♥ SabinaFragola's profile¸¸,ø¤º°`°º¤ø,¸(¯`·._.•Un...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    February 25

    While my guitar gently weeps…

     

    I looked at you all

    See the love there that's sleeping

    While my guitar gently weeps..

    I looked at the floor

    And I see it need sweeping

    Still my guitar gently weeps..

     

    I don't know why

    Nobody told you

    How to unfold your love..

    I don't know how

    Someone controlled you

    They bought and sold you..

     

    I look at the world

    And I noticed it's turning

    While my guitar gently weeps..

    With every mistake

    We must surely be learning

    Still my guitar gently weeps...

     

    I don't how

    You were diverted

    You were perverted too..

    I don't know how

    You were invited

    No on altered you..

     

    I look from the wings

    at the play you are staging,

    While my guitar gently weeps.

    As I'm sitting here,

    doing nothing but aging,

    Still, my guitar gently weeps…

    (The Beatles)

    Ci sono momenti in cui vorresti una chitarra che piange dolcemente…insieme a te…

    attimi che vorresti far durare per tutto il tempo di una canzone..

    istanti carichi di pensieri cullati dalle note..

    Guardavo il mondo fuori

    e mi accorgevo che si stava rovesciando

    mantre la mia chitarra piangeva dolcemente

    quanto una canzone possa ispirarci, quanto possa commuoverci,

    quato possa farci ricordare, lo sappiamo solo noi..

    ma ci sono canzoni che arrivano dritte al nocciolo,

    nel profondo del tuo animo e scavano scavano

    per lasciarti alla fine una traccia indelebile…

    questa è una di queste..

    ..Grazie  George..


    Grazie a L4 D4IR3CT0RY D3LL' 4RT3 per questo

    fantastico premio..

    Thanks so much!

    Image and video hosting by TinyPic

    L'immagine con cui ho partecipato è questa:

    Mirror, mirror... 

     

    Grazie inoltre a A Little Dream Directory

    per quest'altro bellissimo premio...

    che dire..ne sono onorata!

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    Ho partecipato con questo intervento:

    La vida es Sueño 

      

    Sabina

    February 17

    La vita è un carnevale..

     

    “Ma se levassi la maschera cosa vedrei? Chi sei tu?” “Il tuo peggior sogno e il tuo miglior incubo..” disse la Maschera e svelato il suo vero volto, con un ultimo bacio saltò dalla finestra e si dileguò lungo i canali. La mattina dopo trovarono il corpo senza vita della donna, lanciatasi nel vuoto con quella faccia dipinta e quell’espressione di dolore e terrore. Una marionetta senza più fili.

    La Maschera agiva così, nel corso di quell’ennesimo Carnevale veneziano. Ammaliava dame e colombine, si lasciava amare e le amava a sua volta, lasciandole esauste e avvolte in un piacere che sarebbe diventato il loro tormento. “Dimmi chi sei? Leva la maschera!” dicevano tutte e così lui faceva. Morivano tutte il giorno dopo in seguito a tragici incidenti procurati da loro stesse, incapaci ormai di vivere senza maschera. L’unica che si salvò perse del tutto la ragione. Seguitava ininterrottamente a ripete la stessa frase: “La vita è un carnevale…la vita è un carnevale..la vita è un carnevale…”

    Quella settimana a Venezia non si parlò d’altro. Tutti conoscevano la storia della maschera assassina. C’era chi sosteneva d’averla vista, in fuga sui tetti o correre lungo il Ponte di Rialto, chi addirittura lo aveva avvistato in piena piazza San Marco, che fuggiva dall’ennesima casa, dall’ennesima vittima. Le donne si raccoglievano per raccontarsi le paure ma anche i desideri. Tutte avrebbero voluto conoscere il bell’amante, che aveva fama di essere bravo a letto come mai nessun altro, ma temevano quella morte da amrionetta senza più burattinaio a tenerle in vita. La risata della Maschera echeggiava in quelle notti terrorizzando la città.

    La notte del martedì grasso tutti si riunirono per la festa dell’ultimo giorno di carnevale. Tutti erano mascherati, tutti vivevano quella sera una vita diversa dal solito. Quella notte vita reale e vita immaginaria si confusero..

    La festa procedeva nel migliore dei modi quando ormai nel pieno divertimento generale si sentì una risata raggelante. Tutti si zittirono. I cantri e i balli si spensero. Tutti erano in attesa di qualcosa di tremendo che stava per accadere.

