Ringrazio ஐ*AlBaNuOvA*ஐ per questo graditissimo award..
ne sono onorata oltrechè felicissima!
Il premio mi è stato conferito con questa motivazione:
"Mi complimento x la tua sensibilità e soprattutto la capacità che hai di suscitarmi emozioni quando sfioro le tue pagine. Continua così è un bel mondo il tuo :)"
Joe era il miglior amico di Timothy, figlio maggiore della Signora Pim. In realtà erano pochi anni che viveva in quella zona ma era riuscito ad inserirsi subito e a farsi voler bene dalla gente del luogo, la quale aveva un grande rispetto nei suoi confronti nonostante le sue stranezze, a partire dalla sua riservatezza che lo aveva portato a vivere ai confini del paese, là dove iniziava il bosco fitto, dove svolgeva lavori come il boscaiolo o il guardia caccia. Il nostro primo incontro non fu dei migliori. Incuriosita dal suo stile di vita volli chiedergli subito il perchè vivesse come un eremita nel bosco. Joe mi guardò a lungo e molto attentamente prima di rispondermi. Il suo sguardo era profondo e indagatore tanto che, ad un certo punto, ne provai imbarazzo. Alla fine, soddisfatto di ciò che aveva visto nei miei occhi, mi sorrise con fare ironico e mi spiegò che lui non era amante del mare, anzi lo detestava e non riusciva a capire come alcune persone riuscissero ad affezionarsi a quella "brodaglia" portatrice di molti più problemi che giovamenti. Quella risposta mi innervosì alquanto non solo per le sue parole, che intesi subito che erano rivolte a me (tutti sapevano quanto fossi legata a quel luogo e che ogni mattina facevo lunghe passeggiate sulla spiaggia), ma anche per il modo brusco in cui mi rispose e si allontanò da me una volta proferite quelle parole. Non gli ero simpatica. E non mi sorpresi a rispondere a me stessa che neanche lui lo era per me. Trascorsì il pranzo in silenzio, sempre più irritata dalla presenza di Joe, che il caso volle far sedere di fronte a me provocando in lui un mutismo maggiore rispetto al suo solito. A nulla valsero i tentativi della mia padrona di casa di coinvolgerci nei discorsi che intanto si intrattenevano a tavola. Ad ogni mio intervento lui si mostrava sarcastico o mi rispondeva in malo modo e quando interveniva lui ero io a mostrami del tutto indifferente alle sue parole o a rispondergli irritata. Tirai un sospiro di sollievo quando il pranzo finì e potei ritornare nella mia stanza. Ero così nervosa che mi buttai sul letto e cominciai a tirar pugni al cuscino. Dopo un pò mi calmai e mi distesi sul letto. Dalla finestra giungevano le voci dei figli più piccoli della padrona che giocavano in cortile. Ad un certo punto sentii una voce maschile. Era una voce gioviale, allegra e molto dolce. Mi sorpresi quando mi accorsi che era la voce di Joe. Mi avvicinai alla finestra per sbirciare senza farmi vedere e assistetti a uno spettacolo che mi colpì profondamente. Joe era circondato dai figli piccoli della Signora Pim, che si aggrappavano alle sue spalle, gli tiravano i capelli, lo coinvolgevano nei loro giochi. Joe rideva. Rideva felice e spensierato come non avrei mai immaginato che una persona come lui, cupo e solitario, avesse mai potuto. Rimasi lì alla finestra a guardare quello spettacolo allegro e dolce allo stesso tempo. Joe era riuscito a far sedere i bambini e aveva inizato a raccontare storie di fantasmi e castelli incantati. I bambini pendevano sdalle sue labbra e anche io mi accorsi di aver ascoltato come rapita le sue storie. "Possibile che mi sia fatta un'idea del tutto sbagliata su di lui?" mi domandai. In quel momento lui alzò la testa e mi vide. per un attimo i nostri occhi si incontrarono e io provai lo stesso imbarazzo della mattina. I suoi occhi erano magnetici e non riuscii a distaccare lo sguardo da loro fino a che Joe fece qualcosa che non mi sarei mai aspettata. Tirò fuori la lingua e mi fece una smorfia, abbozzò un sorriso e tornò ai suoi racconti. "Che tipo strano!" pensai e mi allontanai dalla finestra.
