Un giorno Madre Terra si innamorò di un giovane umano. Il suo nome era Asur ed era il principe ereditario di queste terre. Si incontrarono nel bosco presso il fiume un mattino di vento gelido proveniente dal Nord. Al loro sfiorarsi con lo sguardo le cose cambiarono. Lo sguardo fisso, i due si persero l’uno nelle iridi dell’altro e subito sentirono l’amore esplodere nei loro cuori. Il vento si placò. Il giovane Asur capì subito di trovarsi al cospetto di una divinità e per un attimo ne fu spaventato. Temeva in una punizione divina ma allo stesso tempo non poteva smettere di pensare al suo incedere leggiadro, ai suoi morbidi e serici capelli cosparsi di foglie e fiori, il suo corpo sinuoso ed elegante come le acque placide di un fiume, i suoi occhi oceani nei quali naufragare...non poteva pensare più ad una vita al di fuori di lei..di loro..Madre Terra a sua volta era in preda a qualcosa mai provato nella sua eternità. Asur era fiero e valoroso, aveva un animo nobile e un corpo da condottiero, il coraggio di un guerriero e lo sguardo di un fanciullo. In lui si racchiudevano le qualità umane da lei sempre apprezzate e che la spingevano a proteggere quella specie così forte ma al contempo debole. Si amarono lì in quel bosco, come talamo un giaciglio di foglie e fiori, il silenzio della natura a cosacrare il loro amore. Iniziò così la loro storia. Le piante, per lunghi mesi spoglie, tornarono alla vita con i loro frutti; gli animali uscirono dalle loro tane a rianimare boschi e foreste, il sole tornò a riscaldare i corpi e i cuori degli uomini. Madre Terra ed Asur si amarono alla follia per giorni e giorni, nelle radure, nelle strade assolate, nelle notti di luna. Si erano promessi amore eterno, niente li avrebbe separati. Ma il Fato riservava loro un destino ben diverso. Ben presto la notizia si sparse sia tra gli uomini che tra le dività scandalizzando tanto gli uni, che consideravano il fatto come un atto di superbia nei loro confronti, che gli altri, per i quali significava solo mescolarsi ad esseri inferiori e corrotti. Entrambi ordirono contro i due amanti. Zeus, padre degli dei, convocò Madre Terra per costringerla a porre fine a quella storia.
“Madre Terra” disse Zeus “la vostra storia con quel giovane umano deve finire. Una dività non può mescolarsi ad esseri così deboli e imperfetti come gli uomini! Comprendo cosa vi abbia spinto a cercare la compagnia di uomo, io per primo tra tutti gli dei ho sicuramente peccato preferendo le grazie di giovani fanciulle alle dee dell’Olimpo, inclusa la mia consorte. Ma sono stati impulsi semplici che hanno dopotutto portato beneficio agli uomini con la nascita di eroi, miei figli, che proteggono la loro specie..ma voi, madre, avete commesso l’errore di cadere nell’incantesimo fatale dell’Amore e con un umano per giunta! Vi chiedo di rinsavire da tale follia che nuoce tanto le divinità quanto l’umanità stessa…cosa succederebbe se il vostro amante volesse a sua volta divenire un dio? Sapreste voi opporvi sapendo che questo darebbe l’immortalità a colui che amate? Ma concedendola a lui cosa pensate succederà con il resto dell’umanità, un insieme di esseri ambiziosi ed avidi che farebbe di tutto per ottenere la gloria e l’onore? E non avete inoltre pensato che non essendo un dio, la gioventù presto sfiorirà nel vostro amante e vi ritroverete come amante un povero vecchio senza alcuna più forza e bellezza?”