    “La vita è un carnevale..l’amore è una mascherata…i nosti gesti le nostre parole…non corrispondo alle nostre emozioni, alle nostre sensazioni…dobbiamo sempre credere in qualcosa che non c’è…illuderci dell’esistenza dell’inesistente…e morire credendo di vedere..credendo di aver vissuto…il carnevale vi rende giustizia…meglio una vita di illusioni che una di dura realtà…una realtà che non riuscite a sopportare…e alla quale non potete fuggire se non con la Morte..piccole marionette nel grande teatro del mondo…festeggiate e state allegri e vivete la vostra mascherata…e gridate con me: Viva viva il Carnevale!”

    Tutti udirono le parole della Maschera ma nessuno potè dire dove egli si trovasse. Ad un tratto un grido di donna. Claretta, la povera pazza salvatasi dalla morte, giaceva ai piedi del campanile di San Marco, sotto una grande pozza di sangue. Il suo sangue. Nessuno sapeva come fosse salita fin su.  Tra le mani aveva un messaggio: “Siamo in un mondo tanto singolare che il vivere in esso è sognare; e l'esperienza mi insegna che l'uomo che vive, sogna ciò che è sino al risveglio.” Con la sua morte il piano si era concluso.

    Qualcuno vide un ombra allontanarsi e alcuni uomini decisero di seguirla. La maschera doveva pagare per ciò che aveva commesso. Ma fu difficile seguirla in quel frastuono di colori, piume, travestimenti, occhi nascosti…alla fine si allontanarano dalla festa e lo seguirono per le viuzze strette, per le zone più lugubri della città. Infine lo videro entrare in un palazzo fatiscente. Si fecero coragigo e lo seguirono. L’interno era buio e tutto era ricoperto da uno spesso starto di polvere. “Avanti! Vieni fuori!” dissero gli uomini che volevano mettere fine una volta per tutte a quella “mascherata”. Un risata maligna si levò. Il loro sangue parve congelarsi nelle vene ma seguirono quella risata che portava giù, nelle profondità della casa, verso una stanza, buia ed umida, probabilmente una cantina o un ripostiglio per scope. Qualcuno fece luce ed entrarono. Ciò che trovarono allo stesso tempo li sorprese e li spaventò. A terra vi era un corpo. Senza vita. Ma ben presto si rivelò non essere un uomo. Era un fantoccio di pezza, di quelli che servono nei campi per spaventare i corvi. Un semplice pupazzo con il volto coperto da una maschera. Fuori i rintocchi della mezzanotte. Era il Mercoledì delle Ceneri.

    (Il messaggio nelle mani della ragazza è una frase tratta dall'opera di Pedro Calderon de la Barca)

    Ringrazio la Directory Fragola, panna e cioccolato

    per il premio assegnatomi al contest

    "Carnival: Paint your life"

    a cui ho partecipato con il grafico che trovate in quest'intervento..

    Grazieee!

     

    Ringrazio inoltre Nenè e Suamy (creatrice del premio)

    per questo award consegnatomi per aver partecipato

    all'iniziativa "Un libro per solidarietà"..

    è stato un vero piacere poter collaborare con tutti voi!

    Sabina

    February 14

    Lovers…

     

    Un lungo viaggio è un percorso difficile da compiere. E così è per il percorso degli amanti.

    “Guarda! Come tutto è triste e solitario!” disse Lui. “E’ vero..tutto pare come…privo di vita..” fece Lei osservando la steppa brulla e polverosa che gli stava avanti. Nonostante la desolazione del paesaggio, i due erano troppo stanchi per proseguire oltre. Decisero di stabilirsi lì per un pò.

    “Ho paura..” confessò Lei quella notte. Erano in una grotta buia, unico riparo efficace contro el intemperie. Fuori si sentivano ululare gli sciacalli. Lui le si avvicinò e l’abbracciò. “Non temere…se siamo insieme niente può ferirci…”. Lei lo osservò diffidente. Si erano conosciuti pochi giorni prima, per pura casualità si erano incontrati lungo la strada e istintivamente avevano deciso di proseguire insieme. Quella notte, per un breve attimo, Lei temette che il vero pericolo fosse dentro quella grotta e non fuori. Ma ben presto il calore che Lui emanava l’avvolse, facendole provare un piacevole senso di protezione e sicurezza. Trascorsero così la notte abbracciati e al risveglio si sorrisero con un misto di imbarazzo e segreta felicità di essere insieme in quella dura terra. Quando decisero di uscire fuori per cercare legna per il fuoco e qualcosa da mangiare, notarono un piccolo e apriva vista insignificante cambiamento che li stupì molto. La terra, che il giorno prima era arida e spoglia, si era ricoperta di un sottile strato d’erba, così sottile da parere più muchio che erba. Passato il primo stupore, la cosa li rallegrò; forse c’era ancora vita in quella landa desolata.