La mia vita procedeva tranquilla quando una fredda mattina di febbraio giunse alla locanda il borgomastro. "Ho delle buonissime notizie per te!" mi disse sorridendomi. Mi spiegò che, dopo tanti anni di proteste e richieste fatte al ministero dell'istruzione, finalmente era stato concesso al paese di aprire una scuola elementare evitando così ai bambini di doversi alzare all'alba per poter prendere la corriera per il paese vicino, il luogo più prossimo dove ci fosse una scuola, come avevano fatto finora.. L'unica condizione era che fosse il borgomastro ad occuparsi di trovare un'insegnante per la scuola. "Ho subito pensato a voi. So chi siete e qual è la vostra formazione e quindi vi propongo un posto che meglio le si addicve rispetto al lavoro che svolgete voi. Accettate la mia proposta?". Io naturalmente non potevo rifiutare. Era tutto ciò che volevo, anche perchè, nonostante la genitlezza della Signora Gordon, padrona della locanda, ero stufa di servire ai tavoli. Risposi quindi di si alla proposta. Il borgomastro mi spiegò che avrei potuto prendere il mio posto solo il settembre successivo, perchè era necessario dapprima ristrutturare la vecchia scuola, rimasta chiusa per anni, e la casetta destinata alla maestra. "E' una casetta piccola, ma sono sicuro che voi vi troverete bene e saprete renderla graziosa. Inoltre è proprio vicino alla spiaggia che voi amate tanto!" Non potei esserne più felice, era più di quanto avessi immaginato! Il borgomastro si congedò dicendomi che i lavori di ristrutturazione sarebbero cominciati all'inizio del mese di marzo. Corsi a riferire la notizia alla signora Gordon che ne fu entusiasta e mi diede un giorno di libertà per festeggiare. Lo dissi anche alla signora Pim, in modo che così avesse tempo di trovare un'altra fittavola entro settembre, e lei ne fu felicissima e pianse anche un pò, mi disse per la felicità ma anche perchè si dispiaceva di perdere la mia compagnia.
Quando seppi che i lavori erano effettivamente iniziati, non potei resistere alla tentazione di vedere come stavano procedendo. E lì ebbi una sorpresa. La scuola si trovava al termine di una strada che finiva con una larga curva, dietro la quale si ergeva l'edificio. Man mano che avanzavo cominciai a sentire le vosi degli operai ma più di tutte mi interessava una di esse, che credevo di aver riconosciuto. Alla curva non ebbi più dubbi: era la voce di Joe. Questa scoperta mi lasciò turbata. Non vedevo Joe dal pranzo a casa della signora Pim, sebbene sapessi che lui continuava a frequentare la famiglia e Timothy. Ma avevo cercato in tutti i modi di evitarlo. Il ricordo dell'imbarazzo provato con lui mi impediva di rivederlo. Ora avrei dovuto vederlo e perfino parlarci. Inizialmente ebbi la tentazione di ritornare indietro ma un insolito coraggio mi prese e mi dissi "Che importa? Dopotutto questa è la mia scuola, ho l'obbligo di controllare l'andamento dei lavori e non mi farò certo intimidire da quel maleducato!" Così pensando, svoltai la curva e mi diressi fino alla scuola. Gli operai lavoravano alacramente. Conoscevo diversi si loro e questi, non appena mi videro, presero a salutarmi e a parlare con me raccontandomi dei lavori. Non appena Joe si accorse della mia presenza venne verso di me e con il suo fare un pò burbero mi disse: "Spiacente signorina maestra, ma lei non può stare qui. Troppo pericoloso per voi, senza contare che sporchereste il vostro bel vestito. Inoltre mi distrae gli operai e questo rallenta solo i lavori. Non voglio certo lasciarla senza casa..." e mi sorrise sornione. Non sopportavo che mi si dessero ordini e inoltre non ero il tipo da preoccuparsi che ci fosse un granello di polvere sulla mia gonna e così gli risposi altrettanto bruscamente: "Mi dispiace doverla contraddire, ma non credo andrò via subito. Essendo la mia scuola e la mia casa è giusto che io controlli come procedono i lavori. Quindi se non le dispiace resterò ancora un pò e molto probabilmente tornerò tutti i giorni fino alla fine dei lavori." Joe mi lanciò un sorriso amaro e si diresse verso gli operai. Da quell'incontro non ci fu giorno in cui mancai il nostro appuntamento. Ogni mattina facevo una passeggiata fino al cantiere, osservavo i lavori (senza pur capire del tutto ciò che