“Signore dell’Olimpo” rispose Madre Terra “comprendo le vostre perplessità. ma non potete chiederrmi di rinunicare a lui. E’ vero, è un essere umano ma nella sua persona sono racchiuse tutte le qualità della sua specie e che mi permettono di amare ancora di più non solo lui ma l’umanità intera. Sapete bene quando abbia protetto queste fragili creature dalle vostre ire e punizioni..è vero spesso le loro azioni riflettono una debolezza d’animo che sconvolge e, nei casi peggiori, rattrista, ma ciò che gli uomini hanno e qualcosa che va al di là della nostra comprensione: hanno un cuore e attraveros di lui agiscono, nel bene e nel male. Con Asur ho scperto quanto sia bello essere imperfetti. L’imperfezione è la sua e la loro forza. E non vi potrò mai rinunciare.”
“Dici bene, madre terra, sono esseri imperfetti, e non hai mai pensato che tale imperfezione potrebbe farti soffrire? Parli di Asur e della sua specie come di esseri spinti dal cuore, ma forse non sai che è proprio questo organo l’origiine di molte delle loro sofferenze..tu ami questo giovane?” “Più di me stessa” rispose la dea. “E saresti pronta a giurare che anche lui ti ami così tanto da non farti soffrire?” “Certo!” “Bene allora” disse a quel punto Zeus “non posso impedirti di amarlo..vai pure ma rifletti su ciò che ti dico: la vostra unione potrebbe causare invidie e gleosie in entrambi i mondi…la vostra felicità è a rischio..e io non potrò fare niente per impedirlo…”
Madre Terra non diede ascolto alle infauste porfezie del padre degli dei. Lei e Asur continuarono ad amarsi per i mesi a venire. Il sole era caldo nel cielo e i frutti maturi. Gli uomini era lieti di ciò che madre terra regalava loro ma l’invidia per i favori concessi ad Asur continuava a serpeggiare tra di loro. Anche le dee erano gelose che il bel Asur avesse occhi solo per Madre Terra. Afrodite in particolare non riusciva a capire come Asur avesse preferito la dea della terra a lei e la sua bellezza. Anche Afrodite era innamorata di Asur ma lui non aveva accettato la sua corte ed aveva resistito alla seduzione della divinità pù bella dell’Olimpo. Quando Afrodite seppe che Zeus aveva dato il suo consenso all’amore tra Asur e Madre Terra, decise di vendicarsi. E sapeva bene a chi chiedere aiuto.
Asur non era conteso solo da divinità ma anche da molte fanciulle che fino ad allora avevano aspirato a divenire non solo sua sposa ma anche principessa di quelle terre. Tra di queste vi era Hesperis. La ragazza nutriva per il giovane un amore puro e sincero che andava al di là di ogni titolo nobiliare o ricchezza. Il suo cuore incendiava d’amore per quel ragazzo bello e gentile che era stato destinato a lei. Infatti i genitori di entrambi avevano combinato il loro matrimonio quando erano ancora fanciulli. Hesperis era cresciuta sapendo già il suo destino e aveva passato l’infanzia cullando i suoi sogni d’amore con quel giovane che sapeva essere valoroso e generoso. Quando i due si conobbero l’amore per lui crebbe ancora di più. Hesperis passava le notti insonni attendendo le sue nozze con Asur. Ma le sue illusioni adnarono in frantumi quando Asur e Madre Terra cominciarono ad amarsi. Asur le aveva spiegato che quel matrimonio combinato tanti anni fa per lui era sempre sembrata un’imposizione e avrebbe fatto l’infelicità di entrambi dato che, al contrario di lei, non l’aveva mai amata. Il suo cuore apparteneva ad un’altra e per questo la lasciava libera da ogni vincolo. Il prinicipe non sapeva che per lei quelle parole non significavano libertà e salvezza, bensì l’inferno e la dannazione. Un cuore innnamorato quando viene ferito può spingere l’uomo oltre i suoi limiti. Ea volte amore singifica follia. Afrodite sapeva bene tutto questo e sapeva che la ragazza ormai era in preda ad un odio folle e disperato verso la coppia. Sia la dea che la ragazza erano accomunate da un’unico fine: la vendetta.