    Trascorsero la giornata procacciando cibo e legna da ardere ed esplorando il territorio. Tutto raccontava la triste sotira di una terra una volta fertile ma che pareva essersi lasciata morire. Scoprirono il letto di quello che era una volta un fiume, ormai completamente prosciugato. “Senza acqua! Come faremo? Le nostre scorte non dureranno a lungo!” si preoccupò Lei. Nutriva per quel luogo una strana sensazione, come di repulsione e attrazione insieme. Aveva paura di quella morte che la circondava, ma, al contempo, nutriva per quella terra la stessa compassione che si prova per un ferito e che ti spiange a far di tutto perchè non muoia. Ancora una volta Lui la rassicurò: “Vedrai che troveremo una soluzione, e poi non credo che non ci sia acqua…la terra su cui camminiamo non è coperta da erba? Sono sicuro che vi sia una falda acquifera qui sotto…basterà solo scavare un pò!” e le sorrise incoraggiante. Quel sorriso…da quando Lui era apparso nella sua vita, i momenti bui e i problemi erano diventati più facili da sopportare e superare. Lui le sorrideva sempre così quando si abbatteva e quel suo sorridere la spronava a tal punto che sarebbe stata capace di scalare una montagna..era bello sapere di avere qualcuno con cui finalmente ripartire non solo le gioie ma anche i mali..Tuttavia, quando tornarono alla grotta il loro umore era dei peggiori. Lungo il cammino non avevano incontrato  la minima parvenza di Vita. Accesero il fuoco e mangiarono i pochi tuberi e le radici che avevano colto. Poi si sdraiarono l’uno accanto all’altro a guardare il cielo. “Se non altro qui si vede il cielo..guarda quante stelle!” disse lui e rimasero affascinati ad ammirare gli astri. Lentamente, mentre erano lì distesi, le loro mani si cercarono e si unirono, i loro occhi si cercarono e infine le loro labbra si incontrarono.Si baciarono senza realmente sapere il perchè, sapevano solo che quel momento era da condividere insieme, in tutti i sensi. Sapevano che c’era qualcosa che li legava..indissolubilmente. Quando si staccarono l’uno dall’altro, nessuno dei due commentò ma rimasero lì fuori con lo sguardo verso l’alto sorridendo al cielo, ancora mano nella mano. Quella notte dormirono ancora abbracciati, questa volta senza alcun timore e con il desiderio di sentirsi vicino l’uno all’altro.

    La mattina successiva il paesaggio era ancora una volta cambiato. L’erba si era fatta più alta e verde, piccole foglioline era cresciute sui rami degli alberi e pareva che fossero cresciuti anche piccolissimi fiori bianchi sul ciglio della grotta. Riuscirono a trovare un caspuglio pieno di bacche e ne mangiarono a sazietà, contenti di non dover nutrirsi ancora radici. Quel posto, pensarono, era magico. Non avevano mai visto una cosa del genere lungo il loro viaggio. Quel luogo sembrava rinascere ogni giorno di più, come se la loro presenza lo avesse risvegliato da un lungo ritardo. I due non poterono essere più contenti. Quel posto stava riaquistando un’antica bellezza che si credeva perduta. Decisero allora direstare ancora per qualche tempo e di rendere comfortevole quella terra misteriosa che si stava schiudendo sotto i loro occhi rivelando meraviglie. Passarono così oi giorni lavorando insieme, uno accanot all’altro. Lui decise di creare un pozzo artesiano per recuperare le acque sotteranee che, ora ne erano sicuri, c’era. Lei lo aiutava e inoltre, cercava di rendere più comoda la grotta in cui vivevano, manteneva il fuoco sempre acceso e sperimentava nuoe pietanze con le bacche, le radici e i tuberi che riusciva a trovare. Mabene presto potè contare anche sui frutti che nascevano sugli alberi, ogni giorno sempre più rigogliosi. Un giorno si svegliarono nell’udire il cinguettio di un passerotto e scoprirono che anche gli animali stavano ritornando in quelle terre abbandonate. Finalmente trovaorno l’acqua. Avevano dei semi conservati in un sacchetto e decisero di creare un piccolo orto. Quella terra si faceva ogni giorno più rigogliosa e questo non poteva che renderli più felici di quanto non fossero. Lo stare insieme, il condividere quall magica esperienza era già per loro una grande fonte di felicità. La sera, portati a termine i vari lavori e compiti, restavano distesi sul prato abbracciati a osservare il cielo e a parlare di loro e di ciò che accadeva attorno, sentendosi fortunati ad essere lì insieme. I loro baci erano sempre più lunghi, più intensi ma anche pieni di infantile curiosità nel cercare di scoprire cosa stesse accadendo loro. Cos’era quel fuoco che sentivano dentro e annebbiava loro ogni altro senso?  Si addormentavano così e la notte stellata li avvolgeva preservando i loro sogni e speranze.

