornata. "Molly, tesoro! Ma sei acnora a letto? Dormigliona!" le disse mentre entrava nella sua camera" "Io..ehm...si...aveva sonno.." riuscì a risponderle. "Beh hai fatot bene a goderti questo giorno di vacanze..se ti senti meglio, domani potrai tornare a scuola" "Meraviglioso..." disse e cercò di sorriderle contenta. "Chissà che bei sogni avrai fatto...." Disse la mamma, dandole un bacio e uscendo dalla sua stanza per andare a preparare la cena. Si era stato davvero un bel sogno.

    La seconda volta che Molly vide la neve fu il giorno della sua prima personale a New York. Un'importante galleria d'arte aveva mostrato un vivo interesse per la sua collezione. In particolare per i quadri dedicati a quel famoso giorno. "Hanno qualcosa di magico in sè" disse Patricia, la responsabile della galleria, "Qualcosa che sa di incanto e poi tutta quel bianco, quell'azzurro ghiaccio...dato il periodo invernale e quello natalizio che si avvicina, i tuoi quadri sono i più appropriati per una mostra!" e conq ueste parole l'aveva convinta. Era tempo di dare maggiore visibilità al frutto di 15 anni di duro studio e lavoro, Anni di sacrifici, certo ma anche di grandi gioie e incredibili avventure. Tutti visuti all'insegna di quel sogno. Sapeva per certo che da quel giorno la sua vita era cambiata. Lei era cmabiata. Era diventata più sicura di sè, più aperta la mondo e alle sorprese che la vita le offriva. L'aveva spinta a fare cose e prendere decisioni che prima non si sarebbe mai sognata. Ancora ricorda lo stupore di sua madre quando le disse che non aveva intenzione di iscriversi ad archittettura come tutti avevano sempre pensato, ma che voleva andare all'Accademia d'Arte. E nonostante gli ostacoli ci era riuscita. Aveva fatto ciò che voleva e aveva goduto delle sue scelte. Gli anni all'Accademia erano per lei uno dei ricordi più belli. Avevano il sapore della libertà. Era lì che aveva conosciuto Timothy, lì che si erano innamorati, lì che iniziò la loro avvenutra magica e surreale...e lei pensava finalmente di aver trovato qualcuno che potesse eguagliare Cedric, se non addirittura permetterle di dimenticarlo. Tim con la sua calma e pazienza verso di lei e le sue strane manie, la sua infinita comprensione in quei momenti buii e quei sonni turbolenti, che mai aveva mostrato rabbia per quella figura evanescente che lui vedeva sempre tra lui e lei come in un continuo confronto...ma anche Tim con la sua incrollabile allegria ed esuberanza, la sua voglia di scoprire il mondo e di assaporare la vita più che poteva...quanti viaggi con lui, quante cose nuove aveva scoperto sul mondo...aveva imparato con lui cosa significava davvero vivere in un pianeta con sei miliardi di persone. Aveva imparato a vivere. Purtroppo anche questo sogno era finito. Un brutto male si era portato via Tim senza che lei potesse fare qualcosa per trattenerlo con lei. Non ebbe neppure il tempo di salutarlo adeguatamente. La lasciò una notte buia e gelida, senza che avesse la consolazione di vedere per l'ultima volta la neve che lui amava tanto e che da giorni era prevista. Ma la neve quell'anno non arrivò. Ora Molly era di nuovo sola. E mentre, dalla finestra dell'albergo, osservava la neve cadere sulla città, non potè non pensare ai due giorni che più l'avevano trasformata, uno distante dall'altro di quasi 15 anni. Eppure così vicini. Lacrime calde cominciarono a scendere sulle sue guance. Con uno sforzo disumano si allontanò dalla finestra.

    Durante la mostra fu brillante. La malinconia che l'aveva presa la mattina era ancora in un angolo ma lei ormai sapeva gestire questi suoi stati d'animo e la gente non si rendeva ocnto assolutamente di ciò che le succedeva dentro. Andò in giro ridendo e scherzando con tutti, con un tale sorriso che si sarebbe detta la donna più felice di New York. Poi all'improvviso lo vide. Fu solo un attimo perchè subito dopo scomparve tra la folla, ma era sicura che fosse lui. Quegli occhi...non poteva non ricordarli. Cerco di sgusciare verso l'uscita per rincorrerlo ma Patricia l'afferrò per un bracio. "Dove credi di andare? La festeggiata non può allontanarsi dalla sua festa! E poi devo farti conoscere quelle persone..i critci di Art Diary...dai vieni!". A malincuore la seguì.