Quella sera Hesperis stava svolgendo i suoi rituali per rendere omaggio alle divinità. Era di fronte all’altare di Afrodite quando questa comparve accanto a lei. “Non avere paura Hesperis” disse la dea alla ragazza spaventata, “sono qui non per punirti ma per aiutarti.Non mi sono mai piaciute le ingiustizie e gli amori infelici e so bene che tu ne sei stata vittima recentemente.” La ragazza arrossì. “Si, è vero, mia signora, il mio cuore è stato ridotto in frantumi da Asur e da Madre Terra e da quel momento la mia unica ragione di vita è vendicare il mio amore ferito. Tutte le sere chiedo aiuto a te, mia signora, affinchè anche loro soffrano così come ho sofferto io…e se tu ora sei qui..vuol dire forse che le mie preghiere sono state ascoltate?” Afrodite sorrise con fare complice. “Esatto, mia cara fanciulla, la dea dell’amore non può non intervenire in un simile caso di tradimento. Madre terra ti ha privato del tuo amore usando arti di cui solo le dee sono in possesso, per affasicnare e sedurre il tuo povero principe. Asur è vittima di un incantesimo. E solo tu puoi salvarlo e ricondurlo a te. Grazie al tuo aiuto riavrai il tuo principe, Hesperis, e potrai vendicarti di chi ti ha procurato tanto dolore.”
Gli occhi della fanciulla furono attraversati da una luce sinistra. Anche lei sorrise alla divinità e le chiese come avrebbe potuto aiutare Asur. “E’ molto semplice. Basterà versare il contenuto di questa boccetta sui suoi occhi mentre dorme.” disse la dea porgendole la cìboccetta contenente un liquido scuro e denso. “Quando si sveglierà l’incantesimo sarà spezzato e lui tornerà ad amarti come un tempo. Agirai questa notte. Asur è tornato a Palazzo ed è lontano da Madre Terra, così potrai agire indisturbata.” “Ma come farò ad antrare a Palazzo? Ci saranno guardie ovunque?” chiese la ragazza. “A questo non preoccuparti, ci penserò io. Su ora vai. Ci ritroveremo qui prima che il sole sorga.” e detto questo scomparve.
Hesperis giunse quella notte a Palazzo. Nessuno la fermò mentre percorreva le sale silenziose e buie. Tutti parevano scomparsi, presi da un sonno oscuro. La ragazza avvertì subito l’intervento di Afrodite e se ne rallegrò. Era la conferma di ciò che le aveva raccontato. Giunse infine nella stanza di Asur. Anche il giovane sembrava immerso in un sonno profondo e non si accorse della sua presenza. Hesperis si avvicinò al suo viso e per qualche breve istante rimase a contemplarlo. Era bellissimo e presto sarebbe tornato da lei, l’avrebbe amata e avrebbero vissuto insieme felici. Si fece coraggio e aprì l’ampollina che Afrodite le aveva dato. Il liquido contenuto emanava un odore acre e molto forte e per un attimo la fanciulla ebbe paura. Ma il desiderio di lui era così forte che scacciò dalla sua mente ogni cattivo pensiero e verso il liquido sulle palpebre del principe. Dopodichè nascosel’ampolla nella sua veste e iniziò a correre sempre più veloce verso il giardino. Lì si liberò della bottiglietta e sempre correndo fece ritorno alla sua casa. Nel cielo ormai albeggiava. Quando arrivò nelle sue stanze trovò ad attenderla la dea della bellezza. “Hai portato a termine il tuo compito?” le chiese. La ragazza annuì. Raggiante allora Afrodite le svelò la seconda parte del piano. “Quando il sole sarà alto nel cielo e la città si sarà ormai svegliata, dirigiti con le tue ancelle al lago nel bosco con lo scopo di fare il bagno. Giunta lì allotana le ancelle chiedendo loro di raccogliere per te dei fiori con cui adornare la tua veste, immergiti nel lago e attendi. Lì verrà Asur a cercarti per confessarti tutto il suo amore.” Detto questo la dea scomparve lasciando la ragazza in preda all’euforia dell’attesa. Finalmente Asur era suo.