    “Che meraviglia! Questo posto migliora sempre più|” disse Lui una sera. Erano seduti attorno al fuoco e osservavano la magia del luogo. “E’ vero..non penso ci sia posto come questo al mondo..così bello..come un paradiso terrestre..” disse Lei allegra. Quella terra la rigenerava, la faceva stare bene, ormai sentiva quel luogo come parte di lei. “Vorrei non andarmene mai…forse…forse non dovremmo partire più..” disse lei tutto d’un fiato. Era vero, lei non avrebbe più voluto allontanarsi da quella terra che l’aveva accolta appariva essersi risegliata per loro, per lei. Non avendo mai avuto una vera CASA quela luogo pareva la cosa più simile alla casa dei suoi sogni..i suoi sentimenti, le sue emozioni erano quelle che lei aveva sempre pensato si provassero quando si “tornava a casa”…

    A quelle parole lui si zittì. “Non credo dovremmo restare ancora molto…” disse lui freddamente, spinto dall’istinto e subito si pentì per quelle parole. Ma era quello che pensava. In quel periodo molte erano le cose che non capiva e aveva cominciato a temere i suoi sentimenti verso di Lei. E’ vero, inizialmente gli si era avvicinato, aveva cercato la sua compagnia, la voleva sempre con sè, ma con lo scorrere degli ultimi giorni aveva avuto paura. Paura di quell’emozione continua che provava quando la osservava da lontano persa nei suoi pensieri, o quando la sentiva cantare felice per motivi a lui sconosciuti, quando le stava accanto e l’abbracciava e si baciavano sotto le stelle. Cos’era quel fuoco che gli bruciava dentro, quel peso sul petto che non gli permetteva di respirare? E poi quel luogo che sbocciava al loro passaggio, invitandoli a restare, come se stesse creando una gabbia dorata in cui imprigionarli. Tutto ciò lo spaventava. E quando sentì le parole di Lei quella sera e vide nei suoi begli occhi la ferma volonta di restare lì per sempre, capì che l’avrebbe persa. Lui voleva proseguire ma non senza di lei. D’altronde, se lei si opponeva, non poteva fare altro che proseguire da solo.

    Lei fu sorpresa dalle sue parole. “Perchè dobbiamo partire? Qui abbiamo tutto ciò che ci occorre!” disse. “ma come fai a saperlo? Come puoi esserne così sicura..no, non possiamo restare..” ribattè lui. LItigarono aspramente, come non avevano mai fatto, gli animi si incendiarono e infine Lui sbottò dicendo: “Se non vuoi seguirmi non importa! Partirò domani all’alba e s enon hai intenzione di accompagnarmi…beh non prenderti il disturbo di venire a salutarmi..” e uscì fuori. Quella fu la prima notte che non dormirono insieme. Ed entrambi non riuscirono a chiudere occhio. Troppo era il dolore e la rabbia che aleggiavano attorno a loro. Alle prime avvisaglie dell’alba Lui cominciò a prepararsi per la partenza. Lei, piangendo silenziosamente, lo sentì raccogliere le sue cose e arrestarsi sull’entrata della grotta. Pe run attimo ebbe l’impulso di avvicinarsi per salutarla un’ultima volta. Ma la rabbia e l’orgoglio impedirono a entrambi di muovere un solo passo. Lui riprese il cammino e Lei potè dare sfogo a tutte le sue lacrime.