stavano facendo), chiacchiaeravo con gli operai e immaginavo la mia scuola. Inizialmente Joe si mostrava molto brusco con me e a stento mi salutava, era molto innervosito della mia presenza. Poi pian piano si ammorbidì, iniziò a spiegarmi il procedimento dei lavori, il loro andamento per poi espandere i nostri discorsi verso altri argomenti. Parlammo delle nostre vite, le nostre orgini, del perchè fossimo capitati in quel piccolo paese sulla costa. Gli raccontai la mia storia, i miei anni in collegio, le notti insonni passate a chiedermi chi fossero i miei genitori e perchè mi avessero abbandonato e lo strano legame che sentivo per quel posto, motivo per cui mi ero trasferita lì appena uscita dall'orfanotrofio. Lui invece mi raccontò che i suoi genitori erano morti quando era piccolo e che era stato cresciuto dalla nonna materna. Quando la nonna morì fu necessario per lui trovare un lavoro per poter sbarcare il lunario. Viaggiò per tutto il paese facendo i lavori più svariati, fino a giungere lì sulla costa dove aveva trovato di nuovo del calore umano, il conforto di amici come la famiglia Pym e brava gente che lo rispettava e non lo considerava un derelitto della società. Alla fine del suo racconto gli chiesi ancora come mai odiasse tanto il mare visto che proprio lì aveva trovato la serenità. A quella domanda Joe si rabbugliò e mi chiese, nel suo consueto modo brusco che usava quando qualcosa lo innervosiva, di non fargli mai più quella domanda perchè rievocava momenti dolorosi della sua esistenza. Glielo promisi, perchè avevo percepito che Joe portava dentro di sè un dolore profondo e mi ero troppo affezionata a lui per voler che lui si rattristasse. Non tornammo più sull'argomento.
La scuola e la mia casa stavano per essere completate e io e Joe ormai pèotevamo considerarci amici a tutti gli effetti. Ormai al mio arrivo al cantiere venivo sempre accolta dal suo dolce sorriso, quello stesso sorriso che gli avevo visto solo quel giorno mentre giocava con i figli della signora Pym. Era un sorriso bellissimo, di quelli che scaldano il cuore. Quando i lavori terminarono si offrì di aiutarmi a sistemare la mia casetta, a trasportare i mie pacchi e pacchetti dalla casa della signora Pym alla mia nuova dimora. Quando a sera la casa sembrò aver assunto un certo ordine, gli chiesi se volesse rimanere a cena, in modo che potessi ripagarlo del suo aiuto. Disse di si. Fu una bella serata. Ormai sparita ogni reticenza, Joe si mostrò per quello che era. Gli piaceva ridere, scherzare, parlare, raccontare storie. Aveva letto moltissimi libri ed era un piacere parlare con lui di letteratura e dei mie autori preferiti, che scoprii essere anche i suoi. Amava la musica e mi chiese di suonargli qualche brano al pianoforte. Cominciai a suonare una melodia molto dolce, un brano che mi aveva insegnato la mia maestra di musica, quella a cui più ero affezionata, che parlava di un amore dolce quanto triste, dove i due amanti stavano per essere separati da una tempesta in mare, eppure continuavano a giurrsi amore eterno. Stavo suonando ormai persa nei miei pensieri quando mi accorsi che Joe si era seduto accanto a me e aveva cominciato a suonare anche lui il brano. Suonammo insieme per un pò fino a che le nostre mani non si incontrarono. Smettemmo di suonare e ci guardammo negli occhi. Gli occhi di Joe erano profodi e scuri come l'oceano di notte ed ebbi il desiderio di tuffarmici dentro. Lentamente si avvicinò e mi baciò. Un lieve sfiorarsi di labbra, un piccolo dolce bacio che riscaldò i nostri cuori, i cuori di due anime sole al mondo che si erano trovate. Al termine del bacio Joe mi guardava imbarazzato e i suoi occhi sembravano quelli di un bambino che aveva appena commesso una birbonata. Mi sorrise dolcemente, mi baciò ancora e uscì di casa senza che io potessi fermarlo. Lo rincorsi fino all'uscio e gli gridai, anche un pò indispettita per essere stata lasciata lì sul più bello: "ehi dove vai?" lui si voltò, rise e mi disse " Signorina maestra, lei domani deve aprire la scuola e non credo sia il caso che lei stasera faccia troppo tardi per causa mia...riposi...ci vedremo domani sicuramente..dolce notte!" E andò via ancora ridendo. "Che tipaccio!" pensai, anche io ridendo, e andai a dormire felice.