Quel mattino Asur si svegliò con uno strano ronzio nelle orecchie. Aveva dormito un sonno profondo, senza sogni. ma anzichè essere per questo molto riposato, avvertiva una grande stanchezza e un dolore lancinante alla testa. Si sentiva confuso e con difficoltà riuscì ad alzarsi per chiamare il suo servo. Mentre questi lo vestiva, però, il cerchio che attanagliava la sua testa si dissolse e una voce interna gli consigliò di andare a caccia nel bosco per riprendersi dal malessere mattutino. Seguì il consigliò e chiese che gli fossero portate le armi.
Una volta giunto nel bosco il mal di testa ritornò e si fece più forte. Sentì la stanchezza impossessarsi delle sue membra e i sensi venire meno. A fatica si trascinò verso il centro della foresta con l’intento di rinfrescarsi al lago che lì vi sorgeva. Giunto che fu alla radura udì una voce femminile. Si nascose dietro alcuni cespugli per osservare, non visto la figura femminile che faceva il bagno nelle acque. La donna altri non era che Hesperis in attesa del suo principe. Appena la vide, una scarica elettrica percorse il corpo di Asur. La sua mente si annebbiò e cominciò a provare il forte, bestiale, animalesco, desiderio di possedere la ragazza. Senza più alcuna remora Asur si levò dal suo nascondiglio e si diresse verso la ragazza. Hesperis vedendolo arrivare provò una gioia immensa e gli andò incontro. Ma la felicità della fanciulla si spense subito nell’accorgersi dello sguardo crudele del ragazzo. Asur pareva essere una belva in procinto di assalire la sua preda. Spaventata, la ragazza cominciò ad urlare e chiedere aiuto mentre tentava di sfuggire alle grinfie di Asur, il quale si era immerso nel lago e l’aveva ormai raggiunta. Con facilità la prese con forza ed Hesperis era ormai certa della sua fine quando qualcosa colpì la testa di Asur tramortendolo. Era una pietra lanciata da una delle ancelle di Hesperis. Queste non si erano allontanate molto dal lago perchè il comportamento di hesperis le aveva incuriosite e sospettavano un incontro galante. Quando però sentirono le urla disperate della fanciulla, accorsero in tutta fretta e videro la scena raccapricciante di Asur che ghermiva la ragazza. La più veloce scagliò una pietra contro di lui e prese da un’ira folle che mai avevano provato e che si accese in quel momento nei loro animi, assalirono il giovane. Asur dapprima cercò di resistere utilizzando tutta la sua forza, ma le ancelle erano molto ed animate da un furia simile a quelle delle arpie e ben presto ebbero la meglio. Senza accorgersene, quelle fanciulle cominciarono a strappare i suo capelli dorati, a graffiare la sua pelle delicata e aspingerlo sempre più giù sul fondo del lago. Quando si fermarono, spossate dalla loro stessa follia e sconvolte dalle loro stesse azioni, Asur era ormai morto affogato. Un grido allora si levò, sordo e disperato. Madre terra aveva saputo.
Afrodite era giunta da Madre Terra quella mattina. Fingendosi contrita e dispiaciuta, aveva raccontato alla dea che Asur e Hesperis erano stati visti nel bosco insieme. “Erano intenti in quei giochi tipici tra gli innamorati..penso tu sappia di cosa sto parlando…” disse Afrodite guardandola di sottecchi per vedere la sua reazione. Madre Terra era sconvolta. “Non è possibile..tu menti!” gridò mentre un oscro presentimento scivolava veros di lei. “Puoi non credermi” disse sprezzante Afrodite, “ma forse crederai ai tuoi occhi..sono ancora lì al lago e con molta probabilità potra coglierli con le mani…nel sacco.” e con un sorriso di scherno sulle labbra sparì. Madre Terra si diresse verso il bosco mentre una miriade di pensieri le turbinavano in mente. Non era possibilie ciò che Afrodite le aveva raccontato. Era stata sempre gelosa della loro storia e aveva voluto vendicarsi con quella malignità. Era così. Doveva essere così. Asur, il suo unico amore, mai le avrebbe procurato un tale dolore…E mentre faceva di questi pensieri il passo diventava sempre più veloce. Era ormai giunta in prossimità del bosco quando Mercurio, il messagero degli dei, le venne incontro per metterla al corrente dell’accaduto. Ma non servirono parole. Dall’espressione sul volto del dio, Madre Terra capì tutto. Si accasciò al suono e cominciò a pingere disperata. Era tutto vero. Ma sopratutto, Asur non era più con lei.