    Quel giorno un vento gelido e potente si sollevò. Fu talmente forte che riuscì a sradicare cespugli e qualche albero, costrinse gli animali a rintanarsi o fuggire, distrusse parte dell’orto e insabbiò il pozzo costruito con tanta fatica. Con la morte nel cuore, lei osservò impassibile quella distruzione. Dopo il vento vennero il gelo e la pioggia che spense il grnad efuoco che tenevamo constantemente acceso e allagò le riserve di legna e cibo rendendole inutilizzabili. Lo scatenrasi degli elementi fu per lei la naturale conseguenza di ciò che era accaduto. Era la reazione alla partenza di lui che l’aveva abbandonata al suo destino. NOn ne fu sorpresa, qualcosa le aveva sempre detto che tutto ciò che c’era di bello in quel luogo era nato per loro e grazie a loro. Ora era tutto finito. Lei si rinchiuse nella grotta ina ttesa di quella morte che aveva sempe temuto: triste e solitaria. Ma ancora ciò che la preoccupava di più era non la sua scomparsa da quel mondo che non l’aveva mai amata, ma che Lui fosse riuscito a fuggire a quella catastrofe.

    Passarono alcuni giorni. Era notte quando lei si svegliò improvvisamente gridando. Aveva fatto un sogno. Aveva sognato Lui. Era svenuto, con la camicia a brandelli, sporca di sangue, non poteva muoversi per via di una caviglia rotta. E la chiamava. Ripeteva il suo nome. Le chiedeva aiuto. Solo dopo alcuni secondi si rese conto di non essere sola nella grotta. Con lei nella grotta c’era un lupo grigio. IN un primo momento si spaventò e pensò la fgine fosse ormai giunta. Ma poi notò che il lupo era del tutto inoffensivo. Aveva in bocca qualcosa. Era un brandello della camicia di Lui. Capì che il lupo l’avrebbe guidato dove si trovava e si affrettò a seguirlo.

    Il vento la sferzava in volto come una frusta e più di una volta si sentì crollare a terra esausta da quella contro qualcosa di più grade e forte di lei. Ovunque era, ancora una volta, morte e desolazione. Gli animali morivano di fame e Lei per un attimo pensò di nuovo che il lupo potesse aggredirla affamato. Ma l’animale continuò a camminare avanti facendole da guida. Infine lo vide. Si trovava in fondo al letto del fiume prosciugato. Esange, con viso e petto ricoperti di graffi probabilmente procurati dalla caduta, aveva eprso i sensi. Dopo sver legato la corda che aveva portato con sè ad una roccia scese in fondo al letto del fiume. Quando lo toccò, Lui si rianimò e riconoscendola, le sorrise. Tentò di rialzarsi ma non ci riuscì. “Tornavo..e poi la tormenta…sono caduta…la caviglia..” cercò di spiegare ma non aveva le forze per poter parlare. Bisogava farlo uscire di lì il più presto possibile e portarlo alla grotta dove avrebbe potuto curarlo. Cominciò a guardarsi attorno alla ricerca di una soluzione e guardando in alto vide il lupo grigio che la fissava. Non era andato via ma era rimasto lì. Per aiutarla.

    Risalita a riva lo guardò nei suoi occhi ambra e intese cosa il lupo volesse fasre. Gli legò la corda attorno al torace, poi scese giù e legò anche Lui alla corda, infine diede un segno al lupo. Questi cominciò a tirare su il povero corpo di lui mentre Lei li seguiva stando attenta che la corda non si spezzasse e Lui ripiombasse giù. Una volta arrivati in cima, con molta fatica lui si appoggiò a lei e cominciarono il ritorno a “casa”. Il lupo li seguiva qualche passo dietro per difenderli da eventuali pericoli. Solo allora, infatti, Lei si accorse che nel folto della foresta si sentivano grugniti e passi di altri animali feroci pronti ad assalirli ma che si trattenevano dal farlo proprio per la presenza del grande lupo grigio, in cui molto probabilmente riconoscevano il capo. Finalmente giunsero alla grotta. Lei fece stendere il ferito sul suo pagliericcio e attese che si addormentasse. Quando infine si voltò il lupo..non c’era più.