    Finalmente la serata finì. Non sapeva ocme, ma era riuscita a liberarsi di Patricia e a rifiutare l'invito a cena, accusando un brutto mal di testa. ne aveva abbastanza per oggi. Aveva voglia di restare da sola, fare un passeggiata e pensare a ciò che aveva o credeva di aver visto. Non riusciva ancora a crederci. Lui era tornato! E propiro in questo momento della sua vita. Era indubbio che aveva voluto che lei si accorgesse della sua presenza. Ma ora come cercarlo. Presa dai pensieri, camminò a lungo per le strade di Manhattan fino a che giunse al Rockefeller Center. Molly osservò distrattamente la pista di pattinaggio e i poshi pattinatori rimasti a quell'ora. Poi ebbe come un'illuminazione, Finalmente aveva capito.

    Prese a nolo un paio di pattini, li indossò e cominciò a muoversi sulla pista. Dopo quella prima volta, Molly aveva pattinato molte volte e ormai se la cavava abbastanza bene. Prese a girare attorno alla pista, mantenedosi sempre vicina al bordo. Era in attesa e sapeva che lo avrebbe rivisto. E così fu. Dopo alcuni minuti sentì il suo sguardo su di lei. Si voltò e lo vide. Era cresciuto, era un uomo ormai, sulla trentina, ed era un bell'uomo così come era stato un bel ragazzo. E i suoi occhi erano ancora di una bellezza magnetica. Molly si perdeva nel suo sguardo e solo la sua voce la distolse dal sogno in cui si era immersa. "Molly..finalmente ci siamo ritrovati...mi sei mancata tanto..." e le sorrise di quel sorriso che conservava ancora l'ingenuità del ragazzino. "Oh Cedric, davvero da quanto tempo..credevp che non ti avrei rivisto più, mai più...ma come hai fatto a trovarmi? Anche se forse questa è una domanda sciocca...tu potrai vedere tutto..." disse lei prendendogli la mano. Cominciarono a pattinare insieme. lei voleva sapere tutto e attese che lui parlasse. "In effetti ti ho seguita, Molly, non ti ho lasciato mai sola, nemmeno un attimo. Ma rispettando il tuo volere ti ho seguito da lontano, osservanod la tua vita, la donna che stavoi diventando, incoraggiando in silenzio i tuoi progetti, desidernado che i tuoi sogni si avverassero, anche se ti confido, era un desiderio un pò egoista..pensavo che dopo aver realizzato i tuoi sogni, saresti tornata da me..." e mentre diceva questo aveva lo sguardo fisso sul ghiaccio ed evitava il suo. lei le strinse un pò più forte la mano per incoraggiarlo ad andare avanti. "In realtà ero un pò arrabbiato con te, non ero riuscito a superare il tuo abbandono..." "Ero solo una ragazzina, cosa pretendevi?" lo interuppe lei. "Si lo so e ora lo capisco, ma ero un ragazzino anche io e anche viziato e finora quello era il primo rifiuto che sentivo...ora mi sento uno sciocco...mi sento tanot in colpa nei tuoi confronti..." "Non dire così..." ma lui continuò "Avrai notato che in tutti questi anni ovunque tu fossi non è mai caduto un solo fiocco di neve? Beh era la mia punizione per te...e di questo me ne dispiaccio e me pento...sopratutto perchè quando capii della sciocchezza che avevo commesso era troppo tardi...sai, quando hai ti sei innamorata di Tim ho provato un gran dolore..." Molly distolse lo sguardo e disse fredda "Tu ormai sembravi un sogno, il frutto della mia immaginazione..e poi erano passati anni...non potevo certo rimanerti fedele, fedele ad una visione? Anch'io ho provato dolore e tanto...sopratutto quando tu ormai sembravi davvero un sogno da adolescente e lui morì...senza vedere la neve..perchè anche quella notte hai impedito alla neve di cadere? Eri troppo arrabbiato da vendicarti in questo modo? E' stato davvero crudele..." e grosse lacrime cominciarono a cadere sul suo viso. Come poteva dirle qeulle parole? Come poteva essere così crudele? MOlly si staccò da lui ma Cedric l'afferrò e la strinse a sè. "Non fu colpa mia quella volta, o almeno non in parte" cominciò "Dopo che ti eri innamorata di Tim, decisi di non seguirti