Quando la dea giunse al lago Hesperis era accanto al corpo del giovane principe. La fiamma dell’odio si accese allora in lei e si avventò su di lei. “Maledetta! La sua morte è avvenuta per causa tua. E tu non sei altrettanto degna di calpestare il suolo dove lui ha camminato.” e le scagliò contro una folgore. Fu Mercurio a salvare la giovane dalla vendetta divina. La prese in volò e la portò lontano. Una volta scesi a terra ,però, la ragazza lo supplicò di privarla della sua vita. “ormai non ha più senso vivere..non dopo quello che ho fatto” e raccontoò tutto al dio. Il liquido nella boccetta altro non era che un potente incantesino che annebbiava le menti e spingeva gli uomini a compiere azioni folli. Afrodite aveva utilizzato lei e Asur e tutti gli altri come burattini per compiere la sua vendetta. Anche le sue ancelle erano state drogate. Subito dopo la morte del principe erano rinsavite non ricordando assolutamente nulla di ciò che avevano commesso ed erano scappate via terrorizzate alla vista del corpo senza vita di Asur. “Il piano di Afrodite ha fuinzionato e la colpa è mia del tutto..avrei dovuto non fidarmi, stare attenta alle sue parole che tutti sanno non essere sincere..ma ero accecata dall’amore e dall’odio..ti prego Mercurio, messaggero divino, riferisci tutto ciò che ti ho raccontato a Madre Terra e dammi la morte perchè al mondo io non posso più stare..” Ma il dio si rifiutò. “Non avresti comunque pace e le tue pene sarebbero infinite..ma se davvero non vuoi offendere nè il mondo dei vivi con la tua presenza oltraggiosa nè quello dei morti con la tua anima infame, allora accontenterò la tua richiesta di liberazione trasformandoti in qualcosa che non appartiene a nessuno dei due mondi.” E così dicendo la trasformò in un fiore. L’Hesperis matronalis appartiene alla famiglia delle viole e veniva usata dai greci per prevenire gli effetti euforici e insani, folli e bestiali, dovuti all’alcol e al vino.
Mercurio raccontò l’intera storia a Madre Terra e come prova le portò la boccetta trovata nel giardino del Palazzo come Hesperis aveva detto. La dea, diperata decise di ricorrere all’unico essere in grado di aiutarla: Zeus. Giunta che fu sull’Olimpo prese a invocarlo. “O Zeus padre degli dei, le tue peggiori preoccupazioni si sono avverate e si che tu mi avevi ben avvertito! Afrodite però mi ha inferto un dolore troppo grande e ingiusto e per questo chiedo il tuo aiuto per avere quella giustizia negata. Mi avevi detto che non avresti potuto impedire niente di ciò che è successo e comprendo ma giungo qui ora per farti una richiesta. So che tutti i mie fratelli più volte sono ricorsi alla tua benevolenza e ti hanno fatto infinite e svariate richieste, sempre accontentate. Ed ora è giunto il mio turno e ti chiedo di essere con me misericordioso nella stessa misura in cui lo fosti con loro. Ti chiedo di restituirmi il mio amato Asur. La sua anima è prigioniera degli Inferi ma tu che sei l’onnipotente signore dell’Olimpo riuscirai con facilità a convincere tuo fratello Ade a riportarlo qui tra i vivi. E’ la mia unica richiesta, la prima che in assoluto ti faccio e ti farò e spero che tu l’accoglierai…” A quel punto Zeus le rispose. “Mia cara madre, è vero ciò che tu dici, molto spesso accolgo le richieste delle divinità e benevolo sono con la loro condotta..sappi che mi addolora saperti ferita e ingannata e ben volentieri ti aiuterei se non fosse che nulla posso contro la Morte..chi viene strappato alla vita non può farvi ritorno…” A quelle parole Madre Terra si sentì sprofondare. Decise di chiudersi con il suo dolore in un angolo remoto della terra. Le piante avvizzirono, il sole smise di riscaldare, si alzò un vento gelido e ben presto pioggia e neve ricoprirono il mondo. Gli alberi non davano più frutti e gli umoni dovettero chiudersi nelle loro case attonro al fuoco per non soccombere al gelo che era sceso su tutto.