    Per diversi giorni Lei lo assistette costantemente. Gli curò le ferite sul corpo, lo guarì dalla febbre acuta che  gli aveva fatto perdere coscienza con rimedi naturali e gli fasciò la caviglia, che non era rotta ma solo slegata, in modo che potesse guarire velocemente e tornare come prima. Dopo sei giorni di cure intensive e amorevoli, Lui si riprese. Il settimo giorno si svegliò con una gran voglia di alzarsi e uscire fuori da quella grotta. Il tempo intanto era cambiato. Il vento era placato e così anche le piogge torranziali. Rimaneva solo un tempo bigio e nebbioso che intristiva un pò gli animi e li lasciava nell’incertezza. Al sentire il suo desiderio di tornare fuori lei si spaventò e insistette con così tanto ardore che restasse lì al caldo, con lei, che Lui non se la sentì di disubbidirgli. Tuttavia non aveva alcuna voglia di tornare a riposare e così si sedette accanto a lei con la voglia di parlare, finalmente. Le racocntò così cosa era accaduto quel giorno in cui partì. Dopo pochi chilometri di cammino si era già pentito di essere andato via, soprattutto in quel modo. Ma l’orgoglio gli impedì di tornare indietro. Fu solo dopo quanche giorno che il rimorso si era fatto così forte da non poter essere ignorato. “Inoltre mi mancavi come non avrei mai immaignato..” disse arrossendo. Aveva pensato a lei ogni singolo giorno e l’idea di averla lasciata lì ormai er aimpesabile. Fece dietro-front e si accinse a tornare. Ma appena entrato in quella regione misteriosa si rese conto che tutto era cambiato. Morte e desolazione era tornati ad impossessrasi di tutto. E poi c’era quel vento gelido che si abbatteva su ogni cosa…era sempre più intenzionato a raggiugnerla e portala via da lì. Purtroppo si era imbattuto in un branco di lupi. Era lì, senza alcuna arma e sapeva che erano pronti ad attaccare. Cominciò a indietreggiare spaventato quando si rese conto, troppo tardi, che la strada sotto i sui piedi si inclinava in basso. Era arrivato senza accorgersi al letto del fiume prosciugato. Cadde e nella caduta si slegò la caviglia. Il branco intanot era sceso e si avvicinava sempre più. Sembrava che ormai tutto fosse finito quando apparve il gran lupo grigio a difenderlo. Questo si mise tra lui e il branco e bastò la sua sola presenza a mettere in fuga gli altri lupi. Una volta che questi si allontanarono, il lupo si griò verso di lui. Sembrava che lo capisse, così lui gli disse di andarla a cercare. “E così mi hai trovato…” disse temrinando il suo racconto e la guardò intensamente. “Voglio chiederti scusa per quel che è successo…non sarei dovuto andare via, mai..sarei dovuto rimanere qui con te…avevi ragione…questo posto era fatto per noi” disse tutto d’un fiato. “Non devi scusarti..” cercò di dire Lei ma subito la interruppe. “No, ho sbagliato e spero tanto che tu mi perdonerai…è che avevo paura..” “Paura di cosa?” gli chiese. “Paura di tutto questo strano mondo in cui siamo capitati, ma soprattutto..avevo paura di noi…di cosa provavo per te…perchè tutto questo io non l’ho provato mai nella mia vita..ero così’ spaventato che volevo solo fuggire..ma poi ho capito che fuggire è impossibile…perchè tu ormai sei dentro di me..siamo legati da un filo indivisibile…e immaginare un vita senza di te mi pare qualcosa di impossibile…credo che sia quello che chiamano AMORE…” e smise di parlare in attesa di ciò che avrebbe detto Lei. “Non pensare che non fossi spaventata…io ero terrorizzata…non riuscire a stare un minuot lontano da te senza la sensazione di morire…che incantesimo è mai questo? Ma non avrei mai voluto che ci dividessimo…forse ho sbagliato io a non seguirti, ma credo che questo sia il posto giusto per noi..e per il nostro amore..” e gli sorrise. Ancora una volta le loro labbra si incontrarono in un bacio, questa volta lungo, eterno, immenso come la voglia di sfiorarsi, di seguire con le dita la linea delle sue anche, di giocare con i bottoni della sua camicia, di spogliarsi…si ritrovarono nudi e con la voglia di vivere quell’attimo di eterno che mai avrebbero trovato altrove…quella fu la loro prima notte d’amore.