più, di non preoccuparmi più della tua vita...sembravi così felice e lui era davvero un uomo..incredibile! Decisi di dirti addio! Partii per i luoghi più freddi e remoti della terra. Volevo dimenticarti. Ma una notte sentii il tuo pianto e la tua preghiera che Tim non ti lasciasse. Non potevo sopportare il tuo dolore e corsi in tuo aiuto. Giunsi quando ormai per Tim era troppo tardi. Sapevo del suo desiderio di vedere la neve prima di morire e mi adoperai affinchè le condizioni del tempo fossero le migliore per una bella nevicata. Purtroppo Tim morì prima che io potessi fargli quest'ultimo regalo...." Molly si strinse a lui ancora più forte. Il dolore di quei giorni era ritornato in superficie e sgorgava in calde lacrime che lei non riusciva a trattenere. Continuò a piangere per diversi minuti abbaracciata a Cedric che la lasciò sfogare tenendola forte a sè e accarezandogli i capelli. Quando riuscì un pò a calmarsi, gli domandò "Perchè oggi? Perchè finalmente la neve?" " Perchè sono passati 15 anni dal nostro primo incontro..domani è il tuo compleanno giusto?" Fu allora che Molly se ne ricordò. L'indomani avrebbe compiuto 30 anni. Dopo la morte di Tim aveva cercato di evitare qualsiasi festa di quel genere. Aveva abolito i compleanni perchè le ricordavano quanti anni passavano dalla sua morte. La stessa cosa che aveva fatto negli anni della sua adolescenza dopo il primo incontro con Cedric. Molly alzò lo sguardo verso di lui e gli sorrise. Cedric riprese a parlare "E' il mio regalo per te..avevo voglia di rivedere i tuoi occhi pieni di stupore così come fu quella mattina...ne ho sentito tanto la mancanza..inoltre, è il mio modo di farmi perdonare. Quel giorno non avrei dovuto farti quella richiesta. Sono stato egoista. Tu avevi una vita davanti, avevi dei progetti e io non potevo, non dovevo chiederti di restare con me...dopo la morte di Tim tornai a seguire la tua vita e cominciai a sentire di nuovo forte il desiderio di averti accanto. Ma ora sono cambiato. Perciò non ti chiederò di venire via con me, di lasciare tutto e tutti per me, ma vorrei tanto.." si interruppe e la guardò fisso negli occhi "Prendimi con te...Tienimi con te..non dovrai rinunciare a niente, ma io ho bisogno di te...Non posso pretendere che tu abbandoni la tua vita, ma mi piacerebbe tu trovassi un posto per me..." e si interruppe. Era il momento di Molly di parlare. Cominciò a pattinare sola inaotnro a lui, "In tanti anni sono riuscita a vivere molte esperienze e a fare della mia vita  quello che a stento potevo immaginare quando ero una ragazzina. Ho vissuto intensamente e questo mi ha permesso di avere in ugual parte gioia e dolore...eppure c'è ancora tanto da vedere e provare? Ma questa volta non oglio commetere errori...ogni cosa che ho visto, che ho provato, che ho vissuto l'ho relazionata a te..avrei voluto essere con te quando ero in giro per il mondo, avrei voluto che ci fossi tu quando nel mio studio mi dedicavo alla mia arte, avrei voluto te quando ho scoperto l'amore, avrei voluto te in ogni momento indimenticabile della mia vita..persino Timothy l'aveva capito e nonostante ciò aveva continuato ad amarmi...ma è tempo di cambiare e riparare agli errori.."  si fermò e lo guardò. "Se io ti prendo tu prenderai me? Divideresti la vita con me, guardando tramite i miei occhi e permettendomi di guardare con i tuoi? Mi permetteresti di amarti come io permetterei a te di amarmi allo stesso modo?" "E tutto ciò che desidero!" disse lui. Non ci fu bisogno più di nessuna parola. Si abbracciarono e si baciarono come non avevano mai fatto. Molly si accorse di essere circondata da quella luce che tanto l'aveva colpita quella volta. Ma ormai non aveva più paura. Nessuna paura.

    Ringrazio la A Little Dream Drectory per questo splendido premio..

    Grazie!

    Il lavoro con cui ho partecipato e questo:

    A Fairy Tale

    Sabina