Furono mesi lunghi e difficili tanto che le altre divinità preoccupate accorsero da Zeus per chiedere il suo intervento. “il mondo si è fermato, mio signore. Gli animali sono nascosti nelle loro tane in un sonno profondo e così anche per gli uomini. Nessuno più si diverte e fa festa.” disse Dioniso. “nessuno fa più la guerra!” disse Ares. “Nessuno più s’innamora” dissero all’unisono Afrodite e il figlio Eros. "”Proprio tu parli, o Afrodite?” urlò severo Zeus, “ Sai bene che ciò che accade ora è frutto dei tuoi inganni! E dato che il problema tu l’hai creato, tu stessa troverai una soluzione. Usa le tue arti, questa volta non per te stessa ma per il Bene di tutti..”
Afrodite capì subito cosa doveva fare. Sapeva bene che le sue grazie ammaliavano non solo gli uomini ma anche gli dei. Ares per molto tempo era stato suo amante come anche Poseidone, Efesto l’aveva voluta addirittura sposare! Sapeva inoltre che Ade, nonstante la moglie Persefone, viveva in un mondo in cui la bellezza, e ancora di più quella femminile, gli era negata. Lo avrebbe perciò sedotto e ammaliato e gli avrebbe strappato il consenso a riportare Asur tra i vivi. Indossò la sua famosa cintura d’oro che racchiudeva tutte le arti di seduzione e si recò negli Inferi. Qui Poseidone l’accolse con gioia anche se stupito. “O Cripride al tua venuta mi allieta ma al empo stesso mi confonde..mai avrei pensato che mai la tua bellezza sarebbe giunta in questo luogo tetro e orribile..” “O Ade, era arrivato il momento di portare grazia e beltà anche nel tuo regno, ché la bellezza non è giovamento solo dei vivi ma anche dei defunti…” Ade fece preparare un ricco banchetto in onore dell’ospite e questa grazie alle sue parole e al suo fascino riuscì a farlo bere oltre i limiti. Ormai ubriaco e completamente succube del suo fascino, Ade era caduto nella trappola. Afrodite si fece più seducente e avvicinandosì al dio gli disse. “So per certo che in questo periodo il tuo regno è ricco e prosperoso..per questo sono venuta: per festeggiare con te il successo e..anche azzardare una richiesta che spero tu magnanime accetterai…”. “Verissimo, grazie a questi lunghi mesi di freddo e stenti il mio regno è fiorente e rigoglioso e di qeusto me ne compiaccio e ti ringrazio per essere qui con me a rallegrarti, ma…qual è qeusta richiesta? Non avere timore ae chiedi pure. Se è nelle mie facoltà, ben volentieri ti accontenterò.” “Beh si tratta di un’anima…non so se sai di chi parlo tra le tante giunte in questo periodo..si chiama Asur…” Ade la interruppe. “So perfettamente chi è, l’amante di Madre Terra giusto? Ma non vorrai forse riportarla indietro tra i vivi? Dopo ciò che hai fatto?” “Ciò che è successo è ormai passato..la mia è una richiesta molto semplice e dato il gran numero di anime giunte in quest’ultimo periodo sicuramente per te non farà alcuna differenza..” Ade era confuso. “Non so…chi arriva qui non può tornare indietro..”. “Ne sei proprio sicuro? Già in passato hai concesso questo privilegio..Se Morfeo non si fosse voltato Euridice sarebbe tornata alla vita e all’amore. Alcesti si sacrificò per amore del marito ma Eracle riuscì lo stesso a strapparla all Morte. E infine Er che vivo fu testimone della sua stessa morte e scesa negli Inferi? Senza contare che tutto ciò lo devi anche a me, aciò che ho fatto..signore degli Inferi accontentami..in fondo Amore e Tanatos sono sempre stati tra loro intrecciati..” e detto questo la dea lo baciò. Bastò questo per convincere il dio. Ormai del tutto stregato acconsentì alla resurrezione di Asur, che sarebbe avvenuta il giorno dopo. Afrodite soddisfatta andò ad avvertire Zeus e Madre Terra.