    Il mattino dopo vennero svegliati da un insolito rumore. Deciseor di andare a veder di cosa si trattasse. Quando uscirono dalla grotta videro che ancora una volta quella terra si era trasformata. Era rigogliosa, solare, viva. Gli alberi erano nuovamente pieni di foglie fiori e frutti. l’erba era ricresciuta  e anche gli animali era tornati. Il rumore lì fuori era più distinto e lo seguirono. Con loro immensa sorpresa si ritrovarono di fronte al fiume che non era più asciutto, ma al contrario  scorreva copiosamente l’acqua e in essa vi si poteva scorgere una moltitudine di pesci e piante acquatiche. Il processo era completato. Ancora una volta la Vita aveva donato a due anime un percorso d’Amore. Ancora una volta l’Amore aveva donato la Vita.

    Fu così che i due amanti vissero in quelle terre magiche amandosi fino alla fine dei giorni. Felici e contenti.

     

       

     

    Sabina

    February 06

    Mille giorni di te e di me...

     
     
     
    Ringrazio Divina Gioia per il premio vinto nella
    categoria "Fantasy" del suo contest "Immaginando"
     
    Image and video hosting by TinyPic
     
    Primo posto! Che belloooooo!
    Grazie Grazie Grazie! ^^
     
    IL premio è stato vinto con questa creazione:
     
     
    Ringrazio inoltre la mitica Arwen
    per questo premio..Thanks!^^
     

    Vinto partecipando con questo intervento:

    La donna con la sciarpa

    Sabina
     
     

    February 02

    La vida es Sueño

     
     
     
    "Non mi sveglierò da questo sogno" disse la dolce Principessa guardando la luna che si rispecchiava nel lago.
    "Non mi sveglierò, perchè in realtà svegliarsi non si può..." e un lacrima le cadde lungo il viso.
    "Da quanto tempo siamo qui, Pascal?" chiese dopo esser rimasta a lungo in silenzio.
    "Non è ancora molto, mia principessa, possiamo restare se lo vuole" disse il fedele servitore.
    "Si, Pascal restiamo..restiamo ancora un pò" fece la fanciulla osservando la luna ancora alta nel cielo.
    Un ombra si avvicinava alla riva del lago..chi poteva essere? Nessuno si avventurava in quei territori desolati..
    "Pascal qualcuno si avvicina alla torre..ma è un uomo! Un cavaliere!" e la principessa sorrise al pensiero
    che ci fosse un nuova vita sulle sue terre.
    "Principessa vedo anche io il giovane uomo che si avvicina al fiume..sarebbe il caso di allontanarsi dalla finestra.."
    Ma la principessa non ascoltava il povero servo. Ormai si era accesa d'Amore per il Cavaliere.
    Restò lì a fissarlo, osservò i suoi movimenti come se mai avesse visto uomo prima di allora...
    Il Cavaliere avvertì gli occhi magnetici della Principessa e alzò lo sguardo.
    In alto, su di una alta torre, vi era una giovane fanciulla che lo osservava attentamente.
    Come era bella! Incantato si avvicinò alla torre e ammaliato le parlò.
    "MIa signora il suo sguardo mi inebria e mi ammalia..se siete buona quanto bella
    rivolgetemi la parola e io non potrò chiedere più niente alla mia buona stella."
    Quelle parole furono come un balsamo per la principessa e senza alcun indugio rispose al giovane cavaliere:
    "Mio signore, ben volentieri accolgo la vostra richiesta, dal momento che è anche per me un piacere
    parlare con voi, e così facendo obbedisco anche ai doveri dell'ospite nei confronti dei visitatori che
    si avventurano nei mie possedimenti."
    Il Cavaliere le sorrise e chiese se quella regione spoglia e desolata fosse realmente il suo regno.
    "Ahimè purtroppo è vero" rispose la fanciulla "alla morte dei miei genitori tutto è passato di diritto a me..
    ma il mio regno è purtroppo vittima di un sortilegio come anche la mia stessa persona.
    Per pura malvagità una strega del Nord maledisse la mia famiglia che perì poco dopo la mia nascita
    e ora io sono costretta a vivere qui, in questa torre, condannata a osservare la mia terra e me stessa
    in balia di un incubo eterno.."
    "Mia signora se c'è un modo per spezzare l'incatesimo della malvagia strega ditemelo e io sarò pronto
    a salvare la vostra persona..."
    "La soluzione c'è ma vi avverto che sarà molto difficile..per potermi salvare è necessario salire sulla torre
    che mi tiene prigioniera e giungere qui nelle mie stanze e damri un bacio di vero amore.."
    Il Cavaliere rimase un pò sorpreso dalla prova che non sembrava affatto difficile: proprio
    di fornte a lui c'era la porta priva di qualsiasi protezione che condceva alla cima della torre.
    La Principessa osservò il sorriso incredulo del giovane e con fare risentito gli disse:
    "Badate mio bel giovane che la strada d apercorrere è molto più difficile di quanto non sembri.
    La Torre è stregata e molti sono i pericoli che vi si nascondono.."
    Ma ormai il Cavaliere era convinto nella riuscita e dandno un ultimo sguardo alla finestra dov'era la fanciulla
    promise che sarebbe arrivato su quanto prima. Detto questo entrò nella torre.
     