Erano passati alcuni mesi da quando mi ero trasferita nella mia casetta quando successe qualcosa di inaspettato. Joe era appena andato via dopo aver passato la serata con me. Quegli incontri serali erano ormai diventati per noi un appuntamento fisso e il momento più atteso e bello della nostra giornata. Stavamo bene insieme, io e Joe. Ma come tutte le cose belle, anche le nostre serate giungevano presto al termine, nonostante io avrei voluto tanto che Joe restasse con me, lì nella mia casetta. lo volevo sempre con me. Quella sera più che mai. Era stata una giornata uggiosa e sentivo dentro di me un inquietudine che con il calar del sole si era accresciuta. Non so perchè ma avevo cattivi presentimenti nel cuore a cui però non sapevo dare un nome. Chiesi a Joe di rimanere ancora un pò con me e lui acconsentì. Rimase con me fino a che io non mi addormentai esausta per il lavoro giornaliero. Joe mi rimboccò le coperte e uscì silenziosamente dalla stanza. Fu allora che feci quel sogno. Sognai di essere in un palazzo, bianco come la porcellana, dalle volte altissime, le tende alle finestre di broccato azzurro con rifiniture in oro. "E' il palazzo di un re!" mi dissi girovagando per le enormi e bellissime stanze e i maestosi corridoi di quel palazzo. Mi sentivo strana, come se non fossi nel mio corpo. Uno specchio appesso in uno dei corridoi mi svelò il perchè. Ero nel corpo di una bambina. Ero nel mio corpo da bambina. Perchè quella ero io a quattro o cinque anni. "Esattamente l'età che avevo quando mi ritrovarono sulla spiaggia". Ero riccamente vestita e con un acconciatura molto curata. Ero una vera e propria principessa. Ero ancora intenta ad ammirarmi nello specchio, incredula di ciò che i miei occhi riflettevano, quando all'improvviso ci fu un boato e la terra cominciò a tremare. Voci e urla da tutte le parti, sentii passi affrettati raggiungermi. "Eccovi qui! Presto bisogna fuggire! Il palazzo sta per crollare! Mi dia la mano! Presto" mi disse una donna dall'aria molto dolce, nonostante il terrore che le leggevo negli occhi. Non sapevo chi fosse, ma avevo già sentito la tua voce, sentivo di conoscerla e la sua aria amorevole mi diede coraggio ad accettare il suo aiuto. Le presi la mano e cominciammo a correre fino a raggiugnere l'esterno del palazzo. Fu così che vidi una delle più belle città che abbia mai visto. Era magnifica, superba nella sua bellezza e non aveva perso niente del suo splendore in quei momenti di terrore, dove il terremoto stava provocando ferite profonde nelle sue mura e la gente fuggiva in ogni angolo cercando un riparo. La donna che mi aveva soccorso mi condusse verso il porto dove c'erano diverse navi pronte a salpare. Su di una di esse scorsi due persone che subito mi parveo familiari. Erano un uomo e una donna, molto belli e finemente vestiti. I loro volti, simili a quelli degli dei, erano oscurati dalla preocuppazione. Stavano cercando qualcuno tra la folla e quando scorsero me e la donna che mi accompagnava ci fecero segno di raggiungerli. Stavamo per raggiungere la nave quando ci fu una nuova scossa di terremoto, questa volta molto più forte di quelle precedenti. Tra la folla scoppiò un urlo di terrore e fu il delirio. La gente si accalcava verso il porto, cercando di salire sulle poche navi che c'erano, non sufficienti per portare in salvo tutti. Io e la donna con me eravano spinte da ogni lato e la nave sembrava sempre più lontana. Cominciai ad avere paura. All'improvviso un gruppo di persone ci urtò facendomi cadere. Quando mi rialzai la donna non c'era più. La vidi ormai lontana, completamente travolta dalla folla, che mi cercava disperatamente. Cercai di raggiungerla quando un rumore terrificante mi raggelò. La nave su cui erano l'uomo e la donna si spezzò in due. Ero rimasta come paralizzata a quella vista quando all'improvviso mi ritrovai in mare, spinta probabilmente dalla folla impazzita, travolta da onde gigantesche che si susseguivano una dietro l'altra. Di fronte a me intanto si stava svolgendo uno spettacolo terribile. La nave spezzata in due si stava allontanando spinta dalle onde e buona parte di essa era ormai sott'acqua. Scorsi le due persone che sentivo appartenermi, che sentivo fossero a me così care, tenersi aggrappate una all'altra in attesa di qualcosa di terribile. Ora era tutto chiaro. Senza che me ne accorgessi, scoppiai in lacrime e mentre cercavo di vincere le onde che volevano trascinarmi giù, cominciai a gridare: "Mamma, mamma! Papà!", sempre più forte, sempre più disperatamente. E all'improvviso mi sentii debole, tanto debole e decisi di arrendermi all'oceano. Buio.