Ma quella notte accadde qualcosa di inaspettato. Persefone, moglie di Ade, aveva visto ciò che era successo tra il consorte e Afrodite. Gelosa decise di vendicarsi. Giunta la notte Persefone affrontò il marito. Gli spiegò che la resurrezione di Asur avrebbe nuociuto al suo regno e che era stato ingannato. “Cosa credi succederà una volta che Asur tornerà tra i vivi? Lui e Madre Terra torneranno insieme, il sole riprenderà a splendere e gli uomini che moriranno saranno molti meno! Sei stato ingannato e non puoi accetare la sua richiesta!” Ade fu scosso da quelle parole. Persefone aveva detto giusto: era stato ingannato. Ma non poteva venire meno alla promessa fatta. “Ormai ho dato il mio consenso e non posso tirarmi indietro..ma forse..andrò da mio fratello Zeus..lui dovrà ascoltarmi!” e si recò sull’Olimpo. “O Zeus,” invocò Ade, “ signore e fratello, sono giunto fin qui per metterti al corrente dell’inganno di cui sono stata vittima.” Ma Zeus lo interruppe subito. “So tutto, fratello, perchè sono io che ho mandato da te Afrodite con l’intento di risolvere un problema che da tempo affligge noi e il mondo degli umani.”. “Ma fratello è forse giusto che venga penalizzato in favore vostro? Sono di noi tre fratelli, quello più sfortunato. A te toccò il cielo, a Poseidone il mare e a me, purtroppo, il regno delgi Inferi. Accettai lo stesso il dominio che il destino mi aveva assegnato e sai bene che fui ligio e responsabile e mai me ne lamentai. Ma ora mi sento tradito da voi tutti. E non posso accettarlo”. Sospirando Zeus disse: “Capisco perfettamente e non nego che la ragione sia dalla tua parte, ma come giungere a una soluzione che possa soddisfare tutti e porre fine a inganni e tradimenti?”. Ade sorrise al fratello. “Io avrei una proposta…”
Afrodite percorse in lungo in largo il pianeta alla ricerca di Madre Terra. La trovò infine, dopo un lungo peregrinare, in una caverna a ridosso dell’Oceano, alla fine del mondo. Al vederla Madre Terra le laciò uno sguardo carico d’odio. “Tu? Come osi? Vai via!” le ulrò. Afrodite non diede segno di asocltarla e le si avvicinò. “O Madre non essere in collera con me. Vengo per portarti buone notizie e appianare le divergenze. So di averti procurato molto dolore. Ma ora la cosa non riguarda più te e me, ma il pianeta intero e la sorte stessa degli uomini che tanto tu hai amato.” “Gli uomini? Ormai non provo più l’affetto passato. Ho sempre pensato nascondessero un lato oscuro ma non sapevo fino a che punto. Invidiosi e maligni, hanno sempre tramato contro me ed Asur. Hanno sperato nel tuo intervento e nessuno ha versato una lacrima per la sua morte. Non si meritavano nulla. E neanche voi meritavate nulla. Vi considero alla stregua di quegli esseri imperfetti, tu per prima.”.“Ma è arrivato il tempo di deporre le armi.” disse Afrodite, “Ho convinto Ade a riportafre Asur tra i vivi..domani tornerà da te…” A quelle parole Madre Terra si voltò a guardarla. Il suo volto traspariva gioia e incredulità. Era stupita da quel gesto. “Tu avresti fatto questo per…” La dea della bellezza rise. “Non certo per te, ma per il Bene comune..al contrario di ciò che pensi, qualcosa ci distingue dagli uomini..andiamo ora. Zeus ci attende.” E detto questo uscì dalla caverna. Madre Terra raggiante la seguì.