    I giorni passarono.
     
    Non mi sveglierò da questo sogno" disse la dolce Principessa guardando la luna che si rispecchiava nel fiume.
    "Non mi sveglierò, perchè in realtà svegliarsi non si può..." e un lacrima le cadde lungo il viso.
    "Da quanto tempo siamo qui, Pascal?" chiese dopo esser rimasta a lungo in silenzio.
    "Da molto, mia signora, ma abbiamo ancora tempo.." disse il servo.
    All'orizzonte la principessa scorse un'ombra..
     
    Il vecchio del villaggio guardò la strada da cui era passato il giovane.
    Lo aveva avvertito.
    Ricordava tutti i giovani cavalieri che erano passati di lì
    e che non volevano credere alla sua storia.
    "Non passate per le terre del Nord" diceva sempre loro quando questi chiedevano indicazioni.
    "Quei territori sono stregati, sono proprietà della princiessa dell'Amore"
    "E chi è mai questa principessa? Dal nome non sembra affatto un pericolo!" dicevano quei giovani pieni di sè.
    "La principessa dell'Amore non è quelo pensate..è una strega..una strega che si nutre dell'Amore
    che accende nei vostri cuori..coloro che viaggiano per i suoi territori non fanno più ritorno.."
    Ma i cavalieri ridevano di quelle storie a cui non credevano affatto.
    Dopo aver preso in giro il vecchio si avviavano verso la strada che portava a Nord.
    Di nessuno di loro si sapeva più nulla.
    Anche quel cavaliere non aveva prestato fede alle parole del vecchio.
    Il vecchio restò qualche secondo ad osservare la strada,
    poi scosse la testa e tornò al suo lavoro.
     
    "Da quanto tempo siamo qui, Pascal?" chiese la Principessa dell'Amore.
    "E' finita mia signora. E' tempo di andare.." disse il servo sorridendo soddisfatto.
    La principessa lo guardò sollevata. L'incubo era finito.
    Il servo la condusse lungo le scale che portavano giù, lontano da quella cella...
    Lungo la discesa la principessa dovette superare diverse carcasse umane.
    Ne provò ribrezzo e pianse in silenzio.
    Quei cavalieri erano morti per lei.
    L'unica cosa che lei aveva potuto regalargli era stata la vita dei loro sogni.
    Tutti erano morti sognando di vivere: chi era divetato un eroe;
    chi l'aveva sposata e condotta nel suo regno, altri erano morti in guerra fieri e valorosi...
    Tutti avevano creduto di vivere..
    ma in fondo la vita e il sogno a volte possono confondersi..
    lei non aveva fatto altro che assecondare
    la natura umana di credere di vivere qualcosa
    che molte volte non c'è..
     
    Erano giunti sulle rive del lago.
    La Principessa dell'Amore guardò per l'ultima volta la torre,
    il luogo della sua lunga e dolorosa prigionia.
    "Credi che siano stati felici?" chiese al suo servo.
    "Mia signora, non penso avrebbero potuto vivere una vita migliore.."
    la rassicurò il folletto.
    Lentamente i due si immersero nelle acque del Lago...
     
    ¿Qué es la vida?
    Una ilusion,
    una sombra,
    una ficcion.
    Y el mayor bien
    es pequeño,
    que toda la vida es sueño,
    y los sueños sueños son.
     
    Cos'è la vita?
    Illusione,
    appena chimera ed ombra,
    e il massimo bene è un nulla,
    ché tutta la vita è sogno,
    e i sogni, sogni sono.
     
     
     
    Sabina