La sfida consiste nel leggere un libro per ogni lettera che compone il nome del proprio:
fidanzato/a, marito/moglie o cotta assurda! XD
Il periodo di lettura va dal 14 settembre al 14 febbraio.
Alla fine, segnaliamo quello che più di tutti ci ha richiamato immagini o emozioni legate ai nostri "amori".
La mia lista
Memoria delle mie puttane tristi, G. Garcia Marquez xlettox Amrita, B. Yoshimoto Ritratto in seppia, I. Allende Che tu sia per me il coltello, D. Grossman Ogni cosa è illuminata, J. Safran Foer
17/09: iniziato Memoria delle mie puttane tristi
22/09: Terminato Memoria...
29/09: Inizio Che tu sia per me il coltello
Altra sfida:
La Sfida dei curiosi
La sfida consiste nell'individuare in una libreria (fonte) di un amico, vicino, sconosciuto, 3 libri a "4 stelle", possibilmente commentati. Le liste vanno postate entro il 15 settembre, data di inizio della sfida, che si concluderà il 31 dicembre. La finalità è quella di confrontare i commenti dei partecipanti con quelli della libreria "fonte", da cui sono stati presi i libri, o se questo non fosse possibile, cercare comunque di approfondire i diversi punti di vista.
La mia Lista:
Il giocatore, Fëdor M. Dostoevskij
Occhio di gatto, Margaret Atwood Signori bambini, Daniel Pennac
1/10---> Iniziato Occhio di Gatto di M. Atwood
Per il momento ho tremila cose da fare, ma spero tanto di cominciare a leggere questi libri
appassionati alla lettura e anke ossessionati dai libri!
In questa simpaticissima community si svolgono diverse sfide letterarie
che altro fine non hanno se non invogliarti alla lettura
e funziona dal momento che io, che in quest'ultimo anno avevo un pò perso il ritmo,
ho recuperato la mia media...
Ho deciso di sponsorizzarlo anke io,
casomai qualcuno di voi, topo da biblioteca come me,
voglia partecipare ed entrarne a far parte.
Partecipo a:
La sfida dei "mini"
La sfida consiste nel leggere 10 libri "mini"
vale a dire con max 200 pagine,
in un arco di tempo che va dal 10 settembre al 10 dicembre
La mia lista di titoli per la sfida è questa:
1) D.Pennac,La lunga notte del dottor Galvan (77)xlettox 2) G. Orwell, La Fattoria degli Animali (115) 3) G. Garcia Marquez, Cronaca di una morte annunciata (89) 4) A. Baricco, Novecento (64)xlettox 5) S. Benni, Il bar sotto il mare (198) 6) S. Beckett, Aspettando Godot (115)xlettox 7) T. Capote, Colazione da Tiffany (128) 8) F. Dostoevskij, Il Sosia (193) 9) L. Sepulveda, Historias marginales (180) xlettox 10) G. Scalzo, Non andartene senza avvisarmi (160)
17/09---> Terminato Historias Marginales" di L. Sepulveda
18/09---> Terminato Novecento di Baricco
01/10----> Terminato La lunga notte del dottor Galvan di Pennac