Giunte sull’Olimpo, le due dee trovarono Zeus in compagnia di Ade. Madre Terra capì subito che le cose non sarebbero andate come le aveva detto Afrodite. Ma anche lei sembrava ignara di ciò che stava accadendo. Quindi non l’aveva mentita…che il signore degli inferi avesse cambiato idea? Fu Zeus a rompere il silenzio che era sceo su tutti loro. “Madre Terra sono davvero contento di rivederti. So cosa ti ha riferito Afrodite e ti posso assicurare che era tutto vero fino a qualche ora fa. Non credere quindi che lei ti abbia tratto ancora in inganno. Si tratta di ben altro..” e le raccontò di cosa lui e Ade si erano detti. “Non riesco a capire” disse dopo aver ascoltato la dea detlla terra, “Ade ha sempre avuto sudditi per il suo regno…è lo scorrere stesso della vita a garantirlo. Ogni cosa che nasce muore anche. Perchè mai dovrebbe credere che il mio ricongiungersi con Asur potrebbe mai nuocerlo? Tutto tornerebbe come prima…” “Ma la vita, come tu stessa hai detto, scorre inesorabile e non torna indietro..” rispose Zeus, “e rimane sempre il fatto che Asur è morto e che oramai appartiene più a mio fratello che a te…come poter sbrogliare la matassa? Il mio non è un compito semplice, Madre…preferire te significherebbe sfavorire Ade..e come tu mi hai più volte ricordato, io devo essere imparziale tra voi tutti e concedere sia l’uno che l’altro..quindi ora basta parole inutili..la mia decisione è presa: Asur vivrà diviso tra il regno dei vivi e dei morti, trascorrendo sei mesi presso mio fratello e sei messi presso di te, Madre Terra..queste sono le mie parole e non si torna indietro..che entrambi possiate godere di ciò che vi è stato concesso..”
Madre Terra, però non fu mai soddisfatta del tutto e mai perdonò uomini e divinità. Decise quindi di attuare una sua vendetta, questa volta eterna e di monito ai posteri. Nei mesi in cui Asur avrebbe abitato negli Inferi, il sole non avrebbe mai baciato la terra, gli alberi non avrebbero mai dato i loro frutti e gli animali sarebbero caduti in un lungo sonno. La neve avrebbe ricoperto le case degli uomini, che presto dovettero imparare a coprirsi e a convivere con il freddo e il gelo. Solo il fuoco li avrebbe protetti dalle lunghe notti invernali. Ma tutti gli anni, verso la fine del sesto mese, Madre Terra, rallegrata dall’approsimarsi della venuta dle suo amante, comincia a trasformare il mondo in un posto accogliente, adatto per i suoi amori. Il sole torna a risplendere nei cieli, le foglie e i fiori iniziano a spuntare sui rami e nei prati, gli animali si svegliano ed escono dalle loro tane. La Natura si desta, gli uomini possono di nuovo godere di un clima più mite, tutto torna pian piano alla vita fino all’esplosione finale gioiosa e piena di colori. E’ il giorno in cui Asur si ricongiunge con la sua amata. Il 21 marzo. Il primo giorno